Gli ex combattenti aderenti all’ANMIG, assieme agli aderenti della Fondazione A.N.M.I.G. (Associazione Nazionale fra Mutilati ed Invalidi di Guerra) della Regione Friuli Venezia Giulia – formata dai figli, dai nipoti e pronipoti dei mutilati e invalidi di guerra che raccolgono e perseguono i valori e gli ideali e le testimonianze di una immensa eredità storica, affettiva, morale, civile e sociale da tramandare ai posteri per perpetuare un messaggio di futura pace mondiale – Domenica 6 novembre 2011, nell’occasione dell’annuale ricordo dei caduti della prima guerra mondiale, nell’ambito dei 150 anni dell’unità d’Italia, in corriera, con partenza da Pordenone e da Udine, hanno raggiunto i territori isontini della Grande Guerra, teatro di combattimenti dei propri nonni. Queste le tappe storico commemorative dell’incontro tra la generazione dei figli, la generazione dei nipoti e quella degli ex combattenti, oramai pluriottantenni:

· Raccoglimento presso l’ara votiva degli “arditi” a Capriva del Friuli (UD), in onore dei reparti d’assalto italiani (istituiti nel 1917) che nel territorio di Manzano (UD) avevano la loro scuola ed il loro primo campo di esercitazione. Questo corpo militare d’assalto, composto dai soldati scelti trai più temerari, impiegato per la prima volta durante la battaglia della Bainsizza con esito vittorioso, durante la prima guerra mondiale aveva il compito di assaltare all’arma bianca, le trincee nemiche fino all’arrivo dei rincalzi della fanteria. Per l’occasione, dopo una commovente cerimonia di alzabandiera tra un picchetto di paracadutisti della “Folgore” ed i soci ANMIG (distintivi all’occhiello, stendardi, emblemi, vessilli delle sezioni e dei mandamenti regionali) il paracadutista Massimo Ursini, figlio di grande invalido di guerra, presidente della sezione di Trieste della Federazione nazionale degli arditi d’Italia (FNAI) ha relazionato con amplia documentazione, la storia, per lo più sconosciuta, dei reparti d’assalto operanti nel Friuli Inezia Giulia.

 

Visita al Museo della grande Guerra a Gorizia (grazie al patrocinio concesso gratuitamente, su richiesta, dall’amministrazione provinciale goriziana alla Fondazione ANMIG del Friuli Venezia Giulia) dove si trovano esposti cimeli, fotografie d’epoca, armi ed equipaggiamenti bellici italiani ed austriaci con lo scopo di leggere gli avvenimenti dal punto di vista del soldato, nella sua vita di trincea, sul fronte dell’Isonzo, da cui il monito di pace futura, pienamente condiviso da tutti i soci ANMIG.
 

Dopo il convivio sociale nella città di Gorizia, dove Paolo Zucconi, Responsabile della Fondazione regionale e membro del C.C. ANMIG ha intrattenuto i partecipanti sui prossimi programmi futuri per non disperdere nella comune indifferenza e nel dilagante qualunquismo l’incommensurabile patrimonio storico, affettivo ed etico dei mutilati ed invalidi di guerra, la corriera dei figli e nipoti degli ex combattenti si è diretta a Castelvecchio (località isontina sopra Sagrato), sede stabile del Comando della III Armata (generali Cadorna e Diaz) durante le 7 battaglie dell’Isonzo. A Castevecchio (come è oramai consuetudine annuale) grazie alla generosa accoglienza della famiglia Terraneo (proprietaria del territorio), è stato visitato l’ospedale militare dove ancora sono ben visibili i graffiti di circostanza dei soldati ricoverati, sito all’interno di una villa Palladiana, aperta per l’occasione. Successivamente, non ostante la pioggia autunnale, è stato visitato il recente “Parco Ungaretti” con la statua bronzea del Poeta soldato della Prima Guerra Mondiale. Il “Parco Ungaretti” è il primo parco tematico in Italia dedicato al poeta che, proprio in questi luoghi del Carso Goriziano, combatté e scrisse i suoi primi versi, raccolti ne “Il Porto Sepolto”. Trattasi di un percorso di memoria e di meditazione sui primi celebri versi del poeta, attraverso i luoghi che furono teatro della terribile tragedia della guerra, ora finalmente restituiti alla pace e all’umana operosità in un contesto paesaggistico di rara bellezza. I versi composti nelle fangose trincee del Carso insanguinato, originariamente scritti su foglietti, cartoline, margini di vecchi giornali e spazi vuoti di lettere ricevute, ora si possono riscoprire grazie alle incisioni su stele di pietra carsica collocate nel Parco, a realizzare un itinerario che consente ai visitatori di avvertirne tutta l’attualità e la grandezza. Un percorso puntuale, discreto ed essenziale che si snoda lungo il giardino della villa palladiana, gli ulivi e le rovine del presidio militare, scandito nelle soste dalle poesie di Ungaretti, quasi come in una laica via crucis, fino a giungere all’alto della torretta al centro del parco.
 

L’area di Castelvecchio – cui i membri della Fondazione ANMIG sono particolarmente affezionati per il recupero recente di quei reperti storici (cimeli, armi, munizioni e dagherrotipi dell’epoca) che hanno in parte modificato quanto i libri di storia tradizionali hanno scritto sulle 7 battaglie dell’Isonzo e sul ruolo dei comandi militari e dello stesso Re Vittorio Emanuele III in visita a Castelvecchio – venne investita completamente dal primo conflitto mondiale in modalità completamente sconosciute alla storiografia bellica odierna. Nell’imminenza del conflitto, l’esercito imperiale austriaco s’apprestò alla difensiva, predisponendo una linea avanzata di piccoli posti situati in basso lungo la sinistra orografica dell’Isonzo mentre un sistema più articolato venne realizzato sul culmine della dorsale carsica, e quindi anche in prossimità della Villa palladiana. Nel giugno del 1915 le truppe italiane forzarono il settore nei pressi di Sagrado approcciando alle pendici delle alture retrostanti. Dal primo balzo offensivo e le successive I, II, III, IV e V battaglia dell’Isonzo gli attaccanti si impegnarono in cruenti e sanguinosissimi scontri che li portarono a raggiungere in diversi tratti le alture carsiche. In questo lasso di tempo Castelvecchio venne coinvolto direttamente nei combattimenti e diversi reparti si dissanguarono per espugnare queste quote, tra i quali la brigata Bologna, la Siena, la Sassari, la Brescia, i Bersaglieri e i volontari 22 ottobre. Le linee contrapposte si assestarono poco oltre la villa e questa, al riparo della quota 143, divenne punto di smistamento, ricovero ed ammassamento truppe; vi si insediò pure un posto di medicazione. Da questo nodo del fronte carsico, le truppe italiane provenienti da Sagrado potevano essere indirizzate verso il Bosco Cappuccio (parte dell’attuale Parco Ungaretti), verso la Trincea delle Frasche o più a sud verso la Trincea dei Morti; da qui passò Filippo Corridoni ed i suoi volontari milanesi e da qui transitò la Brigata Sassari per andare alla conquista della Trincea delle Frasche nelle battaglie dell’autunno del 1915 che infiammarono il Carso (III, IV e V battaglia dell’Isonzo). A fine novembre il fronte si staticizzò definitivamente sulle posizioni raggiunte; si assistette ad una riorganizzazione generale e ad un progressivo miglioramento logistico della struttura militare. Nei pressi della villa, ospitante il comando della 25° divisione, sorse un vero e proprio villaggio di guerra e diverse postazioni d’ artiglieria vennero allestite in preparazione delle future offensive.

Dal giugno al dicembre del 1915, sul fronte del Carso e Isonzo si contarono sul fronte italiano 54.000 morti, 160.000 feriti e 21.000 dispersi. Le fonti militari austriache nello stesso periodo contarono la perdita di 151.000 soldati.

La V° battaglia (primavera del 1916) fu soprattutto dimostrativa e non portò a sostanziali cambiamenti. Solo nell’agosto del 1916 con la VI° battaglia dell’Isonzo, detta anche battaglia di Gorizia, il sistema difensivo austroungarico cedette con la presa da parte italiana del Sabotino e del San Michele (poco sopra di Castelvecchio); in questo settore la nuova linea di combattimento si spostò oltre Doberdò, al di là del vallone del Carso. La villa palladiana proseguì in retrovia, la sua funzione logistica e di nodo per i rifornimenti indirizzati alla nuova linea del fronte.

Più di un anno dopo, con la rotta di Caporetto (24 ottobre 1917), la struttura venne precipitosamente abbandonata dai reparti della III Armata italiana in fuga per evitare l’accerchiamento delle forze austro-tedesche da Nord.

 

Paolo Zucconi

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