Ferpi, Federazione delle Relazioni Pubbliche Italiana, ha organizzato a Milano un interessante dibattito sulla Legge 150/2000 che incornicia la comunicazione istituzionale nella Pubblica Amministrazione.

 

Intervenuti esperti e giuristi che hanno discusso sulla materia, falcidiata dalla Finanziaria 2010 in misura dell’80% rispetto alle spese del 2009.

 

Pasquale Maria Cioffi, delegato Ferpi Lombardia, ha introdotto i panelist: Ruben Razzante, Professore di diritto dell’informazione e del prodotto culturale, Università Cattolica di Milano, Maurizio Baruffi, Capo di Gabinetto del Sindaco di Milano, Alessandro Papini, Direttore della Comunicazione della Provincia di Milano, Giuseppe Costa, Direttore della Comunicazione di Regione Lombardia, Giancarlo Penco, già Consigliere della Corte dei Conti Lombardia, Pierattilio Superti segretario di Anci Lombardia (Associazione Nazionale Comuni d’Italia) e Fabio Famoso Delegato Ferpi Pubblica Amministrazione.

 

“Nell’intento di ridurre i costi degli Enti Pubblici, sono state tagliate “relazioni istituzionali e pubbliche, mostre, convegni, pubblicità e attività di rappresentanza.

Tenteremo di individuare una linea comune per superare lo stato di difficoltà e restituire al cittadino il ruolo di interlocutore privilegiato delle Istituzioni e degli enti pubblici” hanno chiosato all’unisono i relatori che hanno proseguito affermando: “la scure tende a colpire la capacità di offrire servizi alla collettività, i diritti di informazione e trasparenza. Si indebolisce così l’impianto legislativo inaugurato con la Legge 142/1990 (prima riforma Enti Locali), 241/1990 (trasparenza negli atti delle Pubbliche Amministrazioni), Decreto Legislativo 29/1993 (istituzione degli URP, Uffici di Relazione con il Pubblico).

Con altri Decreti, Direttive ecc si andava a ridefinire il ruolo della Pubblica Amministrazione nei confronti della collettività: meno stato-autorità a favore di un rapporto cittadini-stato più paritetico.

I cittadini e i loro bisogni vengono tutelati con la promozione dei servizi, attività strategica e non accessoria o residuale.

Oltre alle tendenze di progressiva riduzione del welfare in atto in tutta Europa, l’Italia pratica nei fatti una paralisi dell’attività di comunicazione di cui il cittadino è unica vittima. In questo modo si limita l’accesso all’informazione, alla fruizione dei servizi erogati dalla P. A. e all’attività di rendiconto sulla gestione della cosa pubblica.

Inoltre la Finanziaria 2010 restituisce una percezione distorta delle Relazioni pubbliche, aggregandole a pubblicità, organizzazione di convegni, mostre e attività di rappresentanza.

 

Per questo possiamo e dobbiamo delineare le peculiarità delle Relazioni pubbliche, continuando a lavorare sui denominatori comuni di tutte le professioni legate alla “comunicazione”, professionalità evolute e fondamentali nella gestione della comunicazione.

Le debolezze della legge 150/2000 sulla comunicazione pubblica, ulteriormente indebolita dalla citata Finanziaria, potrebbe indurre a considerare che la comunicazione pubblica non esista più.

Diventa invece necessario salvare gli aspetti positivi della citata legge, rinforzarla e valorizzare le risorse interne della P.A. che di comunicazione e relazioni pubbliche si occupano a vario titolo da decenni ma non hanno alcun riconoscimento.

In seconda battuta occorre consolidare e codificare tra le strutture di comunicazione pubblica obbligatorie la Direzione Comunicazione come soggetto fondamentale che, accanto al Portavoce del Sindaco e al Capo Ufficio stampa, possa rendere organico il dialogo delle istituzioni con i cittadini e i portatori di interessi.

Inoltre, per riprendere la trattazione e un prossimo focus sulla Legge 150, è necessario poter tracciare un percorso di riforma complessiva, stabilire cogenze rendendo obbligatoria la formazione continua e l’applicazione all’interno degli enti statali e locali interessati”.

 

 

Categories: Attualità