Accardo con la sua Orchestra da Camera Italiana sarà protagonista della puntata di "Che tempo che fa" in onda su Raitre sabato 28 maggio alle ore 20.00 e condotta da Fabio Fazio.
Dopo un intervento musicale con musiche di Vivaldi e Kreisler il Maestro discuterà del panorama musicale odierno ponendo l’accento sulla situazione generale, l’educazione e il ricambio generazionale del pubblico.

Lei è una figura artistica impegnata anche sul piano etico-sociale; cosa pensa del momento musicale attuale in Italia e quali differenze ci sono all’estero?
In questi ultimi anni abbiamo avuto una straordinaria fioritura di giovani di talento, cosa non presente in passato. Basti pensare che negli anni’50 ai concorsi in orchestra si presentavano pochi candidati per molti posti in bando mentre oggi abbiamo l’effetto contrario. Oltretutto l’ignobile politica dei tagli alla cultura ha incrementato la chiusura di molte orchestre nonché di piccole istituzioni concertistiche, vere e proprie palestre per i giovani, le sole che consentirebbero loro di fare esperienza. Visto che non c’è spazio da un punto di vista concertistico, sarebbe una buona idea dare la possibilità ai giovani più bravi di insegnare nelle scuole, contribuirebbero certamente a garantire un’educazione musicale valida che attualmente è carente. Anche l’estero soffre in questo periodo di problemi finanziari, però vedo che negli altri Pesi ci sono più sbocchi grazie al numero maggiore di orchestre; solo a Berlino si contano otto orchestre, a Londra cinque eccellenti più moltissime altre di buona e media qualità mentre tra Milano e Roma abbiamo solo tre orchestre di alto livello.

Cultura e arte sono portavoci di idealismo, talvolta specchio della società in cui si vive. Dal suo punto di vista, quali suggerimenti si sentirebbe di dare per valorizzare la musica e magari concretizzare gli insegnamenti che essa continua a fornire oggigiorno?
Principalmente credo che il problema del nostro Paese sia legato al fatto che chi ci guida socialmente, seppur si tratti di personaggi validi o preparati, dimostri una forte ignoranza musicale. All’estero questo non esiste. In Germania conversando con un ministro dell’Agricoltura piuttosto che dell’Interno etc si può scoprire come conosca gli ultimi Quartetti di Beethoven, che importanza essi abbiano nella storia della musica etc. In Italia qualsiasi ministro che non abbia una passione musicale personale non lo sa e nessuno in passato glielo ha mai detto. Ciò è dovuto ad una scarsa educazione musicale. E’ anche importante fare molto con i bambini, me ne accorgo per esperienza diretta con le mie figlie, sono come delle spugne, assorbono tutto ciò che si dà loro. Puntando su una sana educazione garante di una conoscenza globale e completa si renderà capaci i bambini di scegliere anche l’attitudine musicale a loro più consona in maniera libera. Evitare poi l’inconsapevole bombardamento mediatico che almeno sulla musica non fornisce affatto una rosa di scelta ampia.

Le sue interpretazioni esprimono una linea di pensiero raffinata capace di rendere con lucida coscienza la cantabilità mediterranea tipica del lirismo italiano; qual è il segreto per una fusione tra logos e pathos così eccellente?
La musica costituisce un arricchimento interiore e anche una vera e propria terapia. Occupandosi di musica si riceve talmente tanto che quasi non c’è bisogno di cercare altre cose da altre parti. Teniamo anche presente ciò che succede in Venezuela dove con la musica si salvano migliaia di ragazzi da tutte le brutture della vita formando orchestre giovanili. Ricordo un aneddoto simpatico quando negli anni’60 seppi di un cavallo da trotto che vinceva tutte le gare nell’ippodromo di Padova ascoltando Vivaldi! Per noi musicisti la musica è fonte di emozione, pathos, energia e disciplina. Ogni singolo elemento coesiste armonicamente accanto l’altro e assume significato attraverso l’altro, senza disciplina non si avrebbe la tecnica per esprimere, viceversa senza espressione non si avrebbe nulla da dire. Sarebbe impossibile immaginare un’esecuzione perfetta eliminando anche solo uno di questi elementi. Logos e pathos uniti ad un profondo rispetto per il compositore, ad una piena consapevolezza dei suoi intenti ed alla comprensione della sua opera aiutano ad avere comodità e naturalezza nel suonare e quindi nel comunicare attraverso il nostro mezzo. Di grande rilievo sono stati gli incontri con altri musicisti, primo fra tutti David Oistrakh che mi ha sempre parlato di padronanza dello strumento e del dover dimostrare il miracolo della musica e non quanto si è bravi. Importantissime le interrogazioni personali e con gli altri sulle esecuzioni, sugli atteggiamenti di un artista, sulle situazioni musicali e tanta musica da camera.

