Perché l’Unione Europea insiste nel darci indicazioni su cosa dovremmo acquistare, mangiare, usare, in sostanza come dovremmo vivere?
Perché sin dal 2007 ("Tabella di marcia per le energie rinnovabili. Le energie rinnovabili nel 21° secolo: costruire un futuro più sostenibile") ritiene che per fronteggiare il problema del cambiamento climatico occorra una politica integrata in materia di energia e, appunto, di cambiamento climatico.
Basandosi sul fatto che utilizzare e bruciare combustibili fossili per produrre energia contribuisca in modo preponderante al Climate Change, ne deduce che la politica energetica assume un’importanza primaria per raggiungere gli obiettivi in materia di lotta al cambiamento climatico, con il non secondario obiettivo di consentirle la sicurezza degli approvvigionamenti energetici e la leadership mondiale sul tema secondo l’assunto che insieme i ventisette paesi europei possono influenzare l’azione mondiale per contrastare i cambiamenti climatici in misura molto maggiore di quanto potrebbero fare individualmente.

Tuttavia vincere questa sfida richiede una buona dose d’impegno da parte di tutti, e un’azione responsabilmente celere per arrivare a limitare i danni ovvero, nel nostro caso, stabilizzare la temperatura e contenere il surriscaldamento entro +2 C°.
Questa impostazione prefigura una nuova rivoluzione industriale verso quella che è definita “un’economia a basso contenuto di carbonio (CO2)” basata appunto su tecnologie a basso impatto ambientale e ridotta o nulla produzione, primaria o secondaria, di gas climalteranti tra i quali spicca la CO2, in modo da ridurre gradualmente anche la dipendenza dalle fonti energetiche fossili (petrolio, carbone,gas naturale e uranio) che rappresentano attualmente oltre l’80% del consumo energetico della UE.

Ma transitare da un modello industriale e civile incredibilmente energivoro ad uno sostanzialmente senza impatto ambientale richiede idee chiare e nervi saldi.

L’azione dell’UE ha dovuto quindi affrontare una serie di temi chiave per decarbonizzare ossia produrre energia senza emettere carbonio, come il mercato dell’energia elettrica e del gas, le fonti energetiche, lo studio e la classificazione delle aree più energivore, il comportamento dei consumatori e una maggiore cooperazione internazionale.
Tutto questo ha portato nel dicembre del 2008 ad adottare azioni per una strategia energetica “integrata” : il Piano 20-20-20 per il 2020 che si propone per il 2020 obiettivi ambiziosi :

• ridurre i gas a effetto serra di almeno il 20% rispetto ai livelli del 1990;
• incrementare l’uso delle energie rinnovabili (eolica, solare, biomasse) giungendo al 20% della produzione totale di energia (livello attuale ± 8,5%);
• diminuire il consumo di energia del 20% rispetto ai livelli previsti per il 2020 (azioni di efficienza energetica).

Gli Stati che nel 2020 avranno superato i loro obiettivi potranno vendere l’energia rinnovabile prodotta in più a quelli che non hanno ancora raggiunto il proprio, con il fine ultimo di creare un mercato “interno” di energia rinnovabile, stabile, e funzionale allo sviluppo dell’Unione, consentendo di ridurre i costi complessivi e di aumentare la competitività del settore.
Queste decisioni hanno originato tre ambiti normativi specifici lungo i quali si muove l’Europa nel settore energetico, in altre parole: il risparmio energetico, le fonti rinnovabili e l’efficienza energetica, ciascuno dei quali ha iniziato a generare normative vincolanti per modificare la struttura dei consumi energetici negli stati membri.

Olivia Carone