A sfogliarlo vengono in mente tanti ricordi. Soprattutto a chi, come tanti di noi, hanno vissuto quegli anni da spettatori attivi, facendosi accompagnare nella loro adolescenza o nella loro gioventù da tanti volti e voci amiche. Molte delle quali non si sentono ormai più, perché finite nel dimenticatoio o, purtroppo, passate a miglior vita.
Era l’inizio degli anni Ottanta, gli anni del secondo boom economico, gli anni in cui il made in Italy faceva sfracelli in giro per il mondo sull’onda dei gol di Pablito Rossi in terra di Spagna; gli anni in cui la televisione commerciale iniziava a muovere i suoi primi timidi – ma enormi – passi.
Un’impresa da pazzi per alcuni, una grande opportunità per altri e, l’inizio di una nuova era per tutti: ma, fatto sta, che, a distanza di trent’anni, quel sogno irrealizzabile è divenuto realtà; una realtà fatta di audience da capogiro e fatturati milionari.
Trent’anni che, come si conviene per tutti eventi che hanno fatto storia, possono essere narrati solo da chi li ha vissuti in prima persona e da chi ci ha messo veramente il cuore, la mente e l’anima per poterli realizzare.
Molti grandi nomi vengono in mente quando si parla di Tv commerciale, a iniziare da vere e proprie leggende del piccolo schermo come il “Grande Mike” o il compianto Enzo Tortora. E proprio da lui, dal protagonista del mercatino televisivo in rigoroso stile londinese, perennemente succube degli imbarazzanti silenzi del famigerato pennuto verde “Portobello”, che inizia questa infinita “favola” del Novecento. E da una fredda e nebbiosa serata autunnale in particolare.
Era il 1977 e il giorno, non a caso, era proprio quello che seguiva quello più infausto per eccellenza: il 2 novembre, la commemorazione dei defunti. Il 3 novembre di quell’anno nasceva infatti Telealtomilanese, la prima vera esperienza televisiva privata italiana a sfidare il monopolio incontrastato di Mamma RAI. In un capannone di una piccola cittadina della Brianza, conosciuta solo per la stretta vicinanza con l’aeroporto internazionale di Milano Malpensa, un manipolo di coraggiosi (così li definiscono gli autori, ndr) dà vita all’antenata dell’odierna Antenna 3. Un vero e proprio tsunami per l’intero mondo televisivo dell’epoca: “Libera antenna in libero Stato”, avallata da una storica sentenza del pretore Gaetano Cioffi.
Il seguito è storia. E i suoi protagonisti, eroi di cui rabbrividisce narrare le gesta. Molti sono i sorrisi e le facce stanche, provate dal duro lavoro e da notti insonni che fanno capolino tra le pagine del libro. Da quella simpatica e scanzonata di Walter Chiari, sempre pronta a interpretare l’ultima barzelletta da bar dello sport, a quella seria e concentrata di Maurizio Costanzo. O ancora: quella ironica del grande “toreador” Corrado Mantoni. Ma da una in particolare traspare la vera essenza del tubo catodico: quella di Renzo Villa, il vero artefice di questa profezia. Colui che ha saputo tradurre in realtà il sogno di pochi visionari.

Roberto Bonin

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