Che differenza riscontra tra la musica e le altre arti?
Senza dubbio la temporalità. Vedendo un quadro si possono provare emozioni o significati diversi in base al personale sentire, ma il quadro, in quanto opera d’arte, rimane sempre lo stesso con lo scorrere del tempo. Cambia dunque la visione di chi ne fruisce. Come interprete suonando lo stesso pezzo in diverse occasioni si potrà notare quanto le esecuzioni saranno sempre diverse perchè legate al momento in cui si suona e alle situazioni contingenti (temperatura, acustica, stato d’animo, energia comunicata del pubblico che si rende partecipe all’esecuzione e al momento artistico).

Quali caratteristiche, secondo lei, dovrebbe avere un buon musicista e quali sono presenti o meno nei giovani?
Oggigiorno il ricambio generazionale di insegnanti ha portato ad un aumento del livello generale, facendo emergere giovani preparati e fantasiosi. Si è inoltre compresa l’estrema importanza didattica, con relativa valenza sociale, della musica da camera, strumento completo di formazione e di rispetto poichè basata sull’ascolto delle necessità altrui. Come atteggiamento e’ bene mantenere sempre vivi umiltà, serietà e comprensione del compositore che si esegue in modo da non stravolgere la sua opera ed avere un rapporto comunicativo di "do ut des" con il pubblico. I giovani, poi, sono in formazione, necessitano input giusti e di spessore, fermo restando che potranno compiere la loro crescita individuale sia come persone che come musicisti a seconda del carattere e del percorso personale.

Nella formazione di un musicista quanto è importante coltivare altri interessi?
E’ fondamentale essere curiosi, avere interessi, praticare sport. Anche attraverso esperienze come il cinema, le arti figurative o la letteratura si possono provare emozioni; per me è stato così anche con la nascita delle mie figlie. Non dimentichiamo che il musicista è in primo luogo un essere umano, ha bisogno quindi di stimoli e deve mantenere la sua mente aperta e versatile.

Molto spesso in ambito artistico può accadere di mettersi in discussione oppure inciampare in eventuali delusioni. In questi casi come è meglio reagire?
Il mettersi in discussione è sinonimo di ricerca e di crescita. Non farlo significherebbe la fine. Dunque è una sensazione con cui bisogna imparare a convivere. Le delusioni nel nostro ambiente sono un pò all’ordine del giorno, magari un collega che si comporta male o un’esecuzione non particolarmente felice. Bisogna far fronte prendendone atto con equilibrio.

Avrebbe qualche consiglio da dare ai giovani che si cimentano nel mondo professionale della musica?
Ordine, equilibrio e fortuna. Importante è avere disciplina non solo musicale ma anche mentale in modo da scampare il primo pericolo: rovinare se stessi. Poi, più che consigli, si può parlare di fortune: talento, genitori intelligenti che aiutino senza rovinare le capacità per una inutile fretta (questo è il grazie più sentito che mi sento di fare avendo avuto dei genitori straordinari) e un insegnante bravo che non rovini il talento e che sia capace di far diventare competente anche gente meno dotata.

Prossimi appuntamenti?
In questo momento difficile sto lavorando ad un progetto che consenta all’Orchestra da Camera Italiana di mantenersi viva. Un’esecuzione integrale dei Concerti per violino di W.A.Mozart, il mio intento questa volta sarà di stimolare un impegno collettivo e completo, nello stile della musica da camera, che faccia sentire partecipe ogni musicista coinvolto nel progetto.

Giuseppe Russo Rossi

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