Sinora abbiamo sempre parlato di edifici ad alta efficienza energetica senza esaminare se fossero ancora da costruire, e quindi lasciassero ampio spazio alla possibilità di applicare varie soluzioni tecniche, o se invece si trattasse di edifici esistenti, dove i potenziali vincoli, di tipo strutturale, impiantistico, o storico-ambientale, spesso impediscono l’applicazione delle soluzioni più utilizzate.

Iniziamo a vedere come ci si approccia al risanamento energetico di un edificio o di un appartamento esistente, per non cadere nella semplificazione che spesso vedo, per esempio di acquistare una determinata tipologia di serramenti non secondo le caratteristiche necessarie ma secondo la quantità di sconto economico proposto dal venditore!

Come prima azione occorre svolgere un audit energetico (dal latino audio, audis, audii, auditum, audīre: stare ad ascoltare, prestare attenzione). Consiste nell’effettuare uno o più sopralluoghi o ricerche nel caso di edifici storici, per svolgere una valutazione sistematica delle caratteristiche di quell’immobile, in modo da potervi agire in modo preparato e consapevole avendone esaminate le caratteristiche e le difficoltà.

Quest’ azione servirà a calcolare poi il fabbisogno termico per il riscaldamento di quell’immobile, da confrontare con il consumo effettivo ricavandolo dalle bollette energetiche.

Successivamente, pareti, coperture e finestre vanno modificate per raggiungere un isolamento termico ottimale che permetta di ottenere un clima ambientale piacevole e superfici interne calde e asciutte, prive di muffe. Quindi nello stesso tempo viene ridotto il consumo energetico e aumentato il comfort abitativo. Possono essere impediti danni alla costruzione contribuendo così a mantenere il valore dell’edificio.

Per meglio comprendere l’importanza di queste azioni specifico meglio che mediamente gli immobili disperdono il 17% del riscaldamento dai tetti, il 13% dalle finestre, il 10% per infiltrazioni d’aria, il 9% dai pavimenti dei piani terreni, il 25% dalle pareti esterne. Il rimanente viene disperso dall’illuminazione, dall’impianto di riscaldamento e dall’acqua calda sanitaria.

Esempio di quanto disperdono le nostre pareti ovvero quanto calore dovrebbe rimanere all’interno della casa e invece si disperde all’esterno:

Pareti/tetto. Quattro centimetri d’isolante posato sopra un muro tradizionale fanno perdere circa sei litri di gasolio per m2/anno; con diciotto-venti si avrebbe una perdita di soli due litri di gasolio per m2/anno di parete esterna riscaldata.

Finestre. Vale lo stesso principio, i serramenti devono essere composti da materiali energeticamente efficienti, e realizzate con un’alta qualità, meglio se certificata. Una finestra con U=1.5 (U è una misura del passaggio di calore, più è piccolo, meno calore passa, più è efficiente) consente la fuoriuscita di calore corrispondente a dodici litri di gasolio per m2 di serramento, se la trasmittanza totale fosse U=1.0 la perdita si abbasserebbe a otto litri.

Una volta valutato e stabilito quali siano gli interventi prioritari da svolgere, occorre e analizzare nuovamente l’efficienza energetica risultante dall’ipotesi, fino al raggiungimento dei livelli energetici complessivi dell’abitazione stabiliti inizialmente.

Infine si effettuano i lavori, per i quali è indispensabile avvalersi di progettisti e manodopera specializzati.

Olivia Carone