Il Parlamento europeo ha approvato nel marzo di quest’anno una risoluzione non legislativa : una Road Map verso un’economia competitiva a basse emissioni di carbonio nel 2050. Dai documenti ufficiali si evince come l’obiettivo del documento sia fornire un’analisi oggettiva dei percorsi possibili per riuscire a creare in Europa un’economia di questo tipo. Ricordo che la UE si era già posta l’obiettivo di riduzione graduale delle emissioni di gas serra pianificando per il 2020 l’abbattimento delle proprie emissioni di gas-serra almeno del 20 %; portando al 20 % la quota di energie rinnovabili nel suo mix energetico e raggiungendo un’efficienza energetica del 20 %. Ma la decarbonizzazione dell’intero sistema economico costituisce un impegno molto più vasto, lambisce la riconversione industriale di vasti settori produttivi. Si tratta di abbattere le emissioni interne di CO2 in quantità molto elevate, secondo un preciso programma:
– nel settore elettrico, diversificando maggiormente il mix produttivo ricorrendo intensamente al fotovoltaico;
– nel settore trasporti, migliorando le reti e l’efficienza dei veicoli;
– nell’ambiente costruito migliorando l’efficienza energetica in edilizia per ottenere un abbattimento delle emissioni di gas-serra del 90% nel 2050;
– nell’industria, la riduzione nelle emissioni potrebbe arrivare all’83-87% nel 2050 utilizzando molteplici percorsi e soluzioni;
– in agricoltura, attraverso l’uso sostenibile delle terre, per esempio con la divesificazione e commercializzazione delle produzioni locali.
Lo studio, iniziato nel 2009 e durato otto mesi, analizza diversi possibili scenari di decarbonizzazione e ne espone le conseguenze. In conclusione si evince come la convinzione iniziale che gli scenari energetici ad alta rinnovabilità sarebbero stati troppo instabili, antieconomici e onerosi per essere sufficientemente affidabili, e che sarebbero state necessarie nuove scoperte tecnologiche per giungere a un’energia a emissioni zero, sia infondata. Infatti, utilizzando il 40%, 60%, 80% o 100% di fonti energetiche rinnovabili, il costo futuro dell’elettricità risulta paragonabile a quello con le infrastrutture attuali ad alte emissioni di carbonio. Non solo, ma l’impegno di costo complessivo per i consumatori e per l’intera economia europea sarebbe sostanzialmente lo stesso in uno scenario a emissioni alte, basse o nulle; l’unico aspetto che cambierebbe in maniera rilevante sarebbe il livello d’investimento richiesto all’inizio del ciclo, purché si inizi ad agire prima del 2015.
Oltre a ciò, il livello politico dovrebbe sviluppare provvedimenti a favore dell’ efficienza energetica, fare investimenti nelle interconnessioni delle reti a livello regionale, accelerare lo sviluppo tecnologico, riformare il mercato per consentire investimenti efficaci a lungo termine e gettare le fondamenta per un passaggio in tempi brevi all’energia elettrica nei settori dell’edilizia e dei trasporti. Dovrebbe sforzarsi di adottare un approccio olistico e assumere provvedimenti in tempi rapidi a livello regionale e nazionale. Se tutto questo fosse considerato e realizzato, lo studio ci dice che i vantaggi derivanti da una transizione verso basse emissioni di carbonio superano di gran lunga le difficoltà e che impegnarsi ora a favore di una trasformazione del settore energetico risulterà essere la strategia economica vincente per un’Europa più competitiva e prospera basata su basse emissioni. Ottenere in Europa una riduzione dei gas-serra pari all’80% nel 2050 con una generazione di energia a emissioni zero è tecnicamente fattibile e completamente affidabile, comprendendo i fortissimi contributi delle energie rinnovabili. Anche dal punto di vista economico si tratta di un discorso assolutamente convincente.

Olivia Carone