Alcuni lettori, leggendo il nostro recente invito a guardare verso il futuro per quanto riguarda il turismo, hanno argomentato che l’attuale crisi che investe l’Italia rende necessario rivolgere i massimi sforzi in altre direzioni. Il Signor Gianni M. di Roma, per esempio, afferma: “il turismo è come i preziosi: sono belli, ma non adatti a chi combatte per imbandire la tavola; prima pensiamo alle cose serie; poi, se avremo le disponibilità, potremo pensare ai viaggi, ai divertimenti. A pancia vuota non si va al mare! ”. Il ragionamento non farebbe una grinza se l’Italia fosse una Nazione ricca di materie prime, esportando le quali la cassaforte della Nazione riceve il flusso di denaro che le consente di guardare al proprio futuro con un ottimo grado di tranquillità. Purtroppo così non è: noi importiamo quasi tutte le materie prime necessarie per le nostra vita quotidiana e, come conseguenza occorre pagarne, conti salati. Abbiamo però anche noi una miniera ricchissima: una terra meravigliosa per natura e clima e che, inoltre, dispone delle meraviglie di una civiltà almeno trimillenaria unica al mondo. L’Italia attira gli sguardi e i desideri di poterla visitare nei periodi di vacanza, che il progresso, unito alle possibilità di movimento odierne, rendono possibili. Caro Signor Gianni, Lei vive a Roma, città unica al mondo, capitale mondiale di attrazione turistica, che, per dirlo in genovese, porta palanche e che, oltretutto, se ben amministratea, è un’industria pulita. Su queste pagine abbiamo ripetutamente chiosato sull’assurdo che per molti lustri fosse stato abolito il Ministero del Turismo, ossia il Dicastero che doveva rendere la nostra terra ospitale e ben lieta di mostrare al mondo ciò che la natura e il genio dei nostri progenitori ci hanno donato. Purtroppo abbiamo perso molti lustri, lasciando questo tesoro, il turismo, nelle mani di improvvisatori inadatti ad amministrare, curare e valorizzare tanta grazia di Dio. Abbiamo ripetutamente denunciato gli errori commessi da una parte di amministratori locali troppo spesso non idonei a favorire una necessaria azione di efficace promozione turistica e di correggere i troppi errori di molti operatori turistici non all’altezza della situazione. Sì, lo ribadiamo con forza: l’operatore turistico improvvisato produce, spesso senza colpa, ma per ignoranza, guasti consistenti d’immagine, che sono ben amplificati dalla stampa di altri Stati frustrati dalla realtà splendente della nostra Italia. L’Operatore e i’Amministratore turistico non s’improvvisa. In Italia si salva il settore ricettivo di classe, che però è, come noto, caro. Poi troviamo troppa improvvisazione, mancanza di conoscenza delle principali lingue e, dobbiamo avere il coraggio di dirlo, la stolta furberia ben sfruttata dalla concorrenza estera. A questo dobbiamo aggiungere le carenze nel settore culturale: molti dei “Ciceroni” che illustrano le bellezze dei nostri Musei e Monumenti sono improvvisati e pertanto inadeguati e mancano i registratori in varie lingue, comuni in altre Nazioni. Tutto qui, ma se non correggeremo gli errori , continueremo non saper sfruttare a pieno titolo i nostri immensi tesori
Umberto, Roberto e Luciana Granati Umberto.Granati@Libero.it Tel.045/5700039 – Fax.045/8103648

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’Italia attraversa un periodo di crisi globale, che ci costringerà a trovare il sistema di uscirne se non vogliamo trovarci nel mondo dei paesi sottosviluppati. Noi abbiamo la possibilità di contare sul turismo che già ci assicura il 10% del PIL, come dichiarato recentemente dai Tecnici del settore economico nazionale, i quali affermano che potremmo arrivare agevolmente al 15/18% e superarlo anche, a condizione che venga attuata una politica incisiva nello specifico settore, rivolta particolarmente al nostro Meridione e alle Isole Maggiori. Quando, 30 anni or sono, affrontammo l’argomento turismo, iniziammo dalle assolate e splendide coste del nostro Sud, rilevando che la stagione balneare era molto più corta nelle apriche spiagge della Sicilia e della Calabria, rispetto ad altre Regioni del Nord (come la Romagna o la Liguria) dove il mare è più freddo, il clima ovviamente meno favorevole e che tale divario non era giustificabile. La realtà è che gli impianti logistici e di svago vengono sfruttati per un tempo minimo nel meridione. Inoltre il turismo balneare non si limita alla sola spiaggia, ma il vacanziero cerca anche divertimenti, sport e cultura. Molti Operatori Turistici e Amministratori Locali non hanno ancora compreso che i Turisti, pure quelli orientati a preferire le zone favorite dalla natura, cercano la vacanza intelligente e divertente, ma anche svago e cultura; come conseguenza optano per le località pur meno dotate dalla natura, ma più confortevoli. A ciò aggiungiamo il malcontento di coloro che, allettati dal miraggio delle attrattive pubblicizzate, trovano una situazione assai meno seducente. Quasi metà dei turisti stranieri intervistati in questi anni hanno lamentato la carenza degli aspetti culturali e di divertimento che erano stati propagandati ed evidentemente attesi. In pratica, per loro l’Italia, invece della Nazione ricca di una natura splendida e colma di opere d’arte create da geni che nel corso di 3 millenni hanno lasciato ai posteri un’ineguagliabile impronta di civiltà, appariva ,in molte zone, solo una spiaggia gradevole e anche rilassante, ma simile a tanti altri lidi, inoltre più economici. Questa è la realtà, quella stessa che, da primi che eravamo, ci ha relegato al 3° posto, tallonati da presso da altre Nazioni assai meno dotate dell’Italia in questo settore. Noi abbiamo un inestimabile tesoro di civiltà non saputa sfruttare: Musei poco accoglienti o addirittura chiusi, Zone Archeologiche abbandonate e saccheggiate, oltre a Castelli, splendidi Palazzi, Chiese, tutto retaggio della passata civiltà e poi monti, laghi, magnifiche città , dolci colline e parchi, non solo spiagge. Se i ministeri del Turismo e dei Beni Culturali agissero di concerto, l’auspicato 15/18 % del PIL fornito dal Turismo potrebbe essere superato, diventando determinante per la nostra economia. Non si può sempre e solo contare sullo Stellone d’Italia!

Umberto, Roberto e Luciana Granati
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