La biodiversità è sempre più riconosciuta come un elemento prezioso del nostro patrimonio comune verso il quale i cittadini europei mostrano sempre più interesse per la protezione di specie e habitat rari e in pericolo. Oltre i noti motivi legati al surriscaldamento terrestre e all’abbattimento di inquinanti e Co2, non è sempre chiaro il connubio tra salvaguardia ambientale e salute umana. Occorre ricordare che le esigenze biologiche dell’essere umano sono, nonostante i millenni, sempre le stesse per il cibo, l’aria pulita, la protezione dal clima e in generale le interrelazioni con il clima e le stagioni. Gli ecosistemi naturali nel senso più profondo e pieno del termine regolano il ben-essere delle specie viventi sul pianeta, specie “homo sapiens” compresa.
A questo possiamo aggiungere l’aspetto del riequilibrio psicologico che l’ambiente naturale esercita sulla psiche umana che in quantità sempre maggiori, come recentemente emerso da proiezioni europee, vive e vivrà in aree fortemente urbanizzate e costruite quasi senza tener conto della necessaria integrazione con l’ambiente naturale, costituendo un sistema antropicamente complesso, artificiale, bioclimaticamente sempre meno gradevole, sempre più inquinato ed ecologicamente povero. Sempre maggiori concentrazioni di inquinanti organici persistenti nei cibi e nell’acqua potabile con conseguente contaminazione dell’ambiente naturale, a volte in modo irreversibile. Prendendo coscienza di questa situazione contingente, tra i vari metodi con i quali l’Europa propone di intervenire realizzabili senza investimenti rilevanti e principalmente attraverso una saggia ed oculata pianificazione, vi sono i corridoi verdi o greenways. Tecnicamente si tratta di aree aperte caratterizzate da una connessione lineare, comprendenti aree urbanizzate, cinture verdi e parchi realizzati lungo siti naturali, linee ferroviarie in disuso, creste montane, o percorsi formati dalla connessione di parchi ed aree naturalistiche protette gestite e sviluppate in modo da ottenere attraversamenti ricreativi di pregio ambientale, ecologico e culturale che permettano di conoscere il territorio e le sue ricchezze e riservati ad un uso costituito da mobilità lenta, in particolare pedoni e biciclette. Lo scopo primario consiste nel connettere le popolazioni con tutte le possibili risorse del territorio (agroforestali, paesaggistiche, storico-culturali, etc.) e con gli insediamenti urbanistici, da e per le città e nelle aree rurali. Ma non meno rilevanti potrebbero manifestarsi altri effetti sulla riduzione dell’inquinamento dovuto alla mobilità, si pensi ad esempio al fenomeno del pendolarismo urbano sostituibile in gran parte da uso di biciclette o mezzi elettrici preposti allo scopo. Aree attrezzate dislocate lungo i percorsi renderebbero l’uso di questi sistemi stabile nel tempo e preferibile se associato a zone di interscambio con mezzi pubblici locali in un’ottica di piacevolezza di tragitto, fatto che potrebbe intercettare anche una buona parte di turismo ecologicamente e culturalmente sensibile.
Occorre infatti prendere coscienza che in un territorio urbanizzato come quello europeo, data l’importanza riconosciuta della preservazione della biodiversità animale e vegetale per il nostro benessere e la nostra salute, oltre che per una migliore qualità dell’ambiente in cui viviamo, potrebbe essere una possibilità da cogliere la creazione di greenways per la biodiversità e per la tutela dei migratori al fine di garantire la sopravvivenza a lungo termine delle specie e degli habitat europei più preziosi e più minacciati.
La tutela si realizza appieno, infatti, non dichiarandola teoricamente ma attuandola concretamente e quotidianamente, e lasciando la possibilità ai nostri “coinquilini” di spostarsi attraverso il territorio senza dover essere bloccati da aree antropiche eccessivamente estese, ricreando un sistema ambientalmente più genuino e vicino a quella ecologicità, e biodiversità, originaria che abbiamo così tanto modificato nel corso dei secoli.
Come si afferma sempre più spesso nei documenti di provenienza europea, la ricchezza dell’Unione europea si fonda sul mutuo rispetto delle diverse identità che la compongono. La nostra biodiversità, il cui valore biologico, estetico e genetico è inestimabile, fa parte della nostra identità. Essa costituisce un patrimonio naturale che abbiamo il dovere morale di amministrare al fine di trasmetterla alle generazioni future. Si tratta di un patrimonio naturale ricco, ma al tempo stesso fragile : garantirne una esistenza duratura è quindi d’importanza vitale per la nostra stessa sopravvivenza.

Olivia Carone