Abbiamo ricevuto una garbatissima lettera del Signor Adalberto S. di Perugia, il quale, “sfogliando” Internet, si è “imbattuto” su Turismo GSA e ha così scoperto i nostri articoletti.

Innanzi tutto lo ringraziamo per le cortesi parole e, principalmente, per le critiche, che noi riteniamo sempre preziose. Il lettore non concorda sulla proposta, fatta su “Un esempio da imitare” di consentire ai privati il finanziamento destinato valorizzazione alcuni nostri musei e monumenti e chiosa “ ve lo immaginate il Cenacolo di Leonardo presentato dalla mortadella X? In tal caso torniamo al pecunia non olet di latina memoria!” Piano, Signor Adalberto, anche noi non vorremmo se si accostasse un’Opera d’Arte agli affettati, o peggio ancora ai vespasiani. Nel nostro scritto esprimevamo solo il parere che, quando lo Stato, legittimo e indiscusso tutore delle Opere d’Arte che rendono famosa e unica la nostra Italia, non può reperire le disponibilità economiche per mantenere la conservazione del suo immenso patrimonio, deve cercare un rimedio. Cosa è meglio: lasciar andare in rovina le opere d’arte, oppure approfittare del mecenatismo per consentire alle sue Sovraintendenze di provvedere ai restauri e ai lavori necessari per la conservazione di questo patrimonio? E’ ovvio che nessuno è disposto a investire il proprio denaro senza trarne un vantaggio, ma in questo caso lo Stato può porre le sue condizioni. Est modus in rebus e vi sono tanti sistemi per ottenere finanziamenti senza dover prostituire i Monumenti e Musei e, principalmente, lasciando la responsabilità dei lavori ai tecnici delle Sovraintendenze. A titolo d’esempio, per Pompei (ma vi sono altre centinaia di casi) è noto che siano necessari importanti lavori di manutenzione, di ristrutturazione e anche organizzativi. Riteniamo che non sarebbe affatto disdicevole che alcuni di questi fossero finanziati da ditte, che in cambio potrebbero pubblicizzare la paternità del loro finanziamento. Recentemente si è parlato di una situazione del genere per il Colosseo e ne abbiamo fatto menzione nel nostro articolo sopra citato. Una targa che indichi che gli oneri dei lavori di restauro o di ristrutturazione sono stati commissionati dalla Ditta X o Y, sarebbe la giusta ricompensa per il finanziamento. O forse è preferibile lasciare in stato precario i nostri immensi tesori d’arte?

Umberto, Luciana e Roberto Granati
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