Sappiamo bene come il termine “ambiente” nella sua accezione più ampia e “turismo” siano due elementi inscindibili, quasi simbiotici, e là dove il degrado ecologico esterno più si fa sentire, vediamo come si produca un senso di disagio immediatamente recepito dall’utente della struttura turistica, soprattutto oggi, poiché il concetto di ospite e ospitalità si è evoluto verso una più ampia ricerca di parametri qualitativi, tradottisi in modo evidente poi nella recente forte richiesta di servizi legati al benessere fisico, o wellness, e realizzati nelle S.p.A. alberghiere.
Rilevo tuttavia il fatto che se da una parte gli ospiti chiedono servizi qualitativi sempre più rivolti al proprio ben-essere, l’interpretazione di questa esigenza non può essere limitata all’azione delle Salus per Aquam, soprattutto per un’ampia categoria di turismo molto sensibile ai temi ambientali.

A ciò occorre aggiungere l’aspetto non secondario dovuto a tutto il recente universo normativo nato dal recepimento del Protocollo di Kyoto, che considera prioritario il risparmio energetico edilizio nella sua accezione più ampia, ovvero da attuare interdisciplinarmente a partire dall’azione semplice di miglioramento dell’impianto per riscaldamento esistente, attraverso sostituzioni o integrazioni dello stesso con energie rinnovabili, per arrivare a interventi più articolati sulla struttura edilizia al fine di ridurre nel suo complesso il flusso totale di energia utilizzato nella gestione dell’attività turistica.
E in questo settore la bioarchitettura non è sinonimo di patina superficiale dal blando valore naturalistico in senso accessorio, ma assume la valenza di un sistema di scelte progettuali-strutturali-impiantistiche e di arredo, teso ad abbattere sensibilmente consumi e costi gestionali e contemporaneamente a migliorare la qualità della permanenza degli ospiti.

Il che sta a significare che sebbene siano prioritarie le voci relative ai consumi per il riscaldamento, devono essere ben analizzate e considerate anche le soluzioni per la riduzione di acqua indipendentemente dalla presenza di piscine, e quelle rivolte alla riduzione complessiva dei rifiuti, come anche la valutazione della composizione materica degli arredi che potrebbero risultare potenzialmente tossici o fonti di allergie, e il contenimento dei consumi elettrici, per limitarci agli aspetti più evidenti che certamente non si esauriscono in queste poche righe.

La recente obbligatorietà normativa di certificare energeticamente gli edifici si allinea pienamente a questi obiettivi e l’istituzione del marchio europeo di qualità Ecolabel per il Turismo basato in gran parte su requisiti mirati al risparmio energetico, lo conferma pienamente.

Occorre comunque compiere ancora uno sforzo affinchè tutto ciò non rimanga argomento sterile di pura dissertazione accademica, e si traduca realmente in azioni concrete, mirate a creare un nuovo tipo di qualità ricettiva che sappia superare gli ostacoli per trovare al proprio interno le risorse per costruire una propria immagine ambientalmente valida ed attrattiva in un contesto sempre più europeo.

Olivia Carone