Anna D. , una bambina di 9 anni , ci ha scritto esternando la sua amarezza per non poter recarsi, come avevano progettato i suoi, a Leptis Magna.
“Lo scorso anno abbiamo visitato Carnac e ho ancora negli occhi lo splendore di quei luoghi, ora dovevamo andare in Libia, ma sembra che non sia possibile. Perché gli uomini sono tanto cattivi da prendersela con la civiltà? Denunciate voi questi uomini malvagi!” Hai ragione cara Anna, gli uomini che con le loro mene perverse impediscono alle nuove generazioni di poter affinare il proprio bagaglio culturale ammirando quanto i nostri antenati hanno fatto, dovrebbero essere denunciati e messi in carcere in modo da non poter nuocere ulteriormente. Leptis Magna è un luogo meraviglioso dove è possibile vedere come viveva una splendida civiltà di quasi 2 millenni or sono. Sepolta dal deserto, è stata riportata alla luce nel 1921 (e il merito è in gran parte italiano). Spero che i nuovi barbari non siano scellerati al punto da permettere la distruzione dell’Arco di Settimio Severo e del Foro dei Severi, ma, come giustamente hanno detto i tuoi genitori, è il caso di rimandare il viaggio a tempi migliori. Cara Anna, hai affermato di amare l’archeologia: vivi a Viterbo, città che permette, in raggio di poche decine di chilometri, di visitare tesori d’incommensurabile bellezza archeologica. Non ti voglio dare suggerimenti, perché sono sicuro che sarai in grado di trovare da sola ciò che cerchi. Abiti in una zona dell’Italia dove gli antichi abitatori hanno lasciato le tracce di una civiltà non ancora totalmente a noi nota. Se ti piace l’archeologia, comincia subito la ricerca sui testi e avrai la soddisfazione di aver reperito autonomamente ciò che cerchi. Ti accontento solo su un argomento. Mi hai chiesto quali sono le città più antiche tra quelle gravanti sul Mediterraneo. La più vecchia, a mio parere, è Damasco, già esistente 6.000 anni or sono, poi Cadice e Atene (11 secoli A.C.), poi Palermo e Sofia (8 secoli A.C.) e infine Roma e Tarquinia (6 secoli A.C.). Termino con consiglio, convinci i tuoi a fare una gita ad Amelia (da Viterbo meno di 50 chilometri) e ammira le mura ciclopiche, che alcuni definiscono pelasgiche. Pensa che Federico Barbarossa, un uomo che di demolizioni se ne intendeva, non riuscì ad abbatterle e fu costretto a prendere la città per fame. Termino augurandoti di mantenere il tuo amore, per l’archeologia e la storia. Dal lontano passato è derivato il nostro presente. Dimenticare di ciò è un grave segno di inciviltà, d’imbarbarimento.

Roberto Granati
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