Quest’anno si celebra il settecentesimo anniversario della morte di Dante Alighieri ed e’ giusto e doveroso che si celebri nei dovuti modi e solennemente questo evento del Sommo Poeta, Padre indiscusso della nostra lingua e geniale autore della “Divina Commedia”. Questo illustre italiano del nostro Rinascimento fu scrittore, poeta e politico nonchè guelfo e assertore dell’indipendenza di Firenze e avverso alle mire egemoniche del Papato. La maggioranza ghibellina dei fiorentini nel 1302 lo condannò all’esilio. Si rifugiò a Ravenna dove morì, e quì giacciono le sue spoglie. Dante lo si può considerare meritatamente decisivo nella formazione del nostro patrimonio culturale e letterario, ma soprattutto come le vicende del suo tempo, vissuti e raccontate, siano ancora oggi significative e attuali. Nel Purgatorio, nell’Inferno e nel Paradiso, sublimi canti della sua grandiosa “Divina Commedia” concepiti mirabilmente, Dante passa in rassegna personaggi e fatti della sua dinamica epoca rinascimentale, che l’ha visto anche in certe dispute politiche, letterarie e militari protagonista attivo e combattivo. Dante è attuale perchè con ciò che ha realizzato è fuori dal tempo; a lui interessavano i costumi, fatti e misfatti di certi maggiorenti, nobili e borghesi, e sul come conducevano la loro vita,i valori in cui credevano o che ripudiavano. Questo fiorentino di spirito arguto e dal temperamento irrequieto non lesinò pungenti critiche anche all’operato di alcuni Pontefici messi volutamente nel canto dell’Inferno compresi alcuni illustri conterranei dai costumi licenziosi. Grande fu il suo dolore per aver dovuto vivere da esiliato lontano dalla sua amata Firenze, e chissà come patirebbe oggi nel dover constatare come la sua lingua subisca una profanazione per l’uso e l’abuso di parole inglesi nel lessico quotidiano. Ormai ci tocca rilevare in tutti i mezzi d’informazione, cartacei e radiotelevisivi, l’impiego di sostantivi inglesi, come hinterland anzichè circondario, news anzichè notizie, stalking anzichè persecuzione, lockdown anzichè chiusura, ed altri ancora. Un’andazzo capace solo di alterare l’identità del nostro italiano. La misura è decisamente colma e occorre dire basta a questa esterofilia linguistica. Sarebbe da roporre provocatoriamente un referendum popolare per l’acquisizione della lingua d’OltreManica al posto della nostra, spinti dalla curiosità di conoscerne l’esito. In questo particolare anniversario il miglior modo per onorare la memoria del Sommo Poeta e per rendere un doveroso servizio alla nostra bella lingua italiana è quello di cominciare a bandire dal nostro vocabolario personale, nella stampa, nelle radio e in TV l’uso di vocaboli inglesi. Solo così potremo tutelare l’integrità della nostra lingua.