Il vento è da sempre una fonte sfruttata dall’uomo che in antichità impiegava le navi a vela per muoversi e per produrre energia, i mulini a vento, come anche gli olandesi ci ricordano. L’energia eolica è il prodotto della conversione dell’energia cinetica del vento in altre forme energetiche ma, mentre in passato era utilizzata soprattutto sul posto in modo diretto, ora si converte in elettricità ed è possibile ridistribuirla.

I moderni modelli di mulini a vento i dividono in due categorie: una, con motori ad asse orizzontale, l’alta, verticale. Si compongono generalmente di tre parti: il rotore mono, o bi o tripala, con un diametro che varia tra 1 metro e 120 metri, in vetroresina, legno o lamiera metallica, la navicella che contiene il motore e le parti meccaniche, e la torre di sostegno dell’impianto, di forma tubolare la cui altezza varia in funzione del tipo di vento presente in quel luogo e se l’aerogeneratore sia istallato a terra o in mare.

Una versione moderna dei mulini a vento prevede per la prima categoria un sistema di orientamento automatico per mezzo di un timone verticale che si dispone nella direzione del vento o un complesso "sistema d’imbardata" di tipo elettro-meccanico con lo stesso scopo. La seconda, ad asse verticale invece, non richiede di essere orientata perché offre al vento l’intera superficie indipendentemente dalla sua direzione. Questi sono di dimensioni più ridotte e per le loro caratteristiche meglio sfruttabili in ambiente urbano e consentono l’inserimento di criteri estetici più accurati.

Esistono anche gli impianti definiti “minieolici” perché utilizzano generatori di altezza inferiore a 30 metri e operano con regimi di vento inferiori a quelli richiesti dalle grandi macchine industriali. Generalmente si usano al servizio di utenze isolate di dimensioni ridotte ovvero non collegate alla rete elettrica come anche camper e barche.

Dal punto di vista legislativo esistono incentivi riconosciuti solo sull’energia rinnovabile prodotta sotto forma di Certificati Verdi.  Attualmente questo tipo di energia risulta essere la più economica con il costo più basso per chilowattora rispetto al fotovoltaico, anche se l’irregolarità della produzione dovuta a quella dei venti, che per questo motivo è remunerata meno, penalizza i produttori.

In questo tipo di produzione energetica rinnovabile, la produzione di Co2 è azzerata, e se ben progettato l’impianto alla fine del suo ciclo di vita può essere smontato e riciclato, abbattendone i costi complessivi.

Infine vorrei aggiungere una riflessione sulle sempre presenti polemiche legate all’impatto visivo e ambientale che provocherebbero questi impianti, anche se istallati offshore, ovvero in mare a distanza dalla costa.

Ritengo si tratti di un meraviglioso esempio di miopia culturale: gli impianti sono smantellabili all’occorrenza con estrema facilità e non lasciano sostanzialmente traccia.

Per quanto riguarda il rumore vi posso garantire, avendone testato uno vicino al mare del Nord circa una decina d’anni fa composto da pale eoliche distribuite irregolarmente entro un grande prato collinare, per di più di vecchia generazione e quindi certamente più rumoroso degli attuali, che il rumore, in realtà un leggero ronzio, non era sufficiente nemmeno a infastidire e far allontanare le mucche che vi pascolavano pigramente sotto.

Potremmo dire altrettanto di una centrale nucleare o di un rigassificatore ?

Olivia Carone