Il signor Alberto R. di Palermo ci ha scritto una lettera nella quale, oltre ad altri argomenti, pone un preciso riferimento al nostro articolo “Parole, parole, parole……”, avanza una proposta che ci è sembrata interessante e si allinea ad altri nostri suggerimenti già posti su queste pagine.
Perché, dice l’amico R., “non viene destinato alle Regioni il personale che lavora per il turismo nelle Province, e così eliminare uno dei tanti inutili doppioni che rendono farraginosa la burocrazia italiana, eliminando così un altro inutile doppione?” Senza dubbio intelligente la proposta, ma purtroppo la riteniamo di difficile applicazione, perché è facile intuire che il trasferimento dai capoluoghi di Provincia a quelli di Regione susciterebbe una tale serie di resistenze da parte degli interessati, da far ipotizzare che sarebbe ben difficile attuare il provvedimento. Forse, a nostro parere, tale personale potrebbe essere trasferito alle Prefetture, con altri incarichi, anche se pure questo presumibilmente porterebbe a vertenze sindacali. Vorremmo invece fare una considerazione in materia: c’è qualcuno che sia in grado di spiegare quale sia stata la necessità di creare le nuove Provincie nate recentemente come funghi nel sottobosco? La presenza delle Provincie era una pura necessità dell’ottocento, quando le distanze si misuravano a piedi o in carrozza, non vi erano le Regioni e inoltre la burocrazia necessitava di funzioni intermedie tra Stato e Comuni, ma oggi, nell’era dominata dai computer, sono semplicemente un paradosso. I passaggi burocratici,specialmente in settori particolari e soggetti a varianti come quello turistico, che è caratterizzato dalla dinamicità e dalla molteplicità delle funzioni e degli aspetti specifici, dovrebbero essere ridotti al minimo, anche per evitare che i provvedimenti arrivino a destinazione dopo il tempo limite. L’Italia è una terra meravigliosa nella quale la natura si è sbizzarrita nei suoi doni, diversi tra loro e tali da renderla unica al mondo; la genialità di un passato nel quale i nostri progenitori hanno arricchito a dismisura i doni già datici da Dio, hanno reso il suo territorio uno scrigno che tutto il mondo vorrebbe visitare e ammirare. E’ da sciocchi non approfittare, dal punto di vista turistico, di tale posizione di privilegio per meschini giochi di parte o per mantenere la poltrona a persone che se la sono accaparrata senza merito e la ritengono una sinecura eterna. Su queste pagine abbiamo già espresso l’opinione che il turismo sia una cosa seria. Cerchiamo di tenerlo ben presente. E’ un settore di vitale importanza per il nostro avvenire.

Umberto, Roberto e Luciana Granati
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