Quella di ieri, 26 aprile ’12 , è stata una giornata che molti non dimenticheranno, una data importante che ha coinciso con la “giornata mondiale degli animali” vissuta e culminata nel Bresciano, a Montichiari, con una manifestazione contro il lager di Green Hill, un centro purtroppo noto per la vivisezione perpetrata da anni contro degli innocenti cani beagle.
Cosa è Green Hill ormai è risaputo, ufficialmente un centro di sperimentazione dove sono “ospiti” (un eufemismo) cani beagle che, nella loro riproduzione sono poi usati, o meglio massacrati, per testare sperimentazioni cosmetiche ed in parte farmaceutiche.
Insignificante che siano cuccioli o gestanti, il fine è quello di utilizzarli, proprio per la loro docilità, in test di laboratorio che in gergo nudo e crudo si chiama VIVISEZIONE.
In un paese che si reputa civile questa tecnica di sperimentazione non tiene minimamente conto dei diritti degli animali, qui non si tratta di essere o meno animalisti, ma di veder calpestare con immane violenza chi non ha possibilità di difendersi , una loro tortura sino alla morte più atroce, ma non si venga ad affermare in nome del progresso o del nostro benessere.
Veniamo alla giornata di ieri, vissuta convulsamente, partita con un corteo di un migliaio di manifestanti con lo scopo di chiedere pubblicamente, ed in maniera pacifica, la chiusura della struttura e la liberazione di tutti i 2.500 cani presenti nel lager. La battaglia, anche legale, già ripresa più volte dai media, non ultimo con servizi sul campo dei colleghi di Striscia la Notizia, è quasi all’epilogo, si attende una decisione governativa, ottemperando a disposizioni comunitarie europee, ma visti i tempi della delibera, e gli interessi economici sottostanti , si tende a spingere una sua risoluzione anche con manifestazioni mirate che tendono a non far cadere l’attenzione dell’opinione pubblica su un problema che purtroppo persiste con continuità.
Qualcosa è però sfuggito al controllo degli organizzatori, il collettivo occupy green hill e fermate green hill. Mentre un forse eccessivo presidio di polizia e carabinieri, per una manifestazione dichiaratamente pacifica, ha isolato l’ingresso, un piccolo drappello di animalisti ha sfondato reti spinate metalliche entrando nella struttura e liberando con il loro blitz 30 cuccioli destinati al macello. Ovazioni della folla, pianti di gioia, e slogan contro la proprietà della struttura hanno fatto da eco a cariche delle forze dell’ordine contro i manifestanti con il risultato di qualche contuso e 12 arresti con l’imputazione di violazione di domicilio, furto, e altri minori reati. Laconico, ma anche molto realistico il comunicato rilasciato da Roberta Ghezzi, portavoce di occupy green hill, “nessuno dei nostri ha partecipato al blitz, non ne sapevamo nulla, ma francamente hanno fatto bene, è ora che la gente si renda conto della estrema gravità di questa situazione”.
A dover di cronaca, ma non avremmo mai voluto essere così precisi, sono emersi dei dettagli raccapriccianti proprio relativamente ai cuccioli “trafugati” dalla struttura, alcuni di loro con le corde vocali recise ed altri che presentavano delle saturazioni a testimonianza, qualora ce ne fosse ancora bisogno, della crudeltà e delle torture che sono consuetudini a Green Hill. Meglio sarebbe denominarla “Red hill” se non altro per il sangue che macchia questo lembo di terra Bresciana.
Pur sottolineando che anche alcuni politici hanno preso a cuore il problema, come l’ex ministro Michela Brambilla che a nome della federazione dei diritti degli animali e dell’ambiente ha caldeggiato presso i senatori l’approvazione della legge che vieti l’allevamento in Italia di animali destinati alla sperimentazione, o meglio vivisezione, la decisione passa attraverso la regione Lombardia che attende, per agire, una legge nazionale.
Quasi uno scarico di responsabilità, anziché assumersele con una unica decisione, chiudere il lager di Montichiari e vietare ogni tipo di manipolazione sugli animali.
Ogni ritardo è la vita di un cucciolo spezzata che dovrebbe pesare se non sulla morale politica, almeno sulla loro coscienza di uomo. Di parole se ne sono dette tante, troppe, ora servono solo fatti e la manifestazione di ieri, in una giornata dedicata agli animali che è stata celebrata in tutto il mondo, è stata un’occasione per dire proprio ai nostri governanti di essere anche “esseri umani” che non possono e non devono dimenticarsi dei diritti di chi non ha la parola per potersi difendere.

Massimo Passera

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