Nel settore della riduzione dei consumi l’Unione Europea ha analizzato quali siano i settori che maggiormente consumano energia e dagli studi e dalle verifiche effettuate sono risultati essere il settore dell’edilizia, delle industrie manifatturiere, della conversione dell’energia e dei trasporti.
In particolare il settore più energivoro in assoluto è quello edilizio, che produce, in termini di riscaldamento, illuminazione, apparecchiature e attrezzature, il maggior consumo complessivo di energia pari a circa il 40% del fabbisogno energetico totale europeo, in particolare per quanto riguarda l’utilizzo di energia per il riscaldamento.

In una logica di riduzione della domanda interna ai fini del controllo delle fonti energetiche per evitare che i consumi di energia, e quindi le emissioni di biossido di carbonio, siano destinati ad aumentare poiché aumentano sia l’intensità energetica dei consumi che il numero degli utenti europei, e ricordando che l’UE si è impegnata a ridurre del 20% il consumo annuo di energia primaria entro il 2020, possiamo capire in quale ambizioso progetto sovranazionale ci si trovi coinvolti, per conseguire il quale sono stati creati settori normativi specifici come quello dell’efficienza energetica in edilizia.

Sin dagli inizi del nuovo secolo l’Ue presentò una proposta per istituire un quadro giuridico per limitare l’aumento del consumo di energia nel settore edilizio.
La proposta conteneva le basi per l’istituzione di un quadro generale per un metodo comune di calcolo integrato del rendimento energetico degli edifici che, sulla base degli emendamenti approvati dal Parlamento europeo nel febbraio 2002, la Commissione approvò come nuovo testo della proposta modificata di Direttiva sul rendimento energetico nell’edilizia n.2002/91/CE che i vari stati membri dovevano recepire entro il 4/1/2006 e che l’Italia recepì in ritardo rispetto ai termini fissati ed in modo parziale, motivo per cui è stata messa in mora, il che significa il pagamento di multe salate.

Il metodo di calcolo integrato da realizzare a livello nazionale dovrà tenere conto non solo della qualità dell’isolamento termico dell’edificio, ma di fattori quali gli impianti di riscaldamento e di raffreddamento, dell’energia usata per la ventilazione, degli impianti d’illuminazione, della posizione dell’edificio, del recupero di calore, dell’apporto di calore dal sole e da altre fonti di energia rinnovabili.
La noma fu poi integrata dai decreti attuativi D.lgs. 192/2005 e 311/2006, e infine dal Decreto del Pres. della Repubblica 2 aprile 2009, n. 59 concernente attuazione della direttiva 2002/91/CE sul rendimento energetico in edilizia.
Sebbene attualmente si parli sempre più spesso di certificazione energetica ed efficienza energetica in edilizia, questo argomento ed i suoi obiettivi, sono poco chiari ancor oggi al cittadino comune che acquista o affitta un immobile, ma ci porta a una vera rivoluzione nel settore edilizio e della valutazione immobiliare.

Olivia Carone