Al certificato energetico in Europa è quindi attribuito una duplice funzione:
– da un lato un’attestazione dell’esame approfondito svolto su quella specifica struttura edilizia al fine di conoscerne e stimarne il consumo;
– dall’altro un documento contenente indicazioni specifiche per il miglioramento della sua efficienza energetica strutturale ed impiantistica.
Non quindi un semplice documento cartaceo dal valore puramente teorico ma un riferimento operativo per il miglioramento e la riduzione dei consumi, che, naturalmente, influisce anche sul valore immobiliare. Il concetto originale europeo prevedeva anche che in fase di costruzione, locazione o compravendita di un edificio, si sarebbe dovuto mettere a disposizione l’ attestato relativo al rendimento energetico per fornire informazioni utili agli utenti, in modo da consentire loro di valutare e raffrontare le prestazioni energetiche di diversi immobili prima di scegliere. Questi certificati avrebbero dovuto essere resi ben visibili e consultabili anche negli edifici pubblici per raggiungere un obiettivo divulgativo ed informativo. Come sappiamo l’Italia ha recepito inizialmente solo alcune parti, per esempio dimenticandosi dell’obbligatorietà della consegna all’acquirente o locatario del certificato energetico, parte attuata solo di recente sotto la minaccia di un’altra sanzione europea.

Ma in Italia siamo andati molto oltre la noiosa banalità europea che ha consentito in ciascun Paese la creazione di un solo, certo, trasparente, sistema nazionale di certificazione salvo rarissime eccezioni: in Italia ne abbiamo una decina. Dato che la norma nazionale italiana che costituisce il riferimento, appunto, nazionale, è meno performante rispetto alle omologhe europee ed è arrivata buon ultima, dopo cioè che alcune regioni italiane che possiedono la titolarità di legiferare sull’argomento energetico avevano già creato un loro sistema di certificazione energetica regionale, abbiamo un’Italia sostanzialmente divisa in due :

– da una parte regioni che hanno legiferato in materia energetica in modo più o meno completo ed efficiente : Valle d’Aosta, Piemonte, Liguria, Lombardia, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Toscana, Puglia e Sicilia;
– dall’altra regioni prive di una legge quadro regionale in materia, (di competenza regionale), e che seguono le indicazioni della normativa nazionale: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Lazio, Marche, Molise, Sardegna, Umbria e Veneto, mentre l’entrata in vigore dell’obbligo di certificazione energetica si è differenziata a seconda delle più disparate programmazioni regionali.

A tutto questo possiamo aggiungere che i sistemi di calcolo regionali, ovvero il risultato della classificazione energetica A-G, non sono omogenei, pochè ciascuno di essi si basa su criteri diversi, ovvero in sostanza una classe energetica p.es. A in una regione differisce nel suo comportamente energetico e nella sua efficienza da una classe energetica sempre A ma in un’altra regione, che ha adottato un sistema di calcolo differente, se pur basato sulle indicazioni normative nazionali ma contestualizzato regionalmente. Dunque le certificazioni non si possono paragonare, e nemmeno i valori immobiliari.

E il risultato è il caos più assoluto.

Non esiste congruità tra sistemi di certificazione regionali, non un sistema di riferimento per la comparazione dei dati derivanti dalla certificazione, non un barlume di omogeneità normativa soprattutto in previsione del fatto che tutto questo deriva dal recepimento di una sola normativa nata una decina d’anni fa, la 2002/91/CE, ma dall’inizio di questo mese è entrata il vigore la revisione di quella stessa normativa che prevede “nearly zero energy buildings”, NZEB, ovvero interventi edilizi permessi solo se rivolti esclusivamente alla realizzazione di performance energetiche molto, molto elevate: edifici pressochè a zero energia.
Come faremo in Italia, se non siamo riusciti in dieci anni nemmeno a creare un sistema nazionale ? Certo è che la mancanza di know-how tecnico è un lusso che non possiamo più permetterci, ma lo affronteremo in un prossimo articolo.

Olivia Carone