I media di tutto il mondo producono una gamma sempre più ampia di contenuti digitali che supportano molteplici dispositivi. Questi contenuti rivestono un ruolo sempre più importante, raggiungendo nel 2012 un picco mai registrato negli ultimi cinque anni. Questo è uno dei risultati che emerge da un’indagine globale condotta su un gruppo di giornalisti, realizzata e pubblicata oggi da Oriella PR Network (www.oriellaprnetwork.com). Lo studio ha rilevato inoltre che il boom delle ‘redazioni digitali’ segna un ritorno alla tradizionale prassi giornalistica caratterizzata dall’importanza delle fonti che, nel 2012, forniscono un valore aggiunto maggiore rispetto alle notizie preconfezionate.

La quinta edizione di Oriella Digital Journalism Study è stata realizzata grazie ad un sondaggio a cui hanno partecipato 600 giornalisti provenienti da 16 paesi in Europa, Asia-Pacifico e America. Dalla ricerca è emerso che i media continuano a registrare ottimi risultati nonostante l’incertezza dell’economia globale. Oltre la metà (54%) ha infatti dichiarato di prevedere un aumento dell’audience della propria testata nel corso di quest’anno, rispetto al 20% registrato lo scorso anno.

Lo studio rileva inoltre che l’utilizzo di video online è quasi raddoppiato rispetto al 2011, con il 36% dei giornalisti che dichiara di utilizzare questo strumento (rispetto al 20% dell’anno precedente). Il 40% afferma che le proprie testate di riferimento offrono ai lettori blog di approfondimento i cui autori sono gli stessi giornalisti, mentre il 22% produce le infografiche internamente.

La crescente importanza dei dispositivi mobile e dei social media come strumento pubblicitario nelle mani degli editori si riflette nella continua crescita delle applicazioni mobile e nella popolarità delle pagine Twitter e Facebook di questi. La percentuale di giornalisti che dichiarano di avere un’app per la propria testata è cresciuta negli ultimi tre anni e oggi una testata su quattro ha un’app mobile. Circa la metà degli intervistati ha dichiarato che la propria testata ha anche una pagina dedicata su Facebook (52%) e feed su Twitter (46%).

L’unica tipologia di contenuto che ha registrato un calo anno su anno sono i forum di discussione gestiti dalle singole testate. La percentuale di giornalisti che afferma di utilizzare questo strumento è scesa dal 37% del 2008 al 26% del 2012.

Le fonti utilizzate dalle redazioni social
Dallo studio emerge che i social media sono lo strumento più utilizzato per la ricerca delle notizie, ma solo quando la fonte è conosciuta. Solo la metà (53%) dei giornalisti intervistati utilizza gli aggiornamenti dei microblog (ad esempio Twitter, Facebook, Weibo) delle fonti. Quando la fonte è sconosciuta, diminuisce anche l’attendibilità del microblog.

L’utilizzo dei blog tradizionali per la ricerca di notizie è diminuito e segue un trend simile: il 44% degli intervistati dichiara infatti di consultare solo blog che riportano notizie provenienti da fonti conosciute, mentre solo il 22% utilizza blog sconosciuti. Rispetto al 2011, la situazione è molto cambiata, dato che in quel periodo il 43% degli intervistati dichiarava di cercare notizie anche su blog sconosciuti e solo il 30% dichiarava di affidarsi esclusivamente a fonti conosciute.

Questo studio sottolinea la crescente importanza delle fonti conosciute e il declino di molti strumenti tradizionali. Il ricorso ad insider del settore è cresciuto dal 54% del 2011 al 64% di quest’anno, le interviste ai portavoce sono lo strumento favorito dai giornalisti mentre il comunicato stampa è uno strumento in declino.

Michael Rundle, Technology Editor, dell’Huffington Post UK, ha dichiarato: “Come giornalisti, non possiamo permetterci di raccogliere notizie dai social media senza una valutazione della fonte. Prestiamo sempre molta attenzione alle fonti citate e spesso si tratta di interlocutori con i quali abbiamo già un rapporto ‘offline’. I social network sono uno strumento molto utile per capire qual è la percezione della notizia da parte del pubblico”.

Cartacea e online sono sullo stesso piano?
Lo studio indica che la crescita dell’online rispetto all’offline è rallentata. Nel 2011 il 50% degli intervistati sosteneva che la versione offline o broadcast della propria testata aveva registrato un livello di audience maggiore. Nel 2012 questo dato è sceso al 47%. La percentale degli investimenti nell’online è rimasta praticamente invariata. Il 45% dei giornalisti intervistati, infatti, ha dichiarato che il 60% o più dei contenuti online erano nuovi (nel 2011: 46%).

I giornalisti mostrano un cauto ottimismo
La percentuale di giornalisti che dichiara di apprezzare maggiormente il proprio lavoro rispetto ad un anno fa è diminuita (33% nel 2012 contro il 43% del 2011). Il 36% ritiene che la diffusione della propria testata sia aumentata nell’ultimo anno mentre il 20% è convinto che la qualità sia diminuita. I giornalisti in Asia sono particolarmente ottimisti circa l’impatto dei media digitali sul proprio lavoro.

Giles Fraser, Co-Fondatore di Brands2Life e di Oriella PR Network ha dichiarato: “Nel nostro quinto report emerge la grande importanza delle fonti rispetto agli anni precedenti, soprattutto per quello che riguarda i social media. Contemporaneamente, lo studio ha rilevato che un numero sempre maggiore di testate utilizzano video, infografiche e app”.