Ai paesi dell’Unione Europea compete un obiettivo medio di riduzione di emissioni pari all’8 %. L’accordo per il cosiddetto “burden sharing” ripartisce tale impegno in modo differenziato tra i paesi Europei:

Lussemburgo: -28 %
Danimarca: – 21 %
Germania: – 21 %
Austria: -13 %
Regno unito: -12%
Belgio: -7,5 %
Italia: -6,5 % ovvero l’Italia deve ridurre la quantità complessiva delle sue emissioni del 6,5% per rispettare il limite imposto.
Olanda: – 5 %
Finlandia: 0
Francia 0
Grecia + 25 %
Irlanda: + 13 %
Portogallo: + 27 %
Spagna: + 15 %
Svezia: + 4 %

Le aziende e i Paesi che riducono le proprie emissioni di gas serra più di quanto fissato negli obiettivi sopra elencati, possono vendere le ‘quote libere’ in eccesso rispetto al limite definito ad altre aziende e Paesi che invece hanno il problema contrario di smaltire una quota di emissioni prodotta, maggiore di quella consentita rispetto al limite definito: per ottenere ciò possono acquistare i ‘crediti’ di emissione. L’Italia per esempio deve ridurre le sue quote complessive di emissione del 6,5% e, tra le tante opzioni possibili, potrebbe acquistare crediti di emissione da paesi che non raggiungono il limite loro imposto come p.es la Grecia o la Svezia.
Sono promosse anche altre azioni quali per es. la forestazione, riforestazione, uso e cambi d’uso del suolo, etc.

I principali meccanismi del Protocollo di Kyoto sono:

1. Joint Implementation (JI) che è la regolamentazione del sistema di cooperazione tra paesi più e meno industrializzati; permette a un paese dell’Allegato I di ottenere crediti di emissione tramite la realizzazione di progetti che diminuiscano le emissioni di gas serra in altri paesi sempre dell’Annesso I in misura tale che esse risultino inferiori rispetto a quanto lo sarebbero se il progetto non venisse realizzato: questi crediti sono chiamati Emission Reduction Units (ERUs).

2. Clean Developement Mechanism (CDM) che ne è lo strumento attuativo, prevede che i paesi industrializzati possano ottenere crediti di emissione tramite la realizzazione di progetti in grado di abbattere le emissioni, in misura tale che esse risultino inferiori rispetto a quanto lo sarebbero se il progetto non venisse realizzato. Tali progetti devono essere localizzati in paesi non inclusi dell’Allegato I e dovranno contribuire allo sviluppo sostenibile del paese ospitante. I crediti ottenuti si chiamano Certified Emission Reduction (CERs).

3. Emission trading (ET) che è la borsa mondiale dei certificati di emissione. Questo meccanismo è stato ideato per consentire ai paesi industrializzati di attuare i loro impegni individualmente e interagire tra loro non attraverso la cooperazione su progetti congiunti ma attraverso l’economia di mercato ovvero liberi scambi commerciali. Grazie a questo strumento un paese può acquistare a prezzo di mercato permessi di emissione non utilizzati da un altro paese. I paesi in via di sviluppo sono esclusi da questo meccanismo, almeno fino a quando non si impegneranno in maniera vincolante. L’UE ha reso operativo questo strumento tra i soggetti privati (European Emission Trading Scheme).

Il principale effetto, tra i molti che stanno via via nascendo dall’applicazione di questo meccanismo compensatorio di compravendita di quote di emissione per i gas climalteranti, che, ricordo, sono costituiti per la maggior parte da anidride carbonica (CO2), consiste nella nascita del nuovo mercato sovranazionale dei permessi di emissione che stimola l’applicazione di buone pratiche in campo ambientale unitamente ad un processo di forestazione e riforestazione di vaste aree: la crescita di nuove piante viene considerata infatti una ‘compensazione’ poichè attraverso la fotosintesi clorofilliana assorbono anidride carbonica che abbiamo visto essere uno dei gas maggiormente responsabili dell’effetto serra e del Global Warming.

Pertanto, ciascuno Stato deve fissare la parte di quote da assegnare a ciascun settore produttivo, e noi dobbiamo prepararci ad una seconda rivoluzione industriale, basata su un nuovo tipo di sinergia economico-ambientale: chi sarà stato più “ecologico” sarà premiato economicamente considerando che le stime correnti indicano un prezzo di mercato che oscilla intorno a circa 16 Euro la tonnellata di CO2 al momento della stesura di questo articolo.
L’Italia, ad oggi, ha accumulato un debito superiore agli 800 milioni di euro per lo sforamento delle emissioni di CO2 rispetto all’obiettivo di riduzione previsto dal Protocollo di Kyoto (-6,5%), che non è ancora stato raggiunto.

Olivia Carone