La consapevolezza della scarsità e dell’inquinamento dell’acqua sono problemi ecologici che attualmente destano molta preoccupazione poiché l’acqua, la risorsa indispensabile alla vita, sta diventando sempre più scarsa ed è considerata la prossima emergenza mondiale.
Questo fatto deve portarci ad acquisire una maggior attenzione nell’uso e stimolarci alla ricerca di tutte le alternative possibili al suo utilizzo, cercando di non sprecarla e reinserirla rapidamente una volta utilizzata, nel suo ciclo naturale.
In questo talvolta i processi naturali ci vengono in aiuto e ci consentono, imitandoli, di realizzare attività utili o indispensabili alla qualità della nostra vita senza creare impatti negativi sull’ambiente e sugli ecosistemi. Il che, ci porta a considerare un’applicazione ecologica per gli impianti di trattamento dei reflui civili e per taluni di tipo industriale, alternativo ai depuratori tradizionali, che hanno un notevole impatto sull’ambiente: la fitodepurazione.
Sappiamo difatti che in natura avvengono continui processi di putrefazione e trasformazione che mantengono l’ecosistema naturale in equilibrio, anche negli ambienti acquatici, attraverso un’azione naturale di distruzione delle sostanze organiche in elementi spesso riutilizzabili come nutrimento da altri esseri viventi animali o vegetali.

I processi di fitodepurazione (dal greco “phytòn”, pianta) sfruttano queste caratteristiche utilizzando i vegetali come filtri biologici attivi in grado di ridurre gli inquinanti presenti nell’acqua.
Sono definiti trattamenti biologici secondari di depurazione e normalmente richiedono un trattamento primario costituito da un processo di sedimentazione, e talvolta anche un trattamento terziario di ulteriore depurazione, secondo il tipo d’inquinante da purificare.
L’impianto-tipo è costituito da una o più vasche scavate nel terreno a una profondità di circa un metro, contenente generalmente sabbia dove sono allocate le piante depuratrici. L’acqua da depurare proveniente dalle abitazioni, una volta passata attraverso la sedimentazione (generalmente una fossa Imhoff dove si depositano le parti più pesanti dei reflui per subire la digestione anaerobica), entra da un’estremità, fluisce attraverso le vasche fino alla completa depurazione e ne esce pronta per essere re-immessa in natura o eventualmente in una seconda serie di vasche per un’ulteriore depurazione selettiva.
La presenza di molte piante e delle loro radici tiene morbido e ossigenato il terreno agevolando il lavoro dei microorganismi depuratori, mentre l’acqua da depurare percorre le vasche sotto la superficie e normalmente non è visibile, non emette odore, non provoca la presenza di fango né insetti. Alla vista appare come uno spazio verde o un prato con fitta presenza di piante, o arbusti, o canne.
Naturalmente secondo la provenienza degli inquinanti da filtrare possono essere utilizzati diverse tipologie e ampiezze di filtri e di piante, dipende dal livello d’inquinamento, dalla quantità e dal grado di depurazione da ottenere.
Al termine del processo l’acqua depurata può essere riutilizzata a scopo irriguo con gli evidenti vantaggi di risparmio energetico e reimpiego della risorsa, ma anche nelle abitazioni per uso non potabile, ed è certamente utile sapere che la manutenzione dell’impianto di fitodepurazione è minima e riguarda soprattutto la pulizia dei filtri della pompa dell’acqua e dei fanghi della fossa Imhoff una o due volte l’anno.
Questi sistemi si rivelano indispensabili in zone abitate lontane dagli impianti fognari pubblici, ma per le loro caratteristiche sarebbe consigliabile un uso più frequente, anche a valle dei depuratori che non raggiungono i livelli di filtrazione di legge.

Olivia Carone