Non sono stati certo la pioggia e il vento di ieri, domenica 18 settembre a impedire l’arrivo al Forum Franciscanum di Caslino d’Erba dei vincitori dell’annuale Concorso di Composizione Italiana – 48.a edizione per la Prosa, 14.a per la Poesia – indetto da Fondazione Gennari per l’anno scolastico 2010-2011 e dedicato agli oltre 4.700 istituti scolastici della Lombardia.
Occasione dell’incontro, organizzato sotto la grande tensostruttura all’interno del parco secolare (aperto tutti i giorni al pubblico), la premiazione dei 52 studenti eccellenti e una tavola rotonda che ha ripreso e dibattuto i concetti espressi nei bandi del Concorso: “Diversi da chi? Verso una società solidale: quali prospettive per il futuro?”. Relatori, personaggi di spicco della cultura, del giornalismo e dell’istruzione, fra i quali: Pier Luigi Amietta, saggista, David Messina, giornalista sportivo, Domenico Fiordelisi, docente e studioso di scienza della comunicazione, Romano Franco Tagliati, poeta e scrittore, Arduino Francescucci, storico e ricercatore su “I mille e Garibaldi”. Moderatore Achille Mojoli, assessore Provincia di Como.
“I giovani condividono gli stessi sogni, le stesse speranze, indipendentemente dalle loro origini. Ovviamente fanno più fatica a trasformare i sogni in realtà coloro che sono meno sostenuti dalla famiglia, sono più poveri, provengono da situazioni con una base culturale più ristretta”. Così ha aperto i lavori dell’intensa giornata Benito Gennari, patron dell’iniziativa e presidente di Fondazione Gennari, dal 1947 socialmente impegnata in progetti, oggi principalmente mirati ai giovani. Uno sforzo non da poco, tutto basato sul volontariato, quello degli organizzatori e dei componenti la giuria del premio, presieduta da Giancarla Mursia, editore, e composta da PierLuigi Amietta, saggista, Betty Brunelli, poetessa, Sonia Claris, docente universitaria, Roberta Fontanesi, consulente, Marco Paladini, promotore finanziario, Manuela Ponti, psicologa, e da Romano Franco Tagliati, poeta e scrittore. Un esempio di efficacia e credibilità, una dimostrazione concreta che si può essere solidali: basta volerlo.
“Siamo legati da una forte interdipendenza – ha detto Gennari – e anche se pensiamo di essere diversi, abbiamo bisogno gli uni degli altri”. Soprattutto i giovani studenti possono essere il veicolo più importante per l’integrazione, per una comunità orientata alla cittadinanza democratica, intesa come ricerca del bene comune e del giusto, per costruire insieme orizzonti condivisi… “I nostri giovani – ha affermato a chiare lettere il presidente – devono chiedere con GRANDE FORZA d’animo, chiedere a chi di dovere, a chi usa i mezzi moderni di comunicazione. Chiedere di pensare, di non intralciare il cammino verso una migliore società, scevra da egoismi unilaterali e da informazioni parziali. E’ compito dell’adulto responsabile crescere ed educare i giovani, offrendo loro esempi credibili di correttezza morale e di fede negli ideali democratici”.
“Diversi da chi? Una domanda di difficilissima risposta”, ha precisato a sua volta il saggista Pierluigi Amietta. “Sarebbe stato forse più semplice chiedere: diversi in che senso? Ma gli studenti, nei loro elaborati hanno comunque saputo rispondere… e bene. Uguaglianza e diversità sono parametri che noi adottiamo per misurare, ma anche termini ai quali siamo noi ad attribuire il significato, termini soggettivi… E, attenzione, la diversità in primis si percepisce con gli occhi, ma la vera diversità è quella della multiculturalità e, così intesa, non può che essere estrema ricchezza…”
Per lo scrittore Romano Tagliati “diversità è un termine di paragone, stimolo alla conoscenza, all’approfondimento legato alla ricerca dei valori…Diversità è crescita, comprensione, accettazione ragionata ma mai subita di altri modi di essere…”.
“Ci sono mezzi e strumenti che uniscono, ci sono parole che dividono. Ci sono discipline che spingono allo spirito di squadra… come lo sport, come il tifo per una squadra”, ha evidenziato nel suo intervento il giornalista David Messina, la ‘penna del calcio’. “E c’è un sentimento che ci può unire, sempre; che può azzerare le negatività delle nostre disuguaglianze. E’ l’amore, inteso anche come passione, come entusiasmo. Coltiviamolo l’amore, esalterà le nostre diversità”.

Il giornalista Domenico Fiordelisi ha poi sottolineato: “Persino le fotografie di uno stesso soggetto scattate da persone diverse nello stesso momento non sono uguali. Come pensiamo possano esserlo le persone? Perché dovremmo ancora meravigliarci di essere diversi gli uni dagli altri e non capire che proprio questo è il valore dell’essere umano visto nella sua globalità? Perché farci spaventare dalla diversità e non amarla? Si può, se si vuole costruire insieme”.
Solidarietà e sussidiarietà, dunque alla base dell’integrazione. E non è un caso se a parlare di spirito di fratellanza a questo punto è intervenuto Arduino Francescucci, storico e ricercatore su “I mille e Garibaldi”, anzi millenovantanove, perché tanti erano. “Non chiedeva soldi… Non certo mercenario, dunque, Giuseppe Garibaldi, ma sostenitore di giustizia e democrazia, scevro da qualsiasi pregiudizio. E sono proprio i suoi garibaldini a testimoniarlo. Diversi per estrazione, cultura e provenienza, uguali nell’ideale di amor di patria, legati da passione ed entusiasmo nel credo che li ha portati alla memorabile impresa ”.
E allora, per conoscersi meglio, è ancora così valido oggi il detto popolare “Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei” o non sarebbe forse meglio parafrasarlo in “Dimmi chi escludi e ti dirò chi sei!”?