Il 2 maggio 2012, a Palazzo Isimbardi, alla presenza dell’On. Guido Podestà, Presidente della Provincia di Milano e dei suoi più stretti collaboratori, il Generale Camillo de Milato e Alessandro Papini, è stato possibile dar vita a un evento, magnificamente condotto dal noto presentatore televisivo Cesare Cadeo, che ha avuto come protagonisti Marco Tarquinio, direttore di Avvenire, il Console Generale Indiano Sanjay Kumar Verma, Maria de Muns Ynzenga di Madrid, coordinatrice del progetto "I colori di Calcutta", Ananta Fondazione, progetto di aiuto e sviluppo in India, e il dott. Cesare Santi, medico volontario in quella regione, da sempre attento alla valenza umanitaria del suo lavoro.
Da questo, la volontà di questo magnifico italiano, il medico dott. Cesare Santi che, da alcuni anni, periodicamente presta la sua opera nei centri di accoglienza di Madre Teresa come volontario, il quale, a conoscenza del magnifico progetto degli amici spagnoli, di presentare l’iniziativa anche in Italia.
Lo scopo della conferenza era far conoscere il progetto, presentare le splendide figure che lo animano, le loro storie singolari e coraggiose, ma anche l’occasione di riflettere sul volontariato, sulla sua capacità di inserire, specialmente tra i giovani, valori e regole oggi sbiadite e trascurate, come ha sottolineato nel suo preciso intervento Marco Tarquinio.
Il tutto è stato possibile con l’aiuto di Adriana Ornaghi Petrini, fondatrice e Presidente della Fondazione Petrini, che ha fortemente voluto dar vita alla presentazione milanese del progetto.
Di questi tempi, presi dalle preoccupazioni di un quotidiano, e di un futuro prossimo, non roseo per le prospettive di vita, fatte di incertezze economiche, lavorative e di instabilità sociale, che vedono ognuno di noi ripiegato sui propri problemi e sull’interrogativo di come poterli risolvere, non sembra esserci spazio, né tempo per interessarsi ed occuparsi di problematiche altrui: tanto più se queste riguardano persone e situazioni lontane da noi, quanto solo terre, confini e oceani le possono distanziare.
Eppure, qualche giorno fa, nella Sede della Provincia di Milano, a Palazzo Isimbardi, si è ripetuta una sorta di “miracolo a Milano”: è stato esposto il progetto “Colores de Calcuta”, un’iniziativa che dal 2006 vuole essere una presenza di aiuto concreto in uno degli slum più poveri e popolosi di Calcutta, Pilkhana. Questo progetto nasce dal grande lago di amore e carità che Madre Teresa ha colmato con la sua instancabile azione tra i più poveri dei poveri, tra gli ultimi; da questo lago si sono formati, dopo la sua scomparsa, innumerevoli piccoli ruscelli, segno di un testimone raccolto per proseguire il cammino da lei tracciato. Per ogni ruscello, una storia, una diversità, secondo il sentire, il carattere di coloro che l’hanno voluto raccogliere e continuare a far vivere.
E’ così che un volontario di Kalighat, centro di accoglienza per moribondi delle Missionarie della Carità, lo spagnolo Antonio Mesas, affermato pubblicitario in Barcellona, comprende che per lui è tempo di un mutamento. E’ tempo di chiudere la propria attività, di vendere tutto e di trasferirsi là, nello slum più povero di Calcutta, per dar vita a un progetto, che oggi conta un poliambulatorio e un collegio per 30 ragazze orfane, scelte tra le famiglie del grande popolo degli ultimi.
Sono queste le “chiamate” sia in ambito laico o religioso, capaci di stravolgere un’esistenza; di uscire da ogni logica razionale, da ogni calcolo, per affermare una logica sempre più debole e misconosciuta nella nostra quotidianità: la logica dell’amore e della gratuità delle azioni.
Da solo non può farcela, è un’impresa quasi ardua, al limite dell’impossibile. Ma quel ruscello, da qualche parte, è già stato predestinato a formarsi dal grande lago. Arriva Maria de Muns, una ragazza di Madrid, diplomata in psicologia infantile, che sente, pur con modalità differenti da Antonio, la “sua” chiamata.
Anche per lei viene il momento, tra il 2008 e il 2009, di chiudere il suo studio di consultazione a Madrid, per dedicarsi interamente al progetto di Antonio in quella città che nel grigiore della miseria, della povertà, dell’emarginazione e della sofferenza fisica lascia sempre trasparire la variopinta tavolozza di colori legati alla gioia, alla speranza, alla condivisione e alla fratellanza: “Colores de Calcuta” diventa una realtà!
Diventa, con l’appoggio fondamentale di una ONG locale Seva Sangh Samit, un poliambulatorio dove poter accogliere bambini in grave stato di denutrizione, adulti, specialmente donne, affette da tubercolosi e patologie ginecologiche, asilo diurno, posto di primo soccorso sanitario. Proprio lì, a Pilkhana, il quartiere povero e sovraffollato da oltre 100.000 abitanti; la “città della gioia”, perché proprio nei suoi vicoli, tra i suoi fatiscenti palazzi, la penna di Dominique La Pierre ha riempito le pagine del suo notissimo libro.
E poi un collegio, dove trenta ragazze, da sei ai sedici anni, possono completare gli studi, nella prospettiva di potersi un domani inserire nel mondo del lavoro, ma, soprattutto nella speranza che li, nel centro di Anand Bhavan “la casa dell’allegria”, possano riacquistare quella dignità di persone, di donne, che la realtà di origine ha loro negato.
Per il futuro prevedono di allargare gli orizzonti, concedere la possibilità di istruzione a 350 ragazzi creando una scuola: ristrutturando un vecchio e fatiscente edificio di proprietà della ONG indiana. Un investimento grande se si pensa che l’opera deve durare e continuare nel tempo. Occorrono forze e aiuti, anche e soprattutto concreti.
Hanno partecipato alla conferenza oltre cento persone, dodici giornalisti, personalità civili e militari. Tutti entusiasti dell’iniziativa.
In questa circostanza non sono stati raccolti fondi; sarà compito di un comitato, prossimo a formarsi, denominato “Amici di Colores de Calcuta”.
La conferenza si è conclusa con la speranza che i colori di una vita centrata sul dono, sull’attenzione a un prossimo meno fortunato di noi, sulla disponibilità, sull’Amore, accenda una luce nuova soprattutto dentro ognuno di noi.

Principia Bruna Rosco

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