Non è semplice fornire con assoluta certezza dati sugli effetti del cambiamento climatico poiché, come abbiamo visto, la climatologia è scienza complessa ed è difficile se non impossibile reperire informazioni cui fare riferimento per la mancanza di dati provenienti da analoghe precedenti situazioni, difatti è la prima volta che l’uomo si trova a dover affrontare una situazione eccezionale come il riscaldamento globale soprattutto se provocato da cause non “naturali”. L’Uomo, non la Terra.
Ne consegue che molti scienziati studiano gli effetti del surriscaldamento arrivando a dimostrarlo attraverso essi.

Un ben visibile effetto consiste nell’innalzamento del limite della linea del livello di altitudine dello zero termico (0° C) e nell’evidente scioglimento dei ghiacciai montani in diverse parti del mondo, nelle Alpi ad esempio hanno già perso i 1/3 della loro superficie totale.
La Svizzera, preoccupata del fenomeno, dato che secondo uno studio dell’Università di Zurigo i ghiacciai in svizzera negli ultimi quindici anni hanno perso il 18% della loro superficie contro l’1% nel periodo 1973-85, ha predisposto uno studio per la conservazione dello strato di ghiaccio sul Ghiacciaio del Gurschen presso Andermatt coprendolo prima dell’inizio della stagione calda con un telo speciale termoriflettente appositamente realizzato. L’esperimento sembra riuscito ed ora questa tecnica viene copiata anche in altre parti del mondo.
Anche le calotte polari si ritirano. Dal 1980 i ghiacci si riducono di circa 100.000 chilometri quadrati all’anno e per la prima volta nella storia dell’uomo da più di 120.000 anni, per la precisione nel 2007, il Passaggio a Nord Ovest, una rotta che unisce l’Oceano Atlantico al Pacifico attraverso l’arcipelago artico del Canada, è rimasto aperto navigabile e senza ghiacci durante il periodo estivo consentendo in questo modo la circumnavigazione dell’Artico, mentre il 2010 è stato il terzo anno dopo 2007 e 2008 con il più basso livello di formazione dei ghiacci secondo il National Snow and Ice Data Center Usa e la Nasa.

Un secondo effetto è l’innalzamento del livello dei mari dovuto alla maggior quantità di acqua contenuta proveniente dallo scioglimento dei ghiacci, e dalla loro mancata ricostituzione. Dai dati UE il livello si alza con una velocità due volte superiore rispetto a 50 anni fa, salendo di 31 cm al secolo che potrebbero più che raddoppiare entro 100 anni. Questo fenomeno porta alla progressiva sommersione di molte isole tropicali o il Delta del Nilo, mentre in Europa l’allagamento delle fasce costiere costringerebbe a trasferire milioni di persone che vi abitano senza contare la contaminazione delle falde di acqua dolce potabile.

Un terzo effetto consisterebbene nella probabile intensificazione dei fenomeni metereologici dovuti alla maggior quantità di energia termica assorbita dagli oceani a causa all’effetto serra. Il surriscaldamento eccessivo degli strati superficiali di acqua che riemetterebbero l’energia accumulata nel ciclo climatico provocherebbe fenomeni di sempre più forte intensità: tifoni, inondazioni, siccità, ondate di calore con conseguente aumento di danni a persone e cose, basti ricordare l’estate del 2003 quando un’ondata di calore provocò la morte di 70.000 persone.
A questo si sommerebbe la modifica di vegetazione ed animali, in parte già in atto, e, fatto ancor più grave, il rallentamento o la scomparsa della Corrente del Golfo dovuta alla grande massa di acqua fredda che provenendo dallo scioglimento dei ghiacci ne modificherebbe la salinità ed l’ andamento.
La Corrente infatti attraversa sinuosamente e ininterrottamente tutti gli oceani del globo, vuoi come fiume caldo superficiale, vuoi come fiume freddo profondo, e se rallentasse o scomparisse
si avrebbe un sensibile calo nelle temperature medie nei paesi nordeuropei che renderebbe più difficile la permanenza umana, come accadde quasi 13.000 anni fa, quando un evento analogo provocò una glaciazione locale in nord Europa e nel bacino del Mediterraneo.

Olivia Carone

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