Sentiamo sempre più spesso parlare genericamente di cambiamenti climatici senza ben comprendere in cosa consistano esattamente: innanzi tutto occorre separare il concetto di tempo meteorologico, che consiste nello studio dei fenomeni locali e circoscritti ad un lasso di tempo ristretto, dal clima.
Il tempo meteorologico è rappresentato dalle tipiche “previsioni del tempo” che non si spingono generalmente più in là di qualche giorno : temporali, vento, etc., mentre il sistema climatico terrestre è molto più complesso e tratta fenomeni climatici che scorrono in periodi più lunghi: ere geologiche, decine e centinaia di anni.
A questo secondo tipo sono rivolti ad esempio gli studi che gli scienziati effettuano sulle calotte polari: le perforano per estrarre carote di ghiaccio da una profondità di oltre 3 km. corrispondenti a uno strato ghiacciato formatosi oltre 900.000 anni fa, la cui composizione, una volta studiata, insieme ad altri parametri come la struttura degli alberi, la presenza o meno degli insetti, etc., ci dà la composizione dell’aria in quel periodo consentendoci di ricostruire l’ambiente dell’epoca.
Grazie a questi studi, oggi sappiamo che nel passato terrestre c’è stata alternanza di periodi caldi e freddi con temperature che oscillavano tra i 9 e i 22 C° passate attraverso variazioni di circa 1 grado per secolo, e che oggi la temperatura media terrestre è di 15C°.
Dobbiamo tuttavia ben comprendere che queste oscillazioni periodiche sono avvenute gradualmente, dovute a cause naturali, (rotazione terrestre, attività vulcaniche, etc.) e che hanno mantenuto un ritmo sostanzialmente regolare fino a tempi recenti, almeno negli ultimi 8000 anni stando a quanto riportato dai dati dell’Unione Europea.
Questo “respiro” della terra ha consentito alle specie viventi di crescere, svilupparsi, adattarsi all’ambiente e alla selezione darwiniana in presenza di un effetto serra naturale, che consiste nella presenza attorno al pianeta di uno strato di aria, l’atmosfera terrestre, che ci consente di respirare.
Essa svolge un ruolo di filtro dalle radiazioni solari e cosmiche lasciando entrare verso la terra una quantità limitata di radiazione cosmica e solare utile alla vita e riflettendo e ri-emettendo verso lo spazio quella in eccesso.
Ma dall’inizio della rivoluzione industriale è cambiato qualcosa : abbiamo prodotto ed emesso in atmosfera quantità sempre più rilevanti dei cosiddetti gas ad effetto serra o climalteranti che per loro caratteristiche fisiche permangono in atmosfera a lungo e non permettono alla radiazione solare una volta entrata, di uscire. In altre parole la rimandano nuovamente verso la terra invece di consentirle di disperdersi nel cosmo, comportandosi quasi come una pellicola riflettente; questo fa sì che il calore resti intrappolato nell’atmosfera e quest’ultima continui lentamente a surriscaldarsi.
 
Olivia Carone