Venezia ritrova e recupera le sue antiche radici enologiche. Venerdì 3 settembre, nella tenuta Venissa dell’isola lagunare di Mazzorbo, verranno vendemmiati per la prima volta dopo secoli i grappoli dell’Uva d’Oro, o Dorona, antico vitigno a bacca bianca della laguna, riscoperto e salvato dall’oblio, e forse dalla scomparsa, grazie all’impegno di Veneto Agricoltura, del Centro di Ricerca per la Viticoltura di Conegliano e di imprenditori privati che hanno voluto scommettere sul Vino di Venezia.

Vendemmiatori di assoluta eccezione saranno il presidente del Veneto Luca Zaia e il sindaco Giorgio Orsoni, con il presidente della Biennale Paolo Baratta (che è anche vicepresidente del Fondo Italiano per l’Ambiente e lui stesso viticoltore), la Madrina del Festival del Cinema Isabella Ragonese, gli imprenditori veneti del vino Gianluca Bisol, Raffaele Boscaini e Giorgio Cecchetto e i ragazzi con Sindrome di Down dell’Associazione Italiana Persone Down – Sezione della Marca Trevigiana.

A Venissa è stato infatti ricreato un vigneto di quest’uva, nell’ambito di un più vasto progetto di recupero e valorizzazione della tenuta, di proprietà del Comune di Venezia, proposto da imprenditori del settore
dell’enologia e della nautica (Gianluca Bisol e Alberto Sonino), giudicato il migliore tra i dodici presentati in risposta a una specifica richiesta e che coinvolge associazioni ed enti culturali e scientifici internazionali. Nella tenuta sono stati tra l’altro ricreati spazi a orto, gestiti e coltivati dai pensionati di Mazzorbo e di
Burano, un ristorante a km 0 gestito dalla chef internazionale Paola Budel e un ostello.

La vendemmia di venerdì 3 settembre non ha solo una valenza storico – culturale, ma vuole ribadire la ricchezza e la straordinarietà dell’enologia del Veneto, territorio unico al mondo per le radici identitarie e antiche della sua viticoltura, l’alta qualità e la varietà dei suoi vini, che coniugano al meglio tradizione e innovazione. Dei circa 8 milioni di ettolitri di vino prodotti attualmente in Veneto, 3,2 milioni sono oggi a Denominazione e, di questi, quasi l’85 per cento sono ottenuti da uve autoctone e originarie.

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