Abbiamo visto come, utilizzando lo strumento dell’Impronta Ecologica, si cerchi di definire quantitativamente l’impatto dell’uomo e delle sue attività sulla natura attraverso una formula matematica. L’intuizione più importante dei ricercatori che hanno messo a punto il concetto di I.E. risiede proprio nell’aver tradotto i complessi flussi di energia e di materia che caratterizzano la presenza e le attività umane trasformandole in un’unità di misura comune: la domanda di superficie di terra ecologicamente produttiva pro-capite.
I = P x A x T dove:
I = impatto della specie umana sulla biosfera;
P = popolazione presente sul pianeta;
A = uso delle merci;
T = tecnologia (qualità tecnica delle merci correlata alla produzione e al consumo di una quantità di beni). L’equazione può essere descritta anche come:

Impatto ambientale = Popolazione x Consumo pro capite x Impatto per unità di consumo

dunque, possiamo rappresentare l’impatto per unità di consumo sotto forma di superficie di terra necessaria per produrre tale unità di consumo considerando tutti gli scambi di energia e di materia “incorporati” in tale produzione; significa mettere in relazione il bene consumato (materiale e immateriale) e le relative quote di superfici di diverso tipo:

• Superficie di terra coltivata necessaria per produrre gli alimenti (superficie agricola);
• Superficie di pascolo necessaria a produrre i prodotti animali (superficie per pascolo);
• Superficie di foreste necessaria per produrre legname e carta (superficie forestale);
• Superficie di terra necessaria alle infrastrutture edilizie (superficie degradata, costruita o comunque non ecologicamente produttiva);
• Superficie di mare necessaria per produrre pesci e frutti di mare (superficie marina);
• Superficie di foresta necessaria per assorbire la produzione di anidride carbonica risultante dal consumo energetico (superfici per produzione di energia).

Facendo i conti, si vede che ogni essere umano di questo pianeta ha, in media, un’impronta ecologica di circa 2,2 ettari (ha) ma la superficie utilizzabile, la biocapacità del pianeta è di soli 1,8 ettari (ha) a testa. L’I.E. media degli italiani è di 3,8 ettari contro una disponibilità di terra produttiva sul territorio nazionale di 1,3, dunque siamo in deficit di 2,8 ettari produttivi pro-capite nei confronti del mondo. Consumiamo il triplo di quello che dovremmo, e colmiamo la mancanza di risorse importandole dai paesi in via di sviluppo. Possediamo un’auto ogni due persone (una ogni dieci la media mondiale) e i nostri consumi sono in crescita, difatti un italiano medio:
– produce più di 350 chili di rifiuti l’anno e quasi il doppio di CO2 rispetto alla media mondiale (cioè dieci volte più di un indiano),
– consuma mediamente 150 chili di carta l’anno: quattro volte più della media mondiale, settantacinque volte più di un indiano,
– consuma tre volte più combustibili fossili rispetto alla media mondiale e ventitré volte più di un indiano.
Per controllare meglio gli sprechi e dirigerci verso l’equilibrio di un sistema economico-produttivo ecologicamente sostenibile dovremmo razionalizzare e ridurre i nostri consumi e modificare l’attuale disparità distributiva secondo la quale i paesi più ricchi hanno un consumo di risorse e una produzione di rifiuti pro capite molto più elevata di quella dei paesi poveri e si appropriano della maggior parte del capitale naturale a disposizione.
Per riuscire in questo, oggi abbiamo a disposizione un impressionante quantità di soluzioni tecnologiche che ci possono consentire di raggiungere l’ obiettivo senza eccessive rinunce, ma se anche i paesi in via di sviluppo cresceranno secondo il modello di sviluppo occidentale, non ci saranno risorse disponibili per tutti: è giunto il momento di prevedere ed attuare nuovi modelli di crescita economica e di distribuzione di risorse naturali finché siamo in tempo.

Olivia Carone