All’inizio dell’estate 2008, nel corso di una conferenza,mi venne chiesto di esprimere un parere su quella che per noi era, tra le Regioni italiane, la più qualificata per attrarre i grandi flussi turistici verso le località marine.

La domanda mi ha lasciato perplesso; negli ultimi 28 anni il mio Gruppo ha percorso le strade d’Italia per oltre un milione di chilometri allo scopo di descriverne le immense potenzialità turistiche, ma non mi è mai venuto in mente di stilare una graduatoria tra le singole Regioni.
Comunque era necessario rispondere. Dopo una breve riflessione, la risposta è stata: “la Calabria.”
Questa Regione dispone infatti di oltre 700 chilometri di splendidi litorali, ha normalmente un basso livello d’inquinamento urbano e quasi nullo quello industriale, gode di un clima invidiabile che consente la balneazione per quasi 5 mesi/anno, ha un entroterra poco urbanizzato, collinare o montuoso, ideale per avere, nelle giornate afose,la possibilità di un refrigerio. Per ultimo “mirabile dictu” le sue spiagge hanno un indice di affollamento generalmente irrisorio.
Proprio questa caratteristica ci lascia perplessi: Perché?
I motivi sono vari e alcuni poco convincenti.
Il primo, il più “gettonato” è la lontananza dai confini alpini e dalla parte più popolosa (e ricca) dell’Italia. Ciò è vero solo parzialmente, riguardando solo le ferie di piccola durata. La Calabria infatti è raggiungibile tramite l’ottima A 14 (e successiva E 90) e dalla malconcia, ma sempre utilizzabile A 3. Entrambe dispongono di Motel per la sosta. I collegamenti ferroviari sono migliorati, mentre l’endemica carenza di strutture aeroportuali, rende carente lo spostamento aereo-
A parte quest’ultima penuria, la Regione è pienamente accessibile, ma le statistiche riportano che la stagione turistica estiva in Calabria è la più corta in Italia e che i centri balneari, a parte qualche eccezione, raggiungono l’agognato “pienone” solo a ferragosto-
E allora? A nostro parere la causa della debacle turistica non è tanto nello spauracchio della “ndrangheta” (ovviamente fattore altamente negativo) ma è principalmente causata dalla carenza di spirito imprenditoriale pienamente presente altrove, in località assai meno dotate dalla natura.
Sarebbe sufficiente citare, a titolo d’esempio, la costiera romagnola, dove il mare, l’amarissimo Adriatico, è più freddo nonostante i bassi fondali e il clima,, anche quando non tira la bora, è assai meno clemente. Inoltre, normalmente chi va in villeggiatura al mare non intende vivere in clausura; la vacanza è anche sinonimo di svago e divertimento e la Romagna, offrendolo a iosa, fa dimenticare ai propri ospiti le carenze climatiche e con un intelligente spirito imprenditoriale raggiunge ogni anno sempre maggiori e allettanti traguardi-
E’ questo che gli Operatori turistici calabresi dovrebbero imparare a attuare, ricordandosi di avere a propria disposizione un’eccellente materia prima.
Una volta, conversando con un imprenditore su tale stato di fatto (che lui contestava, affermando che le bellezze calabresi erano sufficienti) alla fine gli chiesi: 2MA Lei preferirebbe che Le servissero una splendida aragosta, ma malcotta e insipida o preferirebbe un modest piatto di patate ma condito e a giusto punto di cotture? –
Questa la risposta: “A me non piace l’aragosta!”
No comment!

Umberto Granati
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