Periodo estivo, periodo nel quale il dilemma e sempre quello, la ricerca di una location esclusiva, con mare cristallino, con gastronomia che deve soddisfare un palato sempre più esigente perche si sa, i peccati di gola, quando si e in vacanza, diventano quasi un’ossessione.
Si è mentalmente portati a indirizzarci verso mete estere, spesso esotiche, invase da un turismo (troppo) modaiolo, tralasciando magari ciò che il nostro paese e ancora in grado di offrirci, e perché no, di stupirci.
Quello che appare di fronte ai nostri occhi a San Vito Lo Capo, estrema costa occidentale sicula nella provincia di Trapani, ci lascia davvero ammutoliti, estasiati dalla bellezza di un paesaggio che, nei suoi colori e nei suoi profumi, rispecchia quello che poi, nel nostro curioso girovagare, è un pò l’anima stessa della gente di questo Paese dove tradizioni e cultura, anche gastronomica, sono un connubio indissolubile.
La storia di San Vito Lo Capo rispecchia le vicissitudini di una terra, passando attraverso periodi di crescita, dominazioni, leggende popolari che ruotano proprio attorno alla omonima basilica del santo protettore, ed è in questo continuo passaggio di culture sia arabe che europee che la gastronomia locale ha subito dei forti influssi nei propri sapori e nella preparazione di piatti che, pur legati a tradizioni marinare, hanno saputo abbinare lontane tradizioni locali a quanto di nuovo hanno apportato popoli di diverse etnie.
E’ proprio in questo contesto che si svolge a San Vito la tredicesima edizione del “cus cus fest”, quest’anno presentato alla stampa con lo slogan “what a colorful world”. Questa manifestazione, fortemente voluta anni addietro dall’amministrazione comunale del Paese che, nell’ambito di una socializzazione e integrazione multirazziale, ha sviluppato l’idea proprio riunendo le persone di fronte a un cibo che, seppur africano, e stato sempre apprezzato come piatto della pace comune a varie culture, e sapientemente lavorato anche da Paesi non proprio del bacino di origine.
L’edizione 2010, dal 21 al 26 settembre, si ispira a un mondo di colori, un colorful world stante la globalizzazione dell’evento, che l’organizzazione ha apostrofato come una convivenza tra diverse culture,popoli e tradizioni, vede appunto protagonista il cous cous, un piatto anch’esso ricco di storia non solo gastronomica. I Paesi partecipanti alla festa, celata sotto una gara su chi esibirà il miglior piatto, saranno ben nove, oltre alle europee Italia e Francia, saranno presenti Algeria, Costa d’Avorio, Israele, Marocco, Palestina, Senegal e Tunisia.
La giuria tecnica sarà composta dal presidente Edoardo Raspelli, noto critico gastronomico nonché conduttore della rubrica Melaverde di Retequattro, Donatella Bianchi di Linea blu e Laura Ravaioli, giornalista del Gambero Rosso. Non mancheranno giudici popolari che saranno chiamati al voto, non sarà certo un compito semplice viste le raffinatezze che abili e sapienti mani forgeranno nella kermesse cittadina, nell’esaltazione del gusto di ingredienti semplici alla presentazione di quello che saranno delle piccole opere d’arti. L’Italia dovrà difendere il titolo conquistato la passata edizione, ma, comunque vada la gara, quello che sarà importante è mantenere lo spirito di festa e integrazione che è alla base di una umana solidarietà. Consigliamo di seguire tutte le manifestazioni collegate all’evento sul sito ufficiale www.couscousfest.it
Per chi volesse partecipare all’evento, o pensare di programmare una vacanza in questa perla Sicula, le strutture di San Vito sono in grado di offrire un’accurata ricettività turistica, sia a livello alberghiero che di ristorazione, pensate che in questo piccolo borgo marinaro si trovano ristoranti che sono catalogati fra i primi in assoluto nel panorama culinario italiano.
In uno di questi, il ristorante “Profumi di cous cous” lo chef Giuseppe Abate, esprime l’eccellenza nella preparazione di piatti di alta cucina legata a sapori dell’isola. Una accurata e meticolosa, scelta di freschissimi prodotti locali, sono la base sulla quale poi la creatività, e il tocco del maestro, sono in grado di esprimere il meglio di una cucina semplice ma estremamente raffinata nei sapori. L’abilità sta proprio nel far si che ogni prodotto venga accuratamente dosato consentendo a ogni ingrediente di esprimere al meglio il proprio naturale sapore, con la continua ricerca di accostamenti che esaltano profumi e gusto di alimenti legati alla cultura marinara. Una sua creazione, chiamata eruzione, merita una citazione speciale, non solo perché alla base del piatto vi è il cous cous, ma per la maestria e la genialità con la quale è stato composto, cous cous al nero di seppia e freschissimi ricci di mare, presentato in una forma di vulcano che è pronto a esplodere in un eruzione di sapori che ricordano terre lontane. La grandezza di questo chef, con il quale più che la concessione di un’intervista formale a gsamasternews, abbiamo avuto una piacevole e amichevole conversazione, sta nella semplicità della sua persona, l’umiltà di un uomo che non si atteggia a primadonna come altri blasonati colleghi, la sua passione per la cucina che, nei suoi piatti, traspare in tutto il suo calore. Il ristorante stesso è un po’ la sua anima, rappresenta la sua terra, quella che Giuseppe con i suoi capolavori, vuole far conoscere, e far apprezzare, ai suoi ospiti in un giardino che è il luogo ideale per una cena da mille e una notte. Il palmares di riconoscimenti ottenuti in questi anni dallo Chef Abate, dalla guida michelin ed Espresso sino ad Alberghi e Ristoranti d’Italia, sono la conferma che la professionalità e creatività delle nostre eccellenze, siano un patrimonio da valorizzare che altri Paesi ci invidiano, e dar loro la più ampia visibilità come uomini di una cultura che passa attraverso il cibo.

Massimo Passera

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