La semplicità anche complicandola rimane semplice.
Questa è l’impressione che si ha in visita a “Vivere e Pensare in carta e cartone”, la mostra di arte e design appena conclusa, ospitata dal Museo Diocesano a Milano dal 12 aprile al 29 maggio 2011.
La mostra in Corso di Porta Ticinese è stata promossa da Comieco, il Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo degli imballaggi a base cellulosica.
Un materiale eco, naturale e genuino come la carta diventa il denominatore comune per una rassegna di esempi di creatività dalle molteplici forme espressive.
Un ventaglio di esperienze diverse coinvolgono 23 designer e 21 artisti di profilo internazionale in progetti low cost che si traducono in sculture, soprammobili, quadri e oggetti speciali che assumono un aspetto originale e inconsueto suggerendo emozioni arcaiche.
L’effetto è minimal chic.
Incisa, ritagliata, colorata, fustellata, la carta si presta a usi eterogenei e si trasforma in continue evoluzioni stilistiche.
Tante sono le tecniche di lavorazione di una materia prima che è sempre in voga, nonostante il forte e inarrestabile progresso tecnologico sembri farle una grande concorrenza.
Tuttavia è lecito domandarci quale senso possa avere ancora la carta.
Questa mostra ci aiuta a dare una risposta.
Una casetta per bambini realizzata interamente in cartone fa capolino all’ingresso di una sala della mostra e viene facile pensare alla propria infanzia.
Siamo davvero capaci di sostituire il piacere di pareti confortevoli e sicure da toccare e in cui giocare con un’immagine virtuale da guardare su un piccolo schermo piatto?
E poi un tavolino con sedia, una lampada, uno scaffale, una poltrona, una sdraio, una borsa: la carta è tutto, è tradizione e nello stesso tempo innovazione.
Il suo tempo non è finito, ma nasce un nuovo concetto di utilizzo o viene elevata a pezzo da collezione, da ammirare per le sue tante virtù, una tra tutte la duttilità.
Carta è dunque sinonimo di fonte di ispirazione per personalità che hanno qualcosa da dire anche senza le parole.
Pertanto possiamo anche chiudere i libri, ma non gli occhi: la signora carta non smetterà di stupirci.

Diana Maria Elena Fusco