Continuano gli interventi musicali della trasmissione televisiva L’Infedele condotta da Gad Lerner in onda ogni Lunedì alle 21.10 su LA7.
Ospite di questa nuova puntata sarà Luisa Prandina, Prima Arpa del Teatro alla Scala di Milano, che, assieme al Primo Fagotto Gabriele Screpis, proporrà musiche di Donizetti ("Una furtiva lagrima" per arpa e fagotto), Salzedo (Tema e Variazioni) e Haendel (Allegro dal Concerto per arpa).
Salutata dal pubblico e dalla critica come "meraviglia di eleganza ed energia" (Nice Martin), Luisa Prandina oggi può considerarsi tra le più apprezzate arpiste della nuova generazione italiana. Proveniente didatticamente dalla storica scuola di Luciana Chierici, Maria Oliva de Poli, Marisa Robles ed ispiratasi a somme figure del passato quali Lily Laskine, Nicanor Zabaleta e Cicognari portavoci di una coltura del suono pieno, mai volgarmente strappato e sempre presente e molto articolato, la Prandina fa tesoro di queste preziose eredità nelle sue interpretazioni che entusiasmano a tal punto da renderla "dominatrice della Scala" come spesso è stata definita dalla stampa locale. Suono e personalità travolgenti dunque, un patrimonio artistico che forse oggigiorno si tende un pò a trascurare data l’incessante ricerca di una perfezione tecnica che spesso meccanizza e standardizza asettiche esecuzioni delle quali, alla fin fine, non può che rimanerci un blando ricordo.
Non è questo il caso di Prandina e Screpis; intelligenza tecnica e sensibilità artistica li hanno portati a guardare con spirito analitico e apertura mentale alle esperienze didattiche estere che talvolta superano, per vari motivi (anche organizzativo-politici), quelle nostrane, ma pur sempre preservando le peculiarità sonore della loro ricerca. E’ difatti tipica dei musicisti italiani la cantabilità lirica oltretutto intrinseca del nostro carattere latino e della nostra cultura. Entrando, ad esempio, in un Teatro come la Scala la prima cosa che colpirà l’ascoltatore sarà il caratteristico suono perlaceo, quella dizione delle note simile alla verbalizzazione delle parole, in sostanza un avvicinamento sonoro al "belcanto" della nostra tradizione melodrammatica, fonte ispiratrice per la cura del suono e del fraseggio. D’altra parte la cultura umanistica e teatrale insegnano quanta iterazione ci sia tra sviluppo prosaico e musicale (includendo anche la prassi esecutiva) che molto spesso possono influenzarsi a vicenda o carpire elementi e contaminazioni (basti pensare ad esempio a come sia comune l’impatto emotivo della potenza verbale e di quella sonora; una parola, così come un suono, acquista significato all’interno della frase, del respiro o accento che si pone, diviene o meno dimostrativa ed assurge a valenza ritmica e dunque musicale, etc. Ciò è tanto presente nei melodrammi di Verdi quanto nelle rappresentazioni di Pirandello. O ancora si potrà pensare ai parallelismi trasversali "internazionali" presenti all’interno di un intreccio quale quello de "Miles Gloriosus" di Plauto che tanto ispirò geni teatrali quali Marivaux nelle sue "Furberie di Scapino" e Mozart in "Il Ratto dal Serraglio"… Questo solo per citare alcuni autori).
In definitiva il made in Italy, a quanto pare, non esclude certamente i nostri bagagli culturali e musicali costanti evergreen del fashion internazionale… Potrebbe forse essere una lezione in vista dei programmi da adottare sui tagli economici?

 

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