Normalmente ritengo di avere i piedi per terra e non sono solito montarmi la testa, però l’articolo sulla Calabria mi ha gratificato per un coro di proteste, diametralmente opposte. Il che significa, secondo l’assioma che in medio stat virtus: “ciò che ho asserito non è sballato”.

I calabresi si sono offesi, per l’asserzione che gli operatori della regione dovrebbero darsi una mossa e inoltre per l’accenno alla “ndrangheta”, reputata evidentemente una mia invenzione. Gli anticalabresi, convinti che la Calabria sia una terra deserta, mi hanno perdonato, ma solo perché difendo la mia terra natia.
Cominciamo dall’ultimo. Nessuno di noi tre è calabrese. Io sono umbro, Luciana e Roberto sono romani; inoltre abbiamo abitato negli ultimi 50 anni tra la Toscana e il Veneto. Però abbiamo percorso le strade d’Italia per lungo e per largo allo scopo di descriverne le bellezze, ma anche per biasimare quanto era, a nostro parere, criticabile e riportando il frutto del nostro lavoro in centinaia di articoli e in una ventina di Guide Turistiche.
Nel testo “L’enigma della Calabria” non sono stato quindi spinto da partigianeria positiva o negativa, ma ho solamente espresso una personale valutazione di quanto, in tre persone, avevamo appurato in 30 anni di ricognizioni nelle nostre regioni. Confermo pertanto quanto detto nell’articolo. A mio parere le coste calabresi hanno una serie di caratteristiche positive che farebbero primeggiare la Calabria tra le Regioni “marinare” italiane, ma non ho alcuna remora ad affermare che gli Operatori turistici e gli Amministratori locali non l’hanno valorizzata, come, ad esempio, hanno saputo fare i loro omologhi romagnoli (e non sono neppure romagnolo). Per quanto riguarda il fenomeno della ndrangheta, non si tratta certamente di una mia allucinazione!
E, mi auguro, “de hoc satis”.
Una risposta a parte la merita il Signor Giovenali di Firenze, il quale, affermando di concordare sul giudizio positivo concernente le bellezze delle coste calabresi, asserisce però che la Regione sia praticamente priva di opere d’arte. Contestiamo tale affermazione, anche ammettendo che in questo campo la Calabria non brilli tra le Regioni italiane.

Consultando infatti la nostra “Guida Musei e Monumenti d’Italia “ in corso di pubblicazione, in Calabria abbiamo rilevato, tra l’altro:
– 79 siti o soggetti archeologici;
– 77 monumenti pregevoli;
– 69 musei vari;
– 28 castelli,
– 23 borghi storici;
oltre ad altre 150 opere d’arte da noi visitate.
In questo campo la Calabria non è certamente la Regione più dotata d’Italia, ma, almeno noi concordemente, riteniamo che molte altre opere d’arte o di alto pregio non siano debitamente valorizzate e pertanto ci siano sfuggite.

Umberto Granati

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