Non so se qualcuno abbia mai osservato che c’è differenza tra albero e albero, in particolare una differenza di peso. Comparando i tronchi di alberi di specie diversa ma simili per dimensione, scopriamo che hanno un peso specifico diverso. Significa che l’albero  che ha una consistenza maggiore ha utilizzato più ossigeno per costruire il suo legno, cioè  ha " mangiato " più CO2 rispetto all’altra pianta. Nell’arco della sua vita possiamo dire che ha lavorato di più.

Riprendendo una ricerca di M.Carminati e M.Ranghetti, “perché gli alberi

sono importanti per noi”, scopriamo che anche oggi le piante rivestono un ruolo più importante di quanto apparentemente supponiamo per il benessere della vita soprattutto cittadina.

Infatti stimolano il benessere psicofisico visto che in situazioni di stress desideriamo rifugiarci in un ambiente naturale per il benessere psico-fisico che ne deriva, è noto l’effetto calmante del colore verde.

Contribuiscono a mantenere i parametri ambientali necessari per la stessa sopravvivenza delle nostre città.

Non solo.

Una ricerca americana sulla mitigazione del clima urbano ne studia gli effetti sul fenomeno dell’”isola di calore” che sappiamo essere provocato dalla tipologia dei materiali che compongono le nostre città e che causa un aumento di temperatura soprattutto notturno in città di +3°C /+ 5°C accompagnato da una maggiore presenza d’inquinanti e polveri. In questa situazione gli alberi possono aiutarci a filtrare e ridurre sensibilmente i composti pericolosi.

Alberi, come  platani, tigli, pini, acacie, cedri, lecci,  palme, lauro, pitosforo e ligustro, e altri, possono  contribuire a ridurre gli effetti dello smog assorbendo le sostanze inquinanti come il monossido di carbonio, anidrite solforosa, biossido d’azoto e polveri sottili, attenuando anche il disagio provocato dal rumore del traffico, come dimostrato da uno studio realizzato da ricercatori della Warnell School of Forestry and Natural Resources, dal quale è emersa la capacità di un viale alberato di abbattere il 60% dello smog prodotto dalle auto che lo percorrono.

Sempre dalla ricerca rileviamo che un faggio di 100 anni, con una superficie fogliare di circa 7.000 mq. assorbe nel corso di un’ora 2,5 Kg di CO2 contenuti in 4.800 mc. di aria e libera 1,7 Kg. di ossigeno nell’aria, coprendo i bisogni di ossigeno di dieci persone. Il processo fotosintetico richiede la traspirazione di una grande quantità di acqua che, rilasciata, migliora il microclima locale.

La sua funzione è paragonabile al funzionamento ininterrotto di cinque condizionatori d’aria per venti ore, ma quel che più conta è che durante l’esistenza questa pianta  filtra e ripulisce una quantità d’aria pari a quello di 80.000 case unifamiliari.

Infine, David Nowak, responsabile di un centro di ricerca statunitense,

relativamente all’influenza dei boschi urbani sull’ecosistema della città, afferma che ogni anno gli alberi di Chicago tolgono dall’atmosfera 15 tonnellate di monossido di carbonio, 84 tonnellate di biossido d’azoto, 191 tonnellate di ozono e più di 200 tonnellate di particolato atmosferico (PM 10 e PM 2,5).

Di fronte all’evidenza dei fatti, ora dovremmo domandarci come mai nei regolamenti edilizi non c’è nulla che consenta ai progettisti e agli operatori del settore di lavorare in favore della presenza di questi giganti buoni, che potrebbero fare veramente molto e bene per mitigare l’inquinamento che produciamo quotidianamente.

Olivia Carone