Ho voluto incontrare Alessandro Bolognini perché, nonostante sia un giovanissimo artista di appena vent’anni, della sua arte ne ho sentito parlare parecchio. Alcuni critici affermano che dipinge e scolpisce la verità delle parole non dette. «La pittura tradizionale non fa al caso mio – mi dice l’artista, sicuro di sé – voglio mostrare la realtà per ciò che è, per la verità che rappresenta».

Per le Sue composizioni a chi si è ispirato? «Nel creare le mie opere mi ispiro in parte all’espressionismo tedesco e a personaggi contemporanei come Tim Burton ma creo comunque con la mia testa, secondo i miei stati d’animo».

Cosa rappresentano le Sue opere? «Le opere fino ad ora realizzate rappresentano gli dei, illusioni concrete, attimi di presa di coscienza. In generale, tali opere, cercano di reinterpretare certi atteggiamenti che si riscontrano nella realtà».

Sono opere pittoriche o anche scultoree? «Si tratta prevalentemente di sculture e di un tipo di pittura tridimensionale. E’ una scultura simbolica fortemente critica nei confronti di una società, fino al terzo millennio, ancora imprigionata dalle catene dell’illusione».

Quali materiali usa? «Mi piace usare materiali di recupero, quali metallo, polistirolo, legno, chiodi, fil di ferro, presi nei cascinali della terra delle mie origini: il novarese. Utilizzo inoltre acrilico e bombolette».
Da cosa prendono spunto le Sue opere? «Amo scrivere, ed è proprio dalla scrittura che prendo spunto per realizzare alcune mie opere. Si tratta di un’arte sincera ed aggressiva che rappresenta personaggi che emergono dall’inconscio».

Per giungere a questo livello di qualità artistica, quali strade ha percorso? «Le strade sono state percorse senza che me ne accorgessi di camminare. Volevo conoscermi profondamente, sentivo il bisogno di dare un valore alla mia vita. Questo percorso si è dipanato tra molte contraddizioni, ma sempre in varie direzioni artistiche. Attraverso la conoscenza, ho cercare di svelare la verità dell’arte che stava già dentro di me».

L’età anagrafica conta molto nella vita di un artista? «Credo contino di più le esperienze fatte e la capacità dell’artista a canalizzare l’energia che ha dentro e che gli serve ad esprimere un concetto».

Com’è risaputo, l’arte è sofferenza, quali domande si è posto a tale riguardo e quali sono state le risposte? «Io vivo la vocazione, la passione per l’arte che fortifica la perseveranza, ma non riesce ad eliminare tutti i perché della sofferenza di cui ogni artista è portatore sano. Le domande sono scontate. Una vita è fatta anche di sofferenze perché il dolce non è tanto dolce se non c’è anche l’amaro. Credo quindi che in qualche modo la sofferenza sia formativa per l’individuo perché lo rende capace d’apprezzare il resto, sempre che ci sia.

Mi sa spiegare il significato di eternità? «L‘eternità è una dimensione concreta raggiungibile solo attraverso un sacrificio».

Quando si accosta alla tela o ai suoi materiali, conosce già il soggetto dell’opera o preferisce scoprire passo passo il realizzando? «Forse, entrambe le cose. Di fatto mi abbandono ad elementi della fantasia che stimolano la creazione in un dialogo con la materia».

Cosa esprime l’arte? L’arte esprime una visione soggettiva ma che cerca riscontri nella realtà rapportandosi ad essa

Dov’è riposta la Sua arte? «Per la maggior parte nell’archivio della mia memoria, poi riaffiorati in funzione del momento che sto attraversando. Quindi si può dire che emerga dal mio inconscio».

Lei pensa di esprimersi con un linguaggio accessibile a tutti? «ritengo che solo chi abbia voglia di capire e mettersi in gioco possa apprezzare la mia arte ».

Quali sono i Suoi impegni futuri? «Ho in programma una personale presso una Galleria in Brera a Milano».

Sinceramente sono rimasta affascinata da questo bellissimo giovane artista dell’arte del terzo millennio; sono stata colpita dalla sua genialità e dalla passione nella cura che vi profonde nelle sue opere. Lascia senza parole il fatto di constatare che, a soli vent’anni, si esprime come un “vecchio saggio”. Le sue opere non sono state create per fare del marketing o soldi e neppure per esibizionismo. Sono opere uniche create solo per amore dell’arte.
Ha già tenuto varie mostre di pittura, come quella che ho visitato nel Parco Nazionale d’Abruzzo, a Barrea (AQ), quella tenuta a Pietra Ligure nello spazio della Chiesa sconsacrata, quelle tenute presso varie Gallerie d’Arte e, in tutte si è comportato da vero professionista. «E’ un artista che riesce a materializzare i suoi sentimenti e il proprio stato d’animo – dice di lui il noto giornalista Vittorio Aggio – E’ un autentico innovatore».
D’altronde, questo era il percorso che fin da piccolo si era prefissato Alessandro Bolognini. Infatti, aveva forse dieci/undici anni quando iniziò la sua ricerca introspettiva, decodificata dalla sua immensa passione dalla quale ora nascono interpretazione di una realtà che rivela luci e ombre interiori risolte con gemme di giallo, dalla passione di un rosso, alla pace del verde, tutti cromatismi che si individuano in uno stile personale dell’arte contemporanea in una funzione simbolica che rappresenta il bene e il male, il vero e il falso, il reale e l’astratto, da dove esce la vera tempra del suo carattere. Bolognini ha avuto il coraggio di spingersi oltre l’accademico dell’arte puro e semplice, è riuscito ad avere uno stile tutto proprio per raggiungere un traguardo appagante. Le “Figure Umane”, sospese tra realtà e finzione, sono creazioni in costante movimento, che parlano del suo mondo interiore con elementi del vissuto personale e collettivo; esse sono immesse nella coerenza del nostro tempo proiettato nel nuovo millennio, create in un momento di grossa trasformazione dell’arte e riescono a mutare i condizionamenti dell’arte stessa.
Da questo giovane e geniale artista, emerge prepotente il suo talento e, a giudicare dal successo ottenuto, la sua strada artistica sembra essere aperta. Il suo essere pittore e scultore ha diversi modi di esprimersi, ma entrambi si fondono in un percorso esistenziale assunto per superare lo scoglio compositivo, usando creatività inventiva ed immaginaria. Nelle ultime produzione artistiche di Bolognini, vediamo una forza solida. Le sue opere sono mediate dalla sua spiritualità, sono l’identificazione di una storia dai mille volti. I suoi giovani anni li ha dedicati in gran parte all’arte e allo studio, spesi nella ricerca di nuove esperienze, di nuovi codici, di nuove rivelazione e, quindi, anche di nuove forme, legate proprio alla sua grande spiritualità. La tecnica gli serve per creare una base solida alle sue opere, poi c’è il suo vedere lontano, nel futuro.

Principia Bruna Rosco