Questa è la storia di un vecchio signore – che si considera ancora tale (parlo del termine signore anche se oggi è stato abolito quale prefisso del grado da Ufficiale).

Nella primavera del 1995 questo signore varca nuovamente la soglia dell’Accademia Militare di Modena. I suoi oltre 13 lustri di vita (ad una certa età è meglio non parlare di anni) e le 11 cause di servizio elencate nel suo Mod. 127 (fragilità delle ossa o media in linea con il numero di lanci effettuati?) ne hanno incurvato la figura; eppure, passando tra i leoni, le spalle stanche si sono raddrizzate; petto in fuori, pancia quanto più possibile dentro, passo fermo e rapido, lo stesso di quando era un giovane bersagliere, entra nell’atrio del Palazzo Ducale, fermandosi davanti alle scritte che sono state il faro dei tanti, troppi Allievi i cui nomi sono lì, incisi nel marmo: “Preparo alle glorie d’Italia i nuovi eroi” e “Divorare le lacrime in silenzio, dare sangue e vita: questa è la nostra legge e in questa legge è Dio”.

D’istinto, il vecchio signore che da 12 anni ha lasciato l’uniforme, si è risentito Soldato in servizio e come tale è scattato sull’attenti.

La presenza di quei nomi e quelle scritte ha permesso agli occhi della sua mente di ripercorrere, come in un filmato, la sua vita militare.

Rivede l’arrivo al Reggimento, i suoi Soldati e i suoi Comandanti, le esercitazioni, i picchetti, le responsabili goliardie della Calotta, l’onore più alto, quello di poter stringere tra le braccia, quale alfiere, la sua Bandiera. A quel dolcissimo ricordo gli occhi del vecchio signore si sono riempiti di lacrime, come la prima volta che aveva abbracciato, più che impugnato, la Bandiera del 1° Reggimento Bersaglieri. Si sovviene anche del gesto meccanico, pochi istanti prima, di mettere il colpo in canna alla pistola, per essere pronto a difendere il Simbolo dell’Onore Militare, gesto ripetuto per 22 volte, quante l’allora giovane tenente riuscì a portare, di corsa, quel Vessillo reso leggero dalle 15 Medaglie al Valore Militare appese alla Sua asta.

Dopo questo meraviglioso intermezzo, i suoi ricordi proseguono: i trasferimenti, le responsabilità di comando, il libro con i nomi degli Uomini che ai suoi ordini servirono la Patria nell’11^ Compagnia Bersaglieri, il passaggio nei Paracadutisti, l’ebbrezza delle tante centinaia di lanci, i suoi paracadutisti del II Battaglione della Folgore, l’onore di brevettare al lancio la Bandiera di Guerra del 1° Reggimento Paracadutisti, le nuove responsabilità, fino al momento in cui, promosso Colonnello (probabilmente – dice lui – a causa di un errore di persona) si trovò a comandare un Corpo di cui non sapeva assolutamente nulla.

Qui il film si arresta bruscamente, quasi si fosse rotta la pellicola.

Solo allora il vecchio soldato si è reso conto che di fronte a quei Nomi e a quelle scritte la sua mente aveva ricordato solo gli aspetti per lui più belli, tralasciandone ulteriori, anche quelli estremamente formativi, quali Accademia, Scuola d’Applicazione, Scuola di Guerra Aerea, Corso di Osservazione Aerea ed altri significativi: servizio ad una Scuola A.U.C., allo Stato Maggiore, i servizi di volo, l’incarico prestigioso di Comandante di Distretto e Presidio Militare ed infine i motivi per cui lasciò anticipatamente l’Esercito.

Tanti ricordi e nessun rimpianto nell’ingresso-sacrario del palazzo che aveva, tanti anni or sono, trasformato un ragazzo in un uomo e, ancora di più, in un Soldato e solo i ricordi più belli: la Bandiera di cui è stato alfiere e la Bandiera che ha brevettato al lancio, i suoi Reggimenti e i suoi Soldati che in 16 anni di comando ha istruito a servire la Patria.

Probabilmente per uno dei purtroppo tanti giovani animati dal fulgente stimolo di vincere al totocalcio o all’enalotto, la vita di questo vecchio signore è stata stupidamente inutile e degna al più di una risata di commiserazione.

Ed invece è proprio il ricordo delle sue Bandiere, dei suoi Reggimenti, dei suoi Soldati, che mantengono sempre giovane il cuore di questo quasi settantenne ancora gonfio d’entusiasmo, di amore per la sua terra che lui chiama caparbiamente Patria, di rispetto per le Stellette.

Il vecchio signore è certo di non aver sbagliato nel trasmettere ai suoi figli questi sentimenti, aiutato in ciò dalla moglie, alla quale, quando si fidanzarono, disse che lei sarebbe sempre venuta dopo il suo dovere di soldato, vincolo che la compagna della sua vita accettò.

Questo mi è stato raccontato dal vecchio signore in una notte nella quale entrambi soffrivamo d’insonnia, soli nel suo studio, quasi fossimo una sola persona, di fronte ad un cofanetto dove erano riposte le medaglie di suo padre, tra le quali spiccava una fila appesa a nastrini azzurri. Un padre che gli aveva inculcato il concetto che l’onore di un Soldato vale molto più della sua vita, che il disonore renderebbe insopportabilmente inutile.

Ed io posso giurare, sulla mia parola d’onore, che, a parte qualche “infiocchettatura” dovuta alla modesta pratica giornalistica, l’essenza della storia è vera.

Un Allievo del 6° Corso dell’Accademia Militare di Modena

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