Qualcuno, forse piu d’uno, l’aveva preannunciato come un triste presagio. la tensione è andata alle stelle, gli attacchi vigliacchi e senza alcuna pietà sono diretti e mirati al nostro contingente di stanza in Afghanistan, questo di oggi e l’epilogo di una tragedia che sembra inarrestabile.

I numeri parlano da soli, dal 2004 in questo territorio si contano ben 34 vittime dei nostri ragazzi che, partiti con l’alto ideale di portare pace e giustizia laddove questi termini non sono di casa, si sono ritrovati in un mesto ritorno, una bara avvolta nel tricolore con gli onori riservati agli eroi da parte delle più alte cariche dello stato, e il pianto e la commozione dei familiari, ma anche di tutta una nazione che sta sempre più metabolizzando quel che è diventata la campagna di aiuti verso l’afghanistan, una vera e propria guerra.
Che il nostro contingente sia diventato il bersaglio di tutte le azioni di guerriglia e di terrorismo dei ribelli talebani è un fenomeno che in questi mesi e cresciuto con un’azione continua di intimidazioni, sabotaggi, dichiarazioni dei terroristi stessi, e questo perché riteniamo che i nostri militari stanno portando avanti un lavoro egregio, meticoloso, da veri professionisti. E questo, se da una parte è una prerogativa di aver raggiunto standard di preparazione riconosciuti anche dai nostri alleati, dall’altro si e diventati molto scomodi nel far si che, con l’applicazione quotidiana del proprio lavoro,e i risultati raggiunti nell’ambito di una miglior sicurezza, questo abbia limitato il potere che questi terroristi esercitano sulla popolazione, e il loro conseguente timore di vedere il paese ritornare, un domani, ad essere definito civile.
La missione non può più essere chiamata di pace, o meglio è un’azione di guerra vera e propria con l’intento di far ritornare la pace e ricreare quegli equilibri di una normale quotidianità, in un paese dove, non dimentichiamo, si annida il numero uno dei terroristi, Bin Laden, proprio coperto e protetto da una rete di guerriglieri che della violenza traggono la loro ragione di vita. E nelle guerre purtroppo si contano le vittime, e il nostro tributo si sta alzando con una velocità impressionante.
Noi non facciamo parte di quella schiera di persone, od esponenti politici che, schierandosi, proprio in questi lutti, dalla parte di coloro che vorrebbero far terminare la missione umanitaria. Sarebbe deleterio dare uno stop quando,comunque, quella gente ha bisogno anche di noi, per loro siamo divenuti la speranza,quella di vedere un loro futuro fuori da conflitti, da esplosioni,da un ritorno a regole di vita che, allo stato attuale, appaiono ai nostri occhi occidentali quasi da medioevo.
I nostri ragazzi sapevano, ed erano consci, che non si sarebbe trattato di una passeggiata, i rischi erano insiti nella loro missione,ma tutti erano, e sono li non solo per un dovere militare e civile, ma anche per dare un contributo personale ad una popolazione dilaniata da atrocità di ogni genere, che proprio nelle donne e bambini vedeva deturpato ogni forma di rispetto dei diritti umani. Terminare ora questo nostro impegno istituzionale sarebbe come cancellare con un colpo di spugna tutto ciò che i nostri militari hanno fatto in questi anni, vanificare il loro sacrificio umano, non dare più un senso ad un ideale che i ragazzi hanno coltivato, e fatto loro, proprio attraverso gli occhi delle persone sofferenti e mutilate da quotidiani soprusi di millenni di storia di sottomissione.
Noi non siamo tra questa pletora di persone pronte ad incitare le folle invece che rispettare i nostri eroi con un rispettoso silenzio, e in questo periodo di delicato momento politico sarebbe l’ultima cosa di cui la nostra Nazione ha bisogno, ma siamo tra quelli che vuole sensibilizzare il Governo ed il nostro ministero atto alla Difesa che sono cambiati i termini, le regole del gioco, ormai le carte sono scoperte, siamo in guerra in un paese lontano e questi ragazzi hanno bisogno di ben altro che non sentirsi dire bravi, tenete duro, il paese e orgoglioso di voi. Servono mezzi molto più avanzati, a più elevata sicurezza, èormai dimostrato che i nostri mezzi Lince poco servono a protezione di attacchi con esplosivi, non reggono la forza d’urto di armi purtroppo ben più efficaci utilizzate dai talebani, servono più uomini per operare in team di copertura, serve un supporto migliore ed efficace sia di intelligence che di sorveglianza aerea. Siamo in un’epoca dove la tecnologia da delle opportunità enormi per ottimizzare qualsiasi settore, nel campo della ricerca anche per difesa militare servono più investimenti, il momento non e economicamente propizio ma se vogliamo continuare a fare bene il nostro lavoro in campo umanitario, bisogna dare a questi ragazzi dei mezzi idonei per compiere il loro lavoro con il più basso numero di perdite umane.
Abbiamo incontrato il ministro La Russa recentemente nello scenario del 50° delle frecce tricolori a Rivolto, ci è sembrato molto motivato a dare un’anima alle nostre forze armate, lui stesso ci ha ribadito che i nostri cittadini individuano la propria appartenenza alla nazione attraverso i nostri uomini impegnati nel mondo a portare alta la nostra bandiera, penso che proprio in queste luttuose circostanze sia il momento di fare un’ulteriore riflessione su come portare avanti questo impegno verso i popoli più bisognosi, ma dotando l’esercito e l’aeronautica impegnati in territori di guerra, di armi in grado di tenere testa a questi terroristi, come peraltro già fatto da altre nazioni come America e Gran Bretagna.
Vorremmo vedere sempre meno immagini di morte, di pianti, di disperazione, tutto questo processo parte proprio da una ormai necessaria revisione della politica militare del paese, abbiamo gli uomini, rendiamoli più efficienti, e sicuri, con migliori armi se non da attacco almeno da difesa, diamo loro un’opportunità di ritornare a casa non solo avvolti nel tricolore.
Il nostro è un pensiero che va dritto nel cuore dell’informazione, questo è il nostro lavoro, ma proprio perché siamo anche noi genitori, non vorremmo mai più vedere servizi video dei nostri colleghi trasmettere immagini come quelle viste oggi. E’ un dolore che ci accomuna e ci unisce, ma che non potrà mai ridare alle famiglie dei nostri eroi i loro cari.

Massimo Passera

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