Negli ultimi anni il settore dei materiali ha avuto uno sviluppo tra i più interessanti riuscendo a realizzare i protettivi fotocatalitici. Vi sono infatti prodotti che utilizzano i nanomateriali come il biossido di titanio (TIO2), ossido di zinco (ZnO)  etc., a scopo protettivo.

La fotocatalisi è il fenomeno naturale per cui una sostanza detta fotocatalizzatore, attraverso l’azione della luce, naturale o artificiale, attiva un processo di ossidazione che trasforma le sostanze organiche in composti innocui e il Biossido di Titanio è una soluzione colloidale amorfa a base acquea che rende il materiale a cui è applicato fotocatalitico e iperidrofilo, ovvero in grado di eliminare odori, batteri, sporco e smog se colpito dalla luce del sole; è inodore, incolore, atossico, e con l’acqua della prima pioggia fa scivolare via lo sporco senza che le superfici rimangano macchiate dalle gocce d’acqua.

L’applicazione ideale nel settore edile sono le superfici verticali soprattutto se esterne e di difficile pulizia, giacché i test danno al prodotto una durata media di dieci anni.

Funziona anche come protettivo riducendo l’esigenza manutentiva.

Possono essere trattati oltre che le murature anche acciai, vetri, pannelli fotovoltaici, pavimenti, rivestimenti, intonaci, pitture, tegole, vernici cementizie, pannelli in calcestruzzo, etc.

I materiali fotocatalitici per la loro capacità pulente contro batteri e muffe sono utilizzabili anche nei condotti impiantistici e nei manti stradali in conglomerato bituminoso con funzione antismog poiché resistono a lungo agli agenti atmosferici e alle sollecitazioni meccaniche.

 

Ma l’utilizzo più interessante ritengo sia all’interno delle abitazioni per l’azione contro la “sindrome dell’edificio malato” poiché abbattono i VOCs o composti organici inquinanti per la peculiarità di poter rimuovere alcuni inquinanti dall’aria ambiente e l‘autodisinfezione da contaminanti batterici.

Con questo obiettivo sono state prodotte e sono in commercio delle piastrelle con funzionalità fotocatalitiche ottenute tramite tecniche di deposizione di sottili film di biossido di titanio applicati direttamente sulla superficie dell’ elemento di rivestimento per esterni e interni, ottenuto introducendo nella formulazione ceramica di partenza quantità variabili di ossido di titanio durante il processo produttivo.

Il progetto, norma UNI 11238-2, redatto per i materiali fotocatalitici ceramici, descrive un metodo per la determinazione del potere di abbattimento dei singoli componenti di una miscela di benzene, toluene, etilbenzene e o-xilene (BTEX) in aria da parte di materiali fotocatalitici ceramici consentendo di misurare l’attività catalitica di ciascun componetene.

La determinazione si esegue misurandone la concentrazione di equilibrio in un reattore fotochimico contenente il campione alimentato con un flusso costante di aria artificiale con una prestabilita concentrazione di VOCs, mentre la concentrazione di equilibrio è misurata in assenza e in presenza d’irradiazione ed è studiata in modo da operare in condizioni di concentrazione e atmosferiche simili all’ambiente urbano.

Tenuto conto che sono stati portati a termine test dall’Istituto Giordano Centro Politecnico di Ricerche e Certificazione S.p.A. per definire un protocollo di prova acquisito dal Ministero dell’Ambiente come criterio di valutazione per tutti i materiali  ceramici al biossido di titanio, sarebbe utile poter contare non solo su informazioni da parte dei produttori, ma di sovvenzioni, soprattutto per l’uso di questi materiali da parte delle Amministrazioni pubbliche nella lotta contro l’inquinamento.

Olivia Carone