A Palazzo Isimbardi della Provincia di Milano, si è inaugurata una mostra particolarmente gradita: “Tre colori per una Patria. Storia della Bandiera Italiana”, legata alle origini e alla storia della nostra bandiera: il Tricolore. La Provincia di Milano, quindi, ha tenuto a festeggiare il 150° anniversario dell’Unità d’Italia solennizzando la nostra bandiera quale simbolo unitario che ci lega idealmente alla storia, alla cultura, alle tradizioni e alla lotta per la libertà.
Per l’occasione, l’interno del quadriportico del Cortile d’Onore di Palazzo Isimbardi è stato arricchito di documenti e sagome dei soldati appartenenti ad Eserciti delle differenti epoche della nostra storia. Il percorso storico comprende anche delle interessanti illustrazioni di Edoardo Matania editate nel 1890 dal milanese Treves. Queste immagini raccontano i momenti salienti del Risorgimento nei diversi periodi storici; esse cadenzano nei secoli la nascita della bandiera Tricolore, a partire dalla sua consegna a Milano avvenuta ad opera di Napoleone nel 1796, sino al suo riconoscimento come bandiera di Stato avvenuto a Reggio Emilia nel 1797. Si passa, pertanto, attraverso tutti quegli eventi di portata storica che hanno reso il Tricolore l’emblema del Risorgimento, per giungere ai nostri giorni seguendo le travolgenti vicende del ‘900.
Ha aperto la conferenza il Vice Presidente e Assessore alla Cultura della Provincia, Novo Umberto Maerna, portando i saluti del Presidente che non poteva essere presente per motivi istituzionali. L’Assessore Maerna, ha orgogliosamente affermato che le iniziative della Provincia di Milano, caratterizzate con la dicitura “in rosa”, sono state programmate per ricordare anche le coraggiose donne dei 150 anni dell’Unità d’Italia. L’Assessore ha illustrato il percorso celebrativo del 150° anniversario dell’Unità Nazionale, simboleggiato con questa mostra dedicata al Tricolore. «Il Tricolore – afferma Maerna – rappresenta l’ideale di libertà, unità e, nei secoli, ha assunto la funzione di identità italiana con le sue molteplici sfaccettature geografiche e tradizionali. La conoscenza della bandiera è molto importante perché consente di appropriarsi della coscienza propria di Nazione che accomuna tutti. Il nostro Tricolore è un simbolo difeso a costo della vita non solo durante i moti risorgimentali, ma anche durante i burrascosi conflitti del Novecento, dalla Grande Guerra sino ad El Alamein. Un simbolo che a distanza di secoli ha segnato anche l’eroico sacrificio dei militari di Nassiriya, a significare che lo slancio ideale e patriottico non si è esaurito nel corso dell’Ottocento, ma continua anche nel Terzo Millennio. Oltre a tutto questo, abbiamo messo a bilancio un significativo importo a disposizione dei Comuni della Provincia affinché possano degnamente celebrare questi centocinquant’anni dell’Unità d’Italia. In varie occasioni dedicate all’Unità d’Italia, ho piacevolmente riscontrato un grande entusiasmo, soprattutto, tra i giovani – continua il Vice Presidente la Provincia – questo vuol dire che stimano il valore e il significato profondo di questa Bandiera, quale simbolo di storia e di appartenenza di una tradizione che non passa».
Ha preso la parola il Generale di Corpo d’Armata Giorgio Battisti, al vertice del Comando NATO di Reazione Rapida in Italia, un Comando multinazionale a guida italiana che è in grado di gestire operazioni in aree di crisi, sito in Solbiate Olona (Varese) che, prima di tutto, ha ringraziato la Provincia di Milano poiché, nella ricorrenza dei 150 anni dell’Unità d’Italia, lo ha invitato a testimoniare le Forze Armate. «L’Esercito – asserisce il Generale Battisti – è stato uno dei principali protagonisti di quel esaltante processo storico, attraverso le lotte condotte nelle campagne risorgimentali. “Vorrei ricordare oggi alcuni altri aspetti poco noti del ruolo svolto dalle nostre Forze Armate in quel periodo. Innanzitutto, i numerosi militari che avevano militato nelle armate napoleoniche ed inquadrati negli eserciti della restaurazione furono i primi a diffondere in Italia i valori e gli ideali di libertà e d’innovazione socio-politica portate in Europa dalla rivoluzione francese. Un’esperienza spirituale e materiale che animò i primi moti del risorgimento e risvegliò l’orgoglio nazionale, inizialmente appannaggio di pochi illuminati intellettuali, che sull’onda dell’entusiasmo cominciarono a diffondersi in tutti gli strati sociali delle popolazioni. Non caso i primi moti rivoluzionari avvenuti nel 1820 a Napoli e nel 1821 in Piemonte furono opera di militari, quali Guglielmo Pepe e Santorre di Santarosa che avevano combattuto nelle file napoleoniche. In secondo luogo, gli interventi a favore della popolazione interessata da gravi