Se riuscissimo a superare il rifiuto nell’oramai abusato termine “sostenibile” e facessimo un passo avanti nella materia, scopriremmo che ecologia e tecnologia non sempre confliggono, talvolta la seconda aiuta lo sviluppo della prima.

E’ il caso ad esempio di un interessante settore della ricerca avanzata nell’uso delle energie rinnovabili, ovvero quelle che traggono la loro essenza da elementi o fenomeni naturali come sole, vento, acqua, etc. e per questa loro capacità di rinnovamento perenne, appunto definite rinnovabili.

In Italia un grande successo hanno avuto negli ultimi anni gli impianti fotovoltaici, ovvero un particolare tipo d’impianto che trasforma l’energia solare in energia elettrica e funziona solo quando è esposto direttamente alla radiazione solare.
Si tratta d’impianti costituiti da una serie di moduli o pannelli formati da un certo numero di celle di silicio mono o policristallino o del tipo "film sottile". I singoli pannelli vengono collegati elettricamente tra loro e compongono l’impianto fotovoltaico insieme alla sottostruttura di sostegno, che dà l’inclinazione indispensabile ad accogliere adeguatamente la radiazione solare, solitamente di circa 30°.
Altre parti costitutive sono l’inverter e naturalmente tutte le componenti elettriche senza escludere l’allacciamento alla rete elettrica locale.
La quantità di energia prodotta dipende dall’efficienza della cella, dalla sua superficie e dalla quantità di radiazione solare.
Se ne deduce che questo tipo d’impianti richiede un’accurata progettazione e un’istallazione qualificata necessaria alla posa stabile e sicura, e naturalmente ben funzionante, sopra i tetti. Non fanno eccezione gli impianti cosiddetti a terra, che differiscono dai precedenti solto per la superficie utilizzata, non per la complessità impiantistica.

In questo panorama, che ha suscitato come sappiamo interesse, è comparso qualcosa di nuovo, che sarà commercializzato dall’austriaca Bleiner ag, dopo essere stato sperimentato e creato dall’Istituto per lo studio dei materiali nanostrutturati del Cnr di Bologna : un nuovo tipo di pannello solare, spalmabile come una vernice e in grado di trasformare direttamente la luce del sole in energia, senza necessità d’impianto fotovoltaico tradizionale.
Si tratta di un materiale, chiamato Photon Inside, che si applica direttamente sulle superfici anche in più strati e consentirebbe quindi una manutenzione poco impegnativa, qualche pennellata ogni tanto, più o meno come un bricolage domenicale primaverile.

Se tutto questo fosse confermato, saremmo di fronte ad una rivoluzione energetica senza precedenti, perché questa “vernice” può essere stesa anche sulle superfici verticali, e oltre ai tetti e alle superfici vetrate, sappiamo come gli edifici multipiano abbiano spesso ampie porzioni di facciate soleggiate anche in città.

Non avremmo più alibi per il raggiungimento dei programmi di efficientamento energetico né d’integrazione architettonica, saremmo costretti a essere sostenibili oltretutto a costi dimezzati, poiché questo sistema abbatte sensibilmente i costi.


Olivia Carone