Ancora una pessima notizia da Pompei. La domus di Loreto Tiburtino, uno splendido reperto di una civiltà da cui la nostra attuale è nata, è stata duramente colpita dalla nostra colpevole incuria, subendo lo stesso oltraggio della domus dei Gladiatori. La domus di Loreto Aprutino ha visto crollare una parte del suo splendido portale e, almeno sembra, danneggiati i dipinti che portano la firma “LUCIUS PINXIT”. Si tratta di uno dei monumenti più visitati e descritti di Pompei, la città che mostra al mondo contemporaneo quale fosse la civiltà romana venti secoli or sono. Sembra che la causa sia stata la pioggia. E’ possibile che sia stata questo il motivo che ha provocato il crollo. Ma cosa pensavamo, che si trattasse della Leptis Magna, vicina al deserto? Chi cerca questa giustificazione si è dimenticato che nella zona di Pompei il fenomeno delle piogge, anche di quelle violente, esiste? Coloro che sono predisposti alla tutela del patrimonio nazionale ignorano la meteorologia? Subito sono nate le giustificazioni, che però non sono affatto accettabili. E’ come se un Museo dove sono custoditi gioielli preziosi, si giustificasse, in caso di furto, del fatto che i custodi si erano dimenticati, per distrazione, di chiudere la porta e inserire il congegno antifurto. L’Italia è la nazione che è nota e visitata nel mondo per le sue bellezze, è tutta un museo inserito in una cornice splendida fornitaci da madre natura. Anche prescindendo dall’aspetto artistico, non dovremmo mai dimenticare che l’industria turistica è quella che è sempre stata attiva ed è quella che frequentemente tappa le falle che, specialmente in questi tempi, rendono poco solide le finanze della Nazione. Noi temiamo che tutto finirà, more solito, con il balletto delle responsabilità, con la conclusione che tutta la colpa è stata della pioggia e della jella e poiché la pioggia e la jella non possono essere condannate dal Tribunale, tutto finirà a tarallucci e vino. Ne siamo talmente convinti, che siamo in paziente attesa di vedere l’inoltro dei soliti documenti alla Procura di Napoli o di Torre Annunziata, con le solite iscrizioni nel registro degli indagati, attendendo filosoficamente che il prossimo nubifragio (che statisticamente prima o poi verrà) assesti un altro duro colpo a Pompei, la città che il Vesuvio aveva seppellito due millenni or sono e che noi, eredi di questo reperto meraviglioso, non sappiamo difendere. Una civiltà che non sa proteggere il proprio patrimonio, specialmente se splendido e glorioso come il nostro, o si ravvede della propria negligenza o ne pagherà le conseguenze.

Umberto, Luciana e Roberto Granati
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