Sono ancora nell’aria i lugubri rintocchi delle devastazioni causate dal terremoto che ha colpito parte del Nord-Est italiano, causando lutti, indigenza e privazioni agli abitanti e crolli di case e monumenti. E’ però opportuno considerare che la nostra Penisola è da sempre soggetta ai fenomeni sismici (che però dovrebbero essere tenuti in debito conto nella fase di progettazione, costruzione e manutenzione de manufatti edili). Dobbiamo anche registrare (e denunciare, vedesi “Quel che non fecero i barbari…..fecero i terremoti”) altri lutti per il nostro splendido, ineguagliabile, patrimonio artistico. Pompei ha dovuto subire un altro crollo nella zona dell’anfiteatro: un pilastro della “Domus di Loreio Tiburtino” è miseramente franato. Era in una zona non classificata a rischio, ma è crollato, nonostante si trovasse nel settore (rappresentante circa la metà del totale) giudicato sicuro nell’ambito del complesso dei 45 ettari che compongono il totale dell’area archeologica pompeiana. No c omment! Altro argomento negativo e certamente non addebitabile ai sismi è lo stato di abbandono nel quale è lasciata l’area Archeologica di Ferento, vicinissima a Viterbo. Sono 30 ettari di storia antica. La città, della quale si hanno notizie poco dopo la fondazione di Roma, era un centro egemone e fiorente fino a quando i viterbesi, nel 1172, la distrussero. A quell’epoca si facevano pochi complimenti: il nemico, buono o cattivo, veniva passato per le armi e la città arsa. Ciò nonostante i viterbesi devono aver avuto la mano meno pesante del solito, perché molti monumenti sono rimasti in piedi, anche se lasciati nel più completo abbandono, fino a quando, alla fine del secolo corso, la Sovraintendenza ai Monumenti riportò alla luce uno splendido teatro romano, le terme, la rete viaria e vari monumenti millenari. Molti reperti sono custoditi nel Museo Archeologico di Viterbo. La zona è visitabile nella stagione estiva, quando il teatro romano è utilizzato per gli spettacoli, ma meriterebbe di essere attiva per tutto l’anno e, principalmente, che l’area fosse molto più sorvegliata, per evitare la florida attività della triste genia dei tombaroli. Abbiamo citate due zone archeologiche, la prima delle quali nota in tutto il mondo, che gli esseri “non fatti a viver come bruti…” amerebbero poter visitare e ammirare nella loro interezza e nel loro splendore. In Italia ve ne sono moltissime altre, spesso in stato di abbandono o di triste declino per mancanza di fondi, i quali però non mancano mai quando si tratta di creare inutili e dispendiose ulteriori Province, Enti burocratici fini a se stessi, costose manifestazioni che spesso ricordano i “circenses” dell’antica Roma , lesinando invece le risorse per incrementare la nostra maggiore industria, il turismo, che noi per oltre mezzo secolo avevamo addirittura privato del Dicastero. Il turismo è la nostra maggiore industria, perché l’Italia è la nazione più ambita da visitare del mondo ed è demenziale non dargli l’importanza che merita.

Umberto, Luciana e Roberto Granati
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