Nella stupenda sala Radetsky di Palazzo Cusani – Via Brera 15 – Milano, il Circolo di Presidio dell’Esercito Militare Lombardia, in collaborazione con l’Unione Nazionale Ufficiali in Congedo UNUCI, Sede di Milano, hanno tenuto una interessante conferenza su tre uomini illustrissimi: Giulio Cesare, Napoleone Bonaparte e Giuseppe Garibaldi. Relatore della suddetta conferenza è stato l’illustrissimo Prof. Dario Cova, medico e storico, che ha brillantemente illustrato tutte le loro virtù, ma anche i loro vizi.
Ha aperto la Conferenza il Generale Giovanni Fantasia, Presidente dell’UNUCI che ha espresso gratitudine al Generale di Brigata Camillo de Milato, Comandante l’Esercito Lombardia per la magnifica sala messa a loro disposizione. Poi, con molto orgoglio, ha presentato il Prof. Dario Cova che, dopo i preamboli dei ringraziamenti, ha iniziato col parlare di Cesare, nato nel 100 a. C. Attraverso Cesare si apriva un nuovo secolo, e iniziava una nuova epoca della storia romana ed universale. Grande condottiero e grande conquistatore, sempre vittorioso, con lui, Roma entra nella terza fase della sua storia. Si autoproclamò Imperatore, dittatore a vita, quindi, la massima autorità del mondo romano. Un Impero continuato per cinque secoli. A lui si deve la frase celebre “Il dado è tratto” che disse quando si avviava allo scontro frontale con Pompeo ne “Il passaggio del Rubicone”. Era un uomo di statura alta, magro, forte, elegante, occhi scuri dallo sguardo dominatore, fronte spaziosa, aspetto nobile e voce vibrante, geniale, temerario, ma anche clemente. Per tutta la vita aveva esercitato con gran determinazione il suo potere anche se dominato da un certo fatalismo. Uomo affascinante, bellissimo con un grande ascendente sulle donne. Conquistò Cleopatra, una meretrice coronata, una donna consumata dalla lussuria e mai sazia di ricchezza e sesso. Con lei ebbe un figlio: Cesarione. Sposò, per la dote o per opportunità politiche, quattro donne: Cossuzia, Cornelia, Pompea e Calpurnia. Cesare era un patrizio della piccola nobiltà che aveva un grande ascendente sul popolo per i suoi sentimenti repubblicani, che lo portarono ad essere ucciso. Le 23 pugnalate finali, fecero terminare una vita da gigante.
Il Prof. Cova, prosegue parlando di Napoleone, nato ad Ajaccio in Corsica il 15 agosto 1769. Condottiero, Statista, Imperatore dei francesi e Re d’Italia. Nel parlare di questo grande personaggio, nella sua voce si sentiva una grande emozione. Napoleone, dotato di un temperamento emotivo ed inquieto, desideroso di potere, opportunista, instaurò una dittatura militare che, attraverso una riforma costituzionale, affidava il potere a tre Consoli, il Consolato, di cui presto divenne Primo Console. Napoleone aveva solo 30 anni e gestiva un potere enorme, sottoponendo l’intero territorio francese al controllo del governo centrale tramite l’azione dei prefetti e dei sindaci che erano di nomina governativa. Riorganizzò gli ordinamenti legislativi che portarono al Codice Civile del 1802, sancendo i principi della libertà individuale, dell’uguaglianza giuridica e della proprietà privata. È stato un grande riformatore che favorì la pace sociale e stipulò nel 1801 un concordato con la Santa Sede, riconoscendo il cattolicesimo come religione della maggior parte dei francesi. Con la forza delle armi, riorganizzò l’Europa centro-occidentale in modo conforme agli interessi francesi. Le coalizioni contro Napoleone alla fine lo sconfissero nella battaglia di Lipsia o delle Nazioni dell’Ottobre 1813. Ritornato a Parigi fu costretto ad abdicare e gli venne concessa la sovranità sull’isola d’Elba. Il primo Marzo 1815 fugge dall’Elba. Iniziano così i 100 giorni che si concluderanno con la sconfitta di Waterloo, 18 Giugno 1815. Confinato nella lontana Isola di Sant’Elena, Napoleone Bonaparte morì a Longwood, sotto la sorveglianza degli inglesi, il 5 Maggio 1821. Dopo tanto onore e valore, morì solo e abbandonato da tutti, come mirabilmente descritto da Alessandro Manzoni nella famosa Ode “Il cinque Maggio”.
Infine, il Prof. Cova è passato a parlare del grande Garibaldi, generale, patriota e condottiero, noto anche con l’appellativo di Eroe dei due mondi per le sue imprese militari compiute sia in Europa, sia in America meridionale. È l’eroe nazionale per eccellenza più celebre del nostro Risorgimento. Giuseppe Garibaldi dal carattere irrequieto e desideroso di avventura, si avvicina ai movimenti patriottici europei ed italiani come quello della "Giovine Italia", abbracciandone gli ideali di libertà ed indipendenza. A Rio de Janeiro, Garibaldi acquisisce esperienze belliche che avranno un grande valore per la sua formazione di condottiero e di tattica imprevedibile. Torna in Italia e si unisce a Mazzini, Pisacane, Mameli. Qui conosce Anita, anch’ella guerrigliera, che gli si affianca nella lotta per la libertà dei popoli. Con lei combatte molte battaglie. L’ultima sarà la difesa della Repubblica Romana durante le quali muoiono molti compagni fedeli e anche la stessa Anita, durante la fuga da Roma. Pur addolorato, lo spirito di Garibaldi non muore e nel 1858-1859 si incontra con Cavour e Vittorio Emanuele, che lo autorizzano a costituire un corpo di volontari, corpo che fu denominato "Cacciatori delle Alpi" e al cui comando fu posto lo stesso Garibaldi. E pensare che la madre aveva sperato che abbracciasse la vita ecclesiastica per evitargli di fare il soldato! Invece, ecco che lo troviamo che si è scontra con gli austriaci; lo troviamo ad indossare la giubba rossa dei Generali Piemontesi e combattere – vittorioso – per le guerre di indipendenza. Anche lui è stato un grande amatore, si è sposato ed ha avuto molti figli, ma l’amore della sua vita è stata unicamente Anita.
A chiusura della conferenza, ha preso la parola il Generale di Brigata Camillo de Milato, Comandante l’Esercito Militare Lombardia, elogiando la professionalità del relatore Prof. Dario Cova e affermando che è un uomo di immensa cultura e un grande storico.
Alla fine della conferenza, al Professor Dario Cova è stata consegnala la medaglia di onorificenza della UNUCI, Unione Nazionale Ufficiali in Congedo in Italia. A far da cornice alla conferenza, erano presenti numerose autorità e un pubblico che ha mostrato un vivo interesse.

Principia Bruna Rosco

(Foto di Rino Picariello)

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