Troppo spesso dimentichiamo che la nostra terra è stata una ineguagliabile culla di civiltà fin dai primordi.
Rimanendo nelle zone limitrofe al nostro Mediterraneo, altre culture sono antichissime, ma nemici e popolazioni barbariche hanno irrimediabilmente distrutto, spesso totalmente, ogni vestigia della loro presenza. Nazioni nate 7 millenni or sono (come i Babilonesi e gli Assiri) e altre vissute dai 5 ai 4 millenni (Sumeri, Fenici, Persiani) sono state travolte da orde barbariche e praticamente annientate. Di queste, ci rimangono quasi unicamente le vestigia egiziane, grazie alla loro imponenza. Solo la neolitica civiltà Greca è la prima a lasciarci le impronte della sua cultura, ma ciò lo dobbiamo al fatto che la nuova stirpe dominante, quella romana, invece di distruggerla, assimilò il suo sapere e il suo progresso. Fu Roma, quindi, ad assorbire e tramandare ai posteri l’immagine del passato remoto. Con il trascorrere dei secoli, la dominazione romana lasciò ovunque il suo segno e quando nuovi barbari varcarono i confini dell’impero romano, non riuscirono a distruggere le vestigia di un passato che, piano piano, s’impadroniva di loro. Dai romani sottomessi, i barbari appresero le lettere, le scienze, l’arte e le vestigia di un passato lontano rimasto a testimonianza della sua grande civiltà. Ciò avvenne principalmente nel territorio italiano, custodito da Signori illuminati o anche desiderosi di apparire degni eredi di tanta civiltà. Infatti sul nostro territorio nazionale oggi noi ci troviamo epigoni di una civiltà di tre millenni e mezzo, praticamente unica al mondo. Il nostro paese, oltre alle altrettante bellezze naturali, è infatti un immenso museo archeologico. Inoltre Roma, culla della cristianità, ha educato i propri Sacerdoti (o almeno quelli più illuminati) a inculcare nell’animo dei cittadini il sapere, coltivando le lettere, la scienza, l’arte. Gli spiriti più eletti hanno potuto in questo contesto esprimere la propria genialità nel corso dei secoli e noi eredi di quei geni abbiamo (o purtroppo dovremo dire che avremmo) il dovere di curare le loro opere con il rispetto dovuto alle cose sacre e preziose e saperle custodire doverosamente.
Cio’, purtroppo, non sempre avviene.

Roberto Granati
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