L’ intervista esclusiva sul tema della criminalità organizzata a danno del nostro patrimonio culturale nasce dal dato oggettivo che i traffici illeciti di beni culturali risultano essere un traffico molto fruttifero, tanto da ritenersi al secondo posto dopo droga ed armi. A tal proposito infatti ho avuto il piacere di intervistare due professionisti accreditati con esperienza pluridecennale in ambito di archeologia giudiziaria e crimini contro il patrimonio culturale.
Ho avuto il piacere di conoscere ed intervistare la Dr.ssa Daniela Rizzo: archeologa, Funzionario Direttivo del MiBACT. Oltre agli incarichi sul territorio dal 1984 si è occupata del contrasto agli scavi clandestini al traffico illecito di materiale archeologico come responsabile dell’ ufficio Sequestri e Scavi Clandestini divenuto, poi, Servizio Controllo Circolazione dei Beni Archeologici della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Etruria Meridionale. Dal 1990 collabora con diversi Tribunali territoriali e con la Procura della Repubblica di Roma, per la quale ha svolto quasi ininterrottamente il ruolo di Consulente per indagini in Italia e all’estero, volte al contrasto del traffico illecito e al recupero del materiale esportato illecitamente. Dal 2006 ha fatto parte del Comitato per il Recupero delle Opere d’Arte all’Estero istituito presso il MiBACT ed ha partecipato alle trattative con i musei americani per la restituzione dei materiali acquisiti illecitamente.
Affiancata dal Dr. Maurizio Pellegrini: già Funzionario del Ministero per i Beni e le Attività Culturali dal 1980 ed Archeologo Direttore presso la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Etruria Meridionale – Ufficio Sequestri e Scavi Clandestini, ha partecipato a numerosi scavi e ricerche archeologiche in Italia e all’estero. Ha condotto numerose attività di contrasto ai traffici illeciti di reperti archeologici, come Collaboratore dell’Ufficio Circolazione Beni della Soprintendenza, Consulente della Procura di Roma e delle Forze dell’Ordine in particolare del Comando Tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri e del Nucleo di Polizia Tributaria, Gruppo Tutela del Patrimonio, della Guardia di Finanza, in operazioni che hanno portato al recupero e alla restituzione di innumerevoli reperti archeologici illecitamente trafugati in Italia.
Ringraziando anticipatamente i miei ospiti per la disponibilità offertami, ho voluto rivolgere ad entrambi delle domande per avere una visione ed una comprensione quanto più lineare e limpida del tema.
La prima domanda è stata: “quanto è importante conoscere, valorizzare e rendere fruibile il nostro patrimonio culturale?”
Entrambi dichiarano: “ la conoscenza e la fruizione dei Beni Culturali risulta essere un elemento determinante per il traffico illecito dei beni. Si deve tenere a mente che moltissimi territori, come l’ Etruria e la Puglia, a partire dall’Ottocento, sono stati territori particolarmente bersagliati e devastati da scavi clandestini. Questo perché gli scavi clandestini “nascono e proliferano” parallelamente con la nascita e lo sviluppo del collezionismo. Tutto ciò è avvenuto perché all’aumentare della richiesta di materiale ne corrisponde un aumento dell’offerta attraverso l’intensa attività di scavo clandestino. A tutto ciò però possiamo ricorrere a rimedio. Come? Rendendo fruibili le aree archeologiche, le quali inevitabilmente faranno da freno all’attività clandestina. È dato di fatto che la conoscenza porta ad avere rispetto di ciò che si possiede; quindi più si conosce il nostro patrimonio culturale più si avrà rispetto dello stesso.”
Ribadisce il Dr. Pellegrini: “ la conoscenza del patrimonio culturale è importantissima soprattutto per le nuove generazioni perché saranno loro le leve del domani. La conoscenza in modo assolutamente naturale crea quell’ affezione tale da far nascere in ognuno quel rispetto di tutela del bene comune.”
– “La vostra esperienza nei grandi processi contro queste grandi organizzazioni a tutela del Patrimonio, quanto ha influito sul vostro lavoro di tutti i giorni?”
“Il nostro lavoro – precisa la Dr.ssa Rizzo- non ha influito minimamente con il lavoro giudiziario svolto per la Procura della Repubblica. Sono stati due filoni paralleli di procedere con la tutela del patrimonio culturale, i quali non si sono mai intaccati uno con l’altro ma, crediamo, sono stati svolti in modo egregio entrambi.”
– “il problema dei traffici illeciti di beni culturali è stato da sempre sottovalutato. Oggi però, a fronte dei maxi processi Medici e Becchina, cos’è cambiato e cosa ancora bisogna fare?”
“ è doveroso fare una premessa- aggiunge la Rizzo – bisogna dire che in tempi pregressi vi era poca sensibilità all’interno del Ministero; erano gli anni in cui ogni funzionario lavorava egregiamente ma senza aver minima relazione con gli altri funzionari; a questo naturalmente si affiancava la poca conoscenza delle problematiche che ogni funzionario doveva affrontare relativo ad ogni sequestro. Successivamente dalla lungimiranza al problema, la Dr.ssa Pelagatti istituì L’ ufficio Sequestri e Scavi Clandestini, che si sarebbe occupato di tutti i sequestri che avvenivano nell’ambito dell’ Etruria, mettendo alla direzione proprio me. Detto questo, dalla mia esperienza ho potuto apprendere che dev’essere fondamentale la risposta forte da parte delle istituzioni. Come? Naturalmente per noi funzionari, indipendentemente dall’essere periti o consulenti di parte o meno, presenziare ad ogni passaggio in tribunale per quanto riguarda i sequestri è molto importante perché bisogna far capire ad ogni Giudice, ad ogni Magistrato che la parte lesa e soprattutto lo Stato è presente a reclamare i propri diritti a seguito di quel determinato sequestro. Seconda cosa importante è quella di cercare sempre l’affidamento del materiale in sequestro, anche nei casi di assoluzione dell’imputato; questo procedimento è possibile attraverso la richiesta di incidente di esecuzione, strumento indispensabile affinché i materiali, nonostante siano decontestualizzati, non tornino in possesso della parte. I grandi passi avanti e i buoni risultati che negli anni si sono susseguiti sono stati solo merito della grande determinazione da parte della Soprintendenza che ha lottato fino alla fine. Naturalmente si è fatto tanto ma ancora tanto bisogna fare e soprattutto bisogna tanto lottare. Non bisogna mai mollare la presa anche se le cose ultimamente sono molto cambiate e risulta tutto diverso dal periodo d’oro degli anni Novanta e duemila in cui sono stati eseguiti i processi Medici e Becchina.
– “Infine i vostri suggerimenti e/o consigli per cercare di arginare ancor più il problema, quali potrebbero essere?”
Il Dr. Pellegrini in conclusione ribadisce il sostegno fondamentale della sensibilizzazione che parte prima di tutto dalla Scuola. Un grande aiuto naturalmente lo fanno gli organi di informazione, la stampa perché attraverso i loro articoli sensibilizzano, informano e scuotono l’opinione pubblica.
“Per quanto riguarda gli operatori del settore quali la Magistratura ed il Ministero-sottolinea la Dr.ssa Rizzo-assistiamo ancora a delle lacune; assistiamo ad un periodo veramente difficile per i Beni Culturali su tutti i fronti ma mollare non giova, anzi il consiglio vivo è proprio di desistere??? perché solo con la grande tenacia si possono raggiungere grandi risultati.”
Ringraziando nuovamente gli ospiti, la Dr.ssa Rizzo ed il Dr. Pellegrini, possiamo solo augurare di vivere momenti nuovamente gloriosi per i Beni Culturali. Con la speranza nel cuore crediamo tanto in un progetto di rinascita e di splendore del nostro Patrimonio Culturale sotto una guida lungimirante di tutela, sensibilizzazione e valorizzazione concreta e duratura. Naturalmente tutto sarà agevolato se ognuno di noi sarà pronto a fare la propria parte attraverso un sostegno reciproco di tutela dei beni culturali.

Veronica Falcone