Il teleriscaldamento è un sistema evoluto di distribuzione del calore in aree urbanizzate collegate a grandi impianti di produzione di calore, può essere utilizzato per riscaldare, raffrescare o produrre acqua calda sanitaria, portandola direttamente all’utente come una sorta di “riscaldamento a distanza”. La definizione data dall’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas è: ” sistema di riscaldamento a distanza di un quartiere o di una città che utilizza il calore prodotto da una centrale termica, da un impianto di cogenerazione o da una sorgente geotermica”. In un sistema di teleriscaldamento il calore viene distribuito agli edifici tramite una rete di tubazioni dalle determinate caratteristiche tecniche, in cui fluisce l’acqua calda o il vapore. Si compone di una rete di distribuzione e di una, o più, centrali di produzione che possono essere costituite da impianti di cogenerazione ad alta efficienza a gas (che consistono nella produzione contemporanea di calore ed elettricità), oppure a biomassa (legno), o da termovalorizzatori per la combustione dei rifiuti con contemporanea produzione di calore e può utilizzare anche tecnologie derivanti da fonti rinnovabili. Vi sono esempi di teleriscaldamento che sfruttano direttamente il calore terrestre come in Islanda, o in Toscana.

L’acqua così riscaldata, cioè a temperatura di circa 100 °C, è trasportata dalla centrale ai punti di consegna presso i singoli edifici della città o del quartiere attraverso tubazioni molto coibentate e interrate, solitamente due, una per la mandata e una per il ritorno, dove il liquido trasporta il calore entro un circuito chiuso, mantenuto sempre in pressione dal sistema di pompaggio. Il sistema di distribuzione può essere di tipo diretto o indiretto.  Nel caso indiretto, come a Milano, il sistema è costituito da due circuiti, l’uno della centrale di produzione del calore, ed il secondo dell’utente finale, generalmente il condominio, che entrano in contatto attraverso uno scambiatore di calore. Nel primo caso questo è assente.

A loro volta gli utenti finali che ricevono il calore devono predisporre il loro impianto sostituendo la caldaia centralizzata preesistente con uno scambiatore di calore solitamente posto in una sottocentrale di distribuzione che si allaccerà alle varie derivazioni condominiali. Ovvero, lo scambiatore di calore permetterà di realizzare lo scambio termico tra l’acqua della rete del teleriscaldamento (circuito primario) e l’acqua del circuito del cliente (circuito secondario), senza miscelazione tra i due liquidi ma solo trasmissione di calore. Alla fine di questo processo, l’acqua ormai raffreddata, ritorna in Centrale per essere nuovamente riscaldata.

A Milano, come comunica l’azienda, il teleriscaldamento è stato sviluppato da A2A dagli anni ’90 con la realizzazione di diverse centrali di cogenerazione e impianti di termovalorizzazione con utenze per oltre 200.000 abitanti in previsione dello sviluppo sull’intera area cittadina e l’estensione ad alcuni comuni limitrofi. Ad oggi la diminuzione delle emissioni di CO2 risulta essere di circa 250.000 tonnellate l’anno ma sono previsti allacciamenti per altri 270.000 clienti e oltre.

Per noi, comuni cittadini, è essenziale sapere che l’impianto di teleriscaldamento ad alto rendimento sostituisce migliaia di caldaie e riduce i costi di gestione dei singoli impianti perché è più efficiente nell’uso della fonte energetica. Perciò, a parità di utenze servite richiede meno combustibile facendo risparmiare sia nei costi di gestione che di manutenzione dell’impianto e riducendo contemporaneamente le emissioni locali, l’inquinamento, l’anidride carbonica.

Con questo tipo di impianto la qualità dell’aria migliora immediatamente. Siamo a Milano: cosa stiamo aspettando?

Olivia Carone