Le politiche ambientali della Commissione europea hanno preso in seria considerazione l’impatto ambientale dei prodotti commercializzati e sono intervenute, e interverranno, per ridurne gli effetti negativi sull’ambiente e risparmiare sui costi di smaltimento e produzione.

Sensibilizzano e incoraggiano i cittadini non solo a effettuare la raccolta differenziata al fine di agevolare la separazione delle materie prime-seconde per il loro riutilizzo (si definiscono in questo modo le materie di recupero riutilizzabili), ma stimolano anche ad acquistare prodotti provenienti dal riciclo.

Per misurare l’impatto di quel prodotto/materiale sull’ambiente, si utilizza sempre più spesso un sistema di valutazione : il Life Cycle Assessment, Ciclo di Vita, o LCA, utile anche in caso di comparazione di prodotti con la stessa funzione o verso uno specifico standard di riferimento, e per comunicare informazioni di qualità ambientale per linee di sviluppo e produzione di quel tal prodotto o servizio.

Il metodo esamina input e output di processo, ovvero i materiali, le risorse, i trasporti e l’energia usata per la creazione di quello specifico prodotto, a fronte di emissioni inquinanti rilevate in aria, acqua e suolo e si basa sulla definizione dell’obiettivo e del campo di applicazione. La conclusione emerge dalla comparazione dei dati con la definizione delle possibili linee di azione. L’Istituto per la Certificazione Etica e Ambientale (ICEA) utilizza questo strumento per sviluppare uno standard di certificazione per i prodotti riciclati.

 

Il riciclaggio si suddivide essenzialmente in tre fasi: primario, secondario, terziario.

Il primo definisce il riutilizzo diretto del materiale recuperato, il secondo ne prevede l’uso dopo un trattamento meccanico che ne separa le parti riducendone la quantità utilizzabile, il terzo prevede un trattamento chimico che modifica sostanzialmente le caratteristiche del materiale recuperato.

L’utilizzo di materiali riciclati e riciclabili si sta diffondendo sempre più anche in campi come l’edilizia e l’arredo, aiutandoci nel difficile percorso, indicato da qualche tempo dall’Unione Europea, della riduzione nel consumo di risorse naturali, riduzione di rifiuti e inquinanti, e talvolta abbattimento dei costi.

Nel settore edilizio potrebbe essere interessante prevedere un coordinamento nazionale di luoghi di raccolta di materiali edili al fine di reinserirli direttamente in nuovi cantieri come per esempio: i serramenti, i rivestimenti, corpi scaldanti in buono stato o d’epoca, etc. seguendo l’esempio già percorso da alcuni paesi europei che sembra aver dato buoni risultati contribuendo se non altro a innalzare la sensibilità culturale degli operatori del settore.

Attualmente derivano da riciclaggio alcune categorie di mobilio, prodotti in legno, carta, cartone, alluminio, acciaio, gomma, plastica, vetro e sono in sperimentazione composti di varia natura con percentuali di materiale ricalato diverse.

In edilizia troviamo per esempio elementi che contengono materiali di riciclo in varia percentuale: blocchi da costruzione, materassini acustici, piastrelle o lastre per rivestimento, pavimentazioni.

Se considerassimo che un edificio inizialmente già ben progettato in termini di riutilizzo, può essere anche demolito senza sforzo separandolo per elementi principali riutilizzabili, senza una demolizione incontrollata e distruttiva, avremmo già fatto un bel passo avanti sulla strada della sostenibilità.

 

Olivia Carone