Il progetto “Desertec”, nasce in ambito TREC,Trans-Mediterranean Renewable Energy Cooperation, fondata nel 2003, che coinvolge numerosi scienziati tra cui il Premio Nobel per la fisica, Carlo Rubbia, personalità del mondo della politica, ricercatori, esperti e professionisti nell’ambito delle energie rinnovabili e del loro sviluppo ed è stato promosso dal Club of Rome, dalla Fondazione per la Protezione del Clima di Amburgo e dal Centro Nazionale di Ricerca sull’Energia della Giordania (NERC).

Lo scopo del progetto consiste nello sfruttamento intensivo dell’energia solare ed eolica per la sicurezza dell’approvvigionamento energetico e di acqua, e la salvaguardia del clima in Europa, nel Medio Oriente e nel Nord Africa (EU-MENA) con lo scopo di promuovere la cooperazione tra questi paesi.

Partendo dal presupposto che nel continente africano arriva in sei ore una quantità di energia pari a quella consumata in tutto il mondo in un anno, e che se i deserti nordafricani e mediorientali fossero coperti da impianti solari termodinamici per lo 0,3% della loro superficie fornirebbero energia e acqua potabile a se stessi ed anche al continente europeo senza nessuna produzione di Co2., si è sviluppato il progetto per lo sfruttamenti intensivo di energia rinnovabile. 

Gli impianti basati sulla tecnologia termodinamica si rifanno all’impianto pilota ideato dal premio Nobel Rubbia, con il progetto Archimede di Priolo e in Spagna. Si tratta di una centrale solare, dove grandi specchi concentrano la radiazione solare verso un tubo contenente una soluzione di sali particolari che mantiene a lungo il calore.  Il flusso del liquido genera energia utile per azionare le turbine e quindi produrre energia elettrica.

Questo tipo di tecnologia è migliore e più efficiente rispetto alle centrali più tradizionali che utilizzano energia fotovoltaica perché possono produrre a ciclo continuo per tutte le ventiquattro ore.

Localizzate nei paesi MENA sarebbero più economiche di quelle eventualmente costruite in Europa meridionale, anche perché le fluttuazioni stagionali dell’insolazione sono sensibilmente minori nei paesi del MENA rispetto all’Europa consentendo una maggiore regolarità nella produzione energetica.

All’avvio della produzione si avrebbe un flusso energetico in entrata dal sud Europa che comporterebbe un minore flusso dal nord Europa verso la sua parte meridionale, consentendo ai paesi settentrionali di disporre di maggiori quantità di energia, circostanza questa che ridurrebbe lo stimolo alla costruzione di centrali termiche a combustibili fossili e consentirebbe di disporre del tempo necessario allo sviluppo delle energie rinnovabili.

Tuttavia per l’ attuazione del progetto occorre realizzare linee di trasporto energetico in grado di sopportare l’energia prodotta da questo tipo d’impianti e di limitare le perdite (linee HVDC).

Lo scenario ipotizzato, secondo Trec indica comunque una strada percorribile dato che i paesi della regione EU-MENA hanno congiuntamente un potenziale più che sufficiente per un passaggio completo alle energie rinnovabili sia nella produzione di elettricità sia nel settore della mobilità.
Entro la metà del ventunesimo secolo, i paesi dell’area potrebbero aver trasformato i loro deserti in fonti inesauribili di energia pulita e finalmente per i cittadini, forse, migliorerà la qualità della vita.

Olivia Carone