emergenze. Ricordo solo l’opera svolta dai nostri soldati nella tutela dell’ordine pubblico e nelle protezione dei cittadini, del tutto abbandonati dalle autorità locali, in occasione dell’epidemia di colera che colpì il meridione d’Italia nel 1867. Di quei drammatici giorni fu testimone Edmondo De Amicis, allora Sottotenente del Regio Esercito, nell’opera “La vita militare”. Infine, L’istituzione della leva obbligatoria, che ha messo in luce un’altra finalità, meno evidente ma forse più importante: la formazione di un’identità italiana. La coscrizione si rivelò uno strumento assai più efficace di altre istituzioni per modellare la nuova Italia e concorrere a realizzare concretamente l’unificazione linguistica, culturale e sociale dei cittadini di una nazione che faticosamente si faceva strada tra lo scompiglio delle rivoluzioni e degli interessi dinastici, dove serpeggiavano divisioni e livori in parte di classe, in parte retaggio di una mentalità feudale. Grazie al servizio di leva gli Italiani hanno potuto progredire e forgiare, nel bene e nel male, in molti dei loro difetti e delle loro qualità, il loro carattere nazionale: furono i mesi passati in caserma, nei riti dell’istruzione, nei rapporti con i Sergenti e gli Ufficiali, nelle libere uscite e nelle punizioni a forgiare molta parte del carattere nazionale. Fu attraverso il servizio militare che milioni d’Italiani scoprirono di essere tali, impararono accanto al loro dialetto una seconda lingua (l’italiano), uscirono dall’orizzonte circoscritto di una valle di montagna o dei pochi chilometri quadrati del "paese", si staccarono dall’immutabile rigidità della famiglia patriarcale con i suoi riti e le sue obbedienze. La leva obbligatoria, vero rito di passaggio dalla giovinezza all’età adulta, ha insegnato a generazioni di ragazzi a leggere e scrivere, seppure sommariamente, li ha abituati ad un’alimentazione completa ed alla cura dell’igiene personale. Chiudo – termina il Generale Battisti – ricordando che nel nostro Comando di Solbiate Olona, composto da soldati di sedici nazioni, abbiamo un’unica bandiera nella quale tutti ci riconosciamo, rispettando gli usi e costumi nonché la cultura di ogni Nazione.”
Il Comandante l’Esercito Lombardia, Generale di Brigata Camillo de Milato, ha molto apprezzato le parole di stima e lo spirito patriottico dall’Assessore Maerna che ha avuto nei confronti delle Forze Armate. Poi, molto emozionato, ci ha parlato del significato della Bandiera. «Ogni Reparto – afferma il Generale de Milato – ha una Bandiera che simboleggia i caduti, essa viene salutata prima del comandante. A tale proposito, vorrei ricordare l’Alpino Luca Barisonzi, ferito in Afghanistan, paralizzato dalla testa in giù, per il quale gli Alpini si sono immediatamente attivati per fargli costruire una casa domotica. Voglio sottolineare che la madre di Luca, dopo questo incidente, si è interessata ai vari gradi degli Ufficiali dell’Esercito. Infatti, un giorno ha chiesto al figlio quale fosse la scala di valore dei gradi degli Ufficiali dell’Esercito e quale fosse quello superiore al Generale di Corpo d’Armata. La risposta di Luca è stata quella del vero eroe: La bandiera! Quindi – prosegue de Milato – il valore della Bandiera è enorme e, quella che ho fatto portare qui, è una delle cinque bandiere storiche della Guardia Nazionale della Regione fondata nel 1860 chiamata “Bandiera dei Corpi Santi”, dell’area di Porta Vercellina e Porta Ticinese, la quale, fino a qualche anno fa, era custodita dal Comune di Milano. Grazie all’allora Sindaco Carlo Tonioli, la custodia di tale Bandiera fu affidata all’Esercito Militare Lombardia e, in questo periodo del mio comando, quindi, essa è esposta nella mia stanza. Il comune dei Corpi Santi di Milano – ha proseguito il Generale – era l’unione amministrativa delle cascine e dei borghi agricoli al di fuori della cinta bastionata di Milano. Si trattava di una vasta area che circondava la città, dove venivano sepolti i morti. Nel 1873, Milano era davvero piccolissima e, l’area dei Corpi Santi era una zona franca. Però, nel 1873, con Regio Decreto di Re Emanuele II, il Comune dei Corpi Santi fu inserito a Milano e, così dovettero sottostare al pagamento delle tasse».
La manifestazione si è conclusa con i ringraziamenti dell’Assessore, nonché Vice Presidente della Provincia dott. Ing. Novo Umberto Maerna, nei confronti del Generale di Corpo d’Armata Giorgio Battisti, del Generale di Brigata Camillo de Milato, dell’Assessore Provinciale Del Nero, dei consiglieri Nitti, Mardina, Capodigi, Esposito, del Consigliere Provinciale e Sindaco Musella e del Presidente dell’Associazione Nazionale Pugliesi Nino Basciano.

Principia Bruna Rosco

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