La casa passiva è un edificio con una particolare forma di efficienza energetica molto elevata. Nata in Svezia, la casa passiva si è diffusa principalmente in Germania, a Darmstad dagli anni ’90, ma anche in Austria e Olanda e in genere in Europa settentrionale, più recentemente inizia a diffondersi anche a sud delle Alpi, in Italia che muovere i primi passi in un settore quasi sconosciuto che invece è stato lungamente sperimentato e applicato all’estero tanto da rappresentare oramai uno standard, ad esempio nella regione austriaca del Vorarlberg è obbligatorio già dal primo gennaio 2007 e nella stessa Austria, a partire dal 2015, la casa passiva sarà lo standard prescritto per tutti gli edifici.

L’interesse suscitato da questi edifici è dato dal limitato consumo energetico per il riscaldamento e il conseguente risparmio energetico per gli abitanti, infatti si chiama passiva perché a differenza degli edifici tradizionali ai quali siamo abituati che, a fronte di una scarsa efficienza energetica dell’involucro vi suppliscono con l’impianto di climatizzazione (riscaldamento e raffrescamento), essa sfrutta i guadagni termici solari e interni ed ha la caratteristica di essere molto coibentata per limitare le perdite invernali di calore, con un livello di efficienza tale da non richiedere un impianto di riscaldamento “tradizionale”.

Le alte qualità delle murature limitano le perdite di calore attraverso l’involucro dell’edificio e la ventilazione, che si riducono così tanto che raramente il carico termico supera i 10 W/mq. Quindi, con un’esigenza così ridotta di energia per il riscaldamento, un impianto tradizionale e “attivo”, ovvero le caldaie, caldaiette, pompe di calore etc., non servono più.

La quantità residua di calore necessario a mantenere un ottimo livello di comfort interno all’edificio viene interamente fornito dalle fonti di calore, appunto, passive, come il sole, le persone, gli elettrodomestici e, soprattutto, un ottimo impianto di recupero di calore dell’aria esausta in uscita.

Questi edifici sono molto ecologici poiché non emettono in atmosfera inquinanti derivanti dall’impianto di riscaldamento come polveri, anidride solforosa, anidride carbonica e le loro esigenze energetiche possono essere soddisfatte interamente da energie rinnovabili. Ciò costituisce, oltre che un risparmio energetico, un valore aggiunto. Per enunciazione si può definire passiva una casa se:

il fabbisogno energetico di riscaldamento annuo  ≤ 15 kWh/(m²a).

ovvero se:

– carico termico invernale ≤ 10 W/m²

– carico termico estivo ≤ 10 W/m²

– tenuta all’aria n50 ≤ 0,6/h

– fabbisogno energetico primario di energia ≤ 120 kWh/(m²a).

La realizzazione di un edificio cosi performante richiede una grande quantità di know-how sia in fase di progettazione che di realizzazione e direzione lavori, che di collaudo. Richiede un costante controllo dei dettagli e dei test di efficienza prima di essere terminato, e talvolta anche per i singoli componenti costruttivi.

Un edificio passivo dovrebbe sempre essere certificato, per evitare approssimazioni tecniche durante la costruzione, che il committente non ha possibilità di verificare.

Olivia Carone