Si tratta dell’applicazione di quella tecnica che consente di far crescere in autonomia piante erbacee, arbusti ed anche piante di media dimensione sopra la struttura del tetto, sia piano che inclinato con una pendenza fino a 30% ed è costituita da terriccio e piante. È una soluzione costruttiva molto utilizzata nei paesi scandinavi e nordeuropei con terra e vegetali realizzando coperture ben isolate e protette da aria e acqua, resistenti al vento e al fuoco, con materiali economici e facilmente reperibili.

Molti sono i motivi che possono far scegliere un tetto verde: migliorano l’estetica dell’edificio, rallentamento il deflusso dell’acqua piovana e sua riconduzione al circolo dell’acqua soprattutto in caso di forti piogge quando la quantità di acqua che cade nell’unità di tempo è molto grande, e senza tetto o superfici verdi che la assorbono in parte e ne rallentano la caduta, defluirebbe interamente e istantaneamente tutta nel sistema fognario provocandone l’intasamento. Hanno un positivo effetto sulla psicologia degli abitanti, aumentano lo spazio vitale per flora e fauna, migliorano il microclima grazie ad una maggiore umidità dell’aria dovuta all’ecosistema che si crea tra la quota inferiore e superiore dello strato verde, coibentano efficacemente il tetto e le abitazioni sottostanti sia in inverno che in estate riducendo il fenomeno dell’isola di calore urbana, e soprattutto abbattono gli agenti inquinanti (fino al 95% in 48 ore). Un test effettuato dal Prof. H.J. Liesecke ripetuto in diversi periodi dell’anno ne ha sperimentata l’efficacia. Introdotti dei gas di scarico di un motore a benzina e di un motore diesel in un container dove erano presenti gli inverdimenti estensivi di muschi e piante grasse, dopo un intervallo di 48 ore, è stata misurata la percentuale di agenti inquinanti.  I risultati hanno dimostrato che gli inverdimenti riescono a ridurre efficacemente gli agenti inquinanti dei gas di scarico.

Il tetto verde si compone normalmente di più strati:

1. Strato vegetale, la parte superficiale che si vede, si distingue in: 

      estensivo se è costituito da piante autosufficienti e resistenti come muschi, graminacee, piante grasse che non superino 30 cm di altezza e con un basso spessore di substrato, massimo 15 cm. Ha un basso peso (30-100 kg/m²) e non richiede particolare manutenzione, ma non è accessibile alle persone.

      intensivo se è costituito da una vegetazione più alta e resistente, arbusti o piante e tappeti erbosi, assomiglia di più ad un giardino pensile. Richiede un maggior spessore dello strato di terreno e comporta carichi strutturali maggiori che necessitano di accurata progettazione. Richiede innaffiamento regolare ed è accessibile alle persone.

2. Substrato: costituito da terriccio, compost (risultante dal miscuglio di terriccio e scarti dal giardinaggio, dalla cucina, etc.), muschio
3. Strato filtrante: con tessuti immarcescibili, serve a trattenere il terriccio del substrato che potrebbe impedire il corretto deflusso delle acque.
4. Strato drenante: argilla espansa, sassi, ghiaia o tavole di polistirolo alveolato e rigato, o a forma di vaschetta. Trattiene l’acqua o l’umidità necessaria alle piante.
5. Strato impermeabilizzante: bitume, gomma o PVC compreso uno “strato antiradice“ per evitare danni alle strutture.
6. Strato isolante: è bene sempre posare uno strato isolante sulle coperture sotto lo strato impermeabilizzante e un telo anti-vapore tra l’isolante e il solaio sottostante.

7. E’ realizzabile anche su tetti ed edifici in legno

Una volta realizzato ci potremmo accorgere che il nostro tetto in estate mantiene temperature basse, tali da tenere spento il condizionatore.

Olivia Carone