L’energia geotermica è il calore naturale della terra, si trova nel sottosuolo e con opportune tecnologie può essere sfruttato per riscaldare e raffrescare i nostri edifici, si tratta di una fonte rinnovabile di durata pressoché illimitata e quindi vivamente consigliata in termini di sostenibilità.
Infatti, è sempre disponibile ovunque se le condizioni e la capacità termica del terreno sono adatte a questo tipo d’impianto, non dipende né dal clima né dalla stagione, e non richiede tecniche particolari per il suo stoccaggio, infatti è la terra stessa che genera e costituisce il serbatoio di questo calore.
Talvolta, in alcune zone particolari il calore raggiunge naturalmente la superficie terrestre manifestandosi sotto forma di vapore e acqua ad alta temperatura: quando vengono superati i 150°C, può essere conveniente convertire direttamente l’energia in elettricità come ad esempio si è fatto a Larderello sin dal 1904 quando il Principe Piero Ginori Conti fece costruire la prima macchina che ha prodotto elettricità sfruttando il vapore geotermico riuscendo ad accendere ben cinque lampadine.
In tutti gli altri casi, ovvero con temperature inferiori ai 100°C, occorre un “vettore energetico” che assorba il calore in profondità e lo porti in superficie per essere utilizzato, o viceversa, sottragga il calore eccessivo dalla superficie e lo trasporti in profondità per raffrescare.
Questi sistemi geotermici ben si accoppiano con impianti di riscaldamento che utilizzano le “pompe di calore geotermiche”, macchine che possiedono la qualità di essere energeticamente convenienti poiché consumano meno energia di quella che producono, infatti del 100% d’energia utilizzabile dalla macchina per il funzionamento, occorre fornirle solo il 25% sotto forma di energia elettrica mentre il restante viene estratto dall’ambiente con un risparmio sino al 70%.
Occorrono tuttavia degli accorgimenti: devono operare a temperature inferiori a quelle tipiche dei caloriferi, quindi occorre prevedere un sistema di riscaldamento “a bassa temperatura” a pavimento o a parete o a soffitto, e molto dipende anche dalla qualità dell’edificio ovvero dal suo fabbisogno energetico, dalla qualità della costruzione e dal tipo di isolamento termico realizzato.

Un impianto geotermico occupa una superficie limitata, perché l’essenziale si trova nel sottosuolo, invisibile, e può essere costituito da:
– sonde geotermiche verticali che hanno una lunghezza tipica di circa 100 m. In un sondaggio viene introdotto un circuito che serve da scambiatore di calore e operano su una differenza di temperatura di pochi °C.
– sistemi a pozzi di captazione e di re immissione sfruttano l’acqua di falda come sorgente dell’energia. Con l’estrazione del calore l’acqua è raffreddata di pochi gradi. La condizione più importante è quella della presenza di un flusso d’acqua sufficiente.
– sonde geotermiche orizzontali o serpentine nel terreno che sfruttano principalmente l’energia solare che riscalda il terreno in superficie, infatti sono installate a una profondità di circa 3 metri e possono essere disposte nel terreno in diverse configurazioni che si sviluppano in estensione.
– pali energetici che sono applicazioni particolari di impianti geotermici verticali. Le sonde geotermiche vengono cementate all’interno di gabbie metalliche e introdotte nelle strutture che costituiscono i pali di fondazione dell’edificio. Il loro funzionamento è identico a quello delle sonde verticali a circuito chiuso. Il liquido (glicole) contenuto nelle sonde permetterà di assorbire il calore disponibile naturalmente nel terreno, per trasferirlo, grazie alle pompe di calore, all’edificio. Questa applicazione è purtroppo quasi sconosciuta in Italia, mentre risulta consolidata in tutta l’Europa centro-settentrionale poiché permette di ridurre i costi iniziali accorciando sensibilmente i tempi dell’investimento.

Con la diffusione di queste tecnologie possiamo sperare di riuscire a portare anche il nostro paese verso un sistema socio-economico energeticamente efficiente e durevolmente sostenibile.

Olivia Carone